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Art Basel Miami Beach

La lente di Caravaggio, Galileo e Saggio (l parte)

Antonino Saggio, Lo specchio di Caravaggio: dal basso verso l’alto o del perché la lente di Galileo ha rivoluzionato la visione estetica del mondo. Un testo edito per Vita Nostra in una edizione ampliata per la mostra su Caravaggio del 2025 a Roma. Dal 7 marzo al 6 luglio 2025, le Gallerie Nazionali di Arte Antica, presentano a Palazzo Barberini Caravaggio 2025. Tra le opere in esposizione il Ritratto di Maffeo Barberini, e l’Ecce Homo, attualmente esposto al Museo del Prado di Madrid, accanto ad altri prestiti come la Santa Caterina del Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, e Maddalena del Detroit Institute of Arts. La mostra sarà anche l’occasione per vedere di nuovo insieme i tre dipinti commissionati da Ottavio Costa, Giuditta e Oloferne di Palazzo Barberini, il San Giovanni Battista del Nelson-Atkins Museum di Kansas City e il San Francesco in estasi del Wadsworth Atheneum of Art di Hartford, e opere legate alla storia del collezionismo dei Barberini, come I bari del Kimbell Art Museum di Fort Worth. Chiude la selezione: Martirio di Sant’Orsola, ultimo dipinto del Merisi, realizzato poco prima della sua morte.

Fabre-vs-Di Pietrantonio!

Il titolo originale di “Smoking Stella” di Jan Fabre, che contiene “Quattro parole in croce-Just a few words” di Giacinto di Pietrantonio (antologia dei testi critici di quest’ultimo dal 2003 al 2018 a cura di Melania Rossi), pubblicato da Parallelo 42 Contemporary Art, compare in scena come per incanto, se non per beneficio … Tanta, anzi troppa, è la vita artistica che “s/fonda” attraverso le duecento pagine del libro, all’occorrenza inondando chi lo ha scritto e chi lo legge. Filo conduttore di questo reportage-critico-curatoriale: omaggio dichiarato all’artista totale belga, è il processo per istallazione-sedimentazione-conquista di un brillante percorso, individuato nell’ordine di un profilo e del “consumo di una sigaretta”.

Marché aux puces

La produzione artistica del nuovo secolo è caratterizzata dalle guerre e dall’assoluta mancanza di stile: tutto vi consiste in modo anti-retinico, come in un marché aux puces. Il mercato, dunque, chiede: dobbiamo considerare tutto ciò una raggiunta libertà d’arte, o un disfacimento finanziario licenzioso che annulla ogni libertà vera? Il ritorno ad uno stile, rappresenterebbe un rilancio progressista o sarebbe solo il risultato di un reazionario rappel à l’ordre? Se potessimo rispondere a queste domande, avremmo permesso al mercato l’ultima mossa, ovvero annullare la dialettica della storia!

La missione di Jack: (II parte)

Il capitalismo sembra l’unica macchina avvolgente, certa e sicura che estende la propria presa sulla società, man mano che si espandono e si fortificano tutte le sue risorse tentacolari. Burocrazie pubbliche, partitocrazia rappresentativa, piccole e grandi organizzazioni della sinistra sono sempre più rinchiuse in semi-manifesti inattesi, isolati, in boutade movimentiste mai applicate, dispositivi ingarbugliati dai quali non si riesce a schiarire “neppure un gesto umano” come quello di Jack! “Non siamo ricchi in base a ciò che possediamo, ma in base a ciò che possiamo fare senza possedere nulla” (Kant).

La missione di Jack (I parte)

Vietato pensare al proprio progetto umanitario. Viviamo questo terribile momento, catastrofico e inquietante, in cui qualsiasi gesto di aiuto verso l’Altro, sembra impossibile: la generosità etica e militante, la pratica politica dell’indignazione custodita dal ribelle solidale è assolutamente bandita. Il perché non è un enigma e non attiene alla sola violenza autoritaria del capitalismo, ma al fatto che a quest’ultimo non si oppongono ancora sufficienti momenti di sdegno, di scetticismo e di controtendenza etica, di sana opposizione e affermazione del comune, dei più basici bisogni di classe. 

Script, ready-made e tatuaggi (I parte)

Che legame esiste fra l’industria del tatuaggio e ciò che qui si determina organicamente come soggettività tatuata? Nel tatuaggio e nel ready-made possiamo riconoscere la logica dei rapporti sociali, più che della “sensazione”, partendo dal fenomeno economico elementare (lo scambio dell’icona in ferita) in ogni processo sociale – politico, giuridico, intersoggettivo, sessuale, estetico, body-artistico – quando interviene lo scambio in un senso generalizzato, rapporti pratici di “messa in equivalenza” si trasfigurano: rimpiazzo, scorticazione, trasposizione, rappresentazione.

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Formati d’odio

Dall’analisi effettuata ben si vede come l’eclissi della serenità sociale e culturale appaia motivo singolare per la persona del contemporaneo che, nella misura in cui appare estraneo alle sollecitazioni ideali di questo paradigma di vita, si priva di stimoli e suggestioni che danno all’esistenza una tonalità più elevata. Certo l’atmosfera culturale in cui egli vive, caratterizzata da un istinto di morte che induce a privilegiare tutte le negatività dell’esistenza, non è favorevole all’emancipazione sociale come proposta di vita.

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Fare “The Mountain” a Roma

Se vogliamo cominciare da zero, dobbiamo rivolgerci alla gente del teatro prima che ai filosofi, ai politici e ai giornalisti. Forse il duro lavoro, la scarsità di beni, l’indigenza e la miseria delle Fake news fanno semplicemente parte dell’ombra dello spettacolo? Potrebbe essere così? Purtroppo non possiamo sfogliare un prontuario con tutte le risposte, perché non esiste; però possiamo diventare diffidenti nei confronti di Putin e del giornalista che lo supporta. Ci sono però i meme del teatro e, anche se nessuno ha ancora mai visto e vissuto un mondo (quasi senza teatro) con strumenti di recitazione pari alle repliche di una fake news, non possiamo certo disdegnare tale saggezza. Da sempre i personaggi del teatro pongono grandi domande sulla natura della democrazia politica, sulle sue predisposizioni e possibilità: Chi è Trump? Chi è Putin? Che cosa ci aspettiamo dalla loro passione per lo sport, per lo spettacolo e per la comunicazione politica?

Sulla scomparsa di Edoardo Di Mauro

L’organizzazione artistica è qualcosa di molto delicato, che influisce sul valore delle “produzioni” espressive o meglio, come scrive Gramsci, “l’organizzazione pratica dell’opera nella sua fattispecie espositiva è nel suo insieme un mezzo di espressione artistica”. Edoardo Di Mauro, morto pochi giorni or sono, è stato un organizzatore di particolare valore. Le righe che seguono intendono mettere in luce il “nucleo profondo” di questo valore e soprattutto la crisi che attanaglia il mondo della critica, della curatorialità e dell’indipendenza intellettuale e autoriale.

In morte di Giuseppe Desiato

Giuseppe Desiato è stato uno dei maggiori interpreti di quella temperie culturale napoletana che tanto animò il territorio italiano ed europeo degli anni ’60, ’70 e ’80 del ‘900. Era nato a Napoli, in condizioni difficoltose, nel 1935, da genitori modesti e dall’amore della cultura di strada: l’esordio avvenne subito dopo la seconda guerra mondiale e il periodo della ricostruzione, nel ruolo del bambino-performer che è sempre rimasto. E con quel primo esordio meramente sociale, si conquistò la frase delle Satire di Giovenale: “Maxima debetur puero reverentia”.

Vacanze e servizi random 

Heuresis va in vacanza per un po’ di settimane. Quella di oggi è, forse, l’ultima pubblicazione prima della pausa estiva della nostra redazione. Torneremo con nuovi articoli, saggi e aggiornamenti…

Comm.medium vs “Liberato”

Per Liberato potrebbe valere ciò che vale per I. Bachmann: “Al poeta, nel più fortunato dei casi, possono riuscire due cose: rappresentare, riprodurre il suo tempo, e presentare qualcosa per il quale il tempo non è ancora venuto”. “C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando stai solo, resti nessuno.” (Pirandello 1925: “Uno nessuno e centomila”)

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