Una rubrica a cura di Giuseppe Frazzetto.

Immaginato da Stanislaw Lem nel romanzo omonimo del 1961 (poi raccontato nel film di Andrej Tarkovskij, 1971, e nel remake di Steven Soderbergh, 2002), il pianeta Solaris è abitato da un’entità enigmatica in grado di materializzare sogni e desideri inconsci. Metaforicamente, allora, Solaris è il nome del nostro mondo “postcontemporaneo”, in cui l’apparente razionalità dei dispositivi si è in effetti strutturata in una diffusa “crisi della presenza”. Alla crisi si reagisce con attitudini espressive, neo-mitiche, mescolando gli ambiti della vita, della pratica estetica, del confronto con i media. Il Solaris è perciò affascinante e inquietante. È lo spettacolo di qualsiasi cosa, destinato a qualunque spettatore nonché allo spettatore qualunque. Ma non è solo uno spettacolo, né soltanto una rete di spettacoli. Giacché il Solaris cresce col nostro contributo. Ci vampirizza. Ci trasforma in potenziali artisti, produttori, performer. Il Solaris ha innumerevoli autori: noi.