Intervista ad Angel Moya Garcia, dopo la sua nomina al Mattatoio di Roma

Come annunciatovi qualche giorno fa in quest’articolo, Angel Moya Garcia é il neoresponsabile della programmazione della realizzazione delle attivitá di arti performative e culturali del Mattatoio.
Il bando era stato indetto prima dell’estate 2019 e prevede una qualifica di durata triennale incentrandosi sulla programmazione delle attivitá del Padiglione 9B. L’incarico si avvale altresì della stretta collaborazione con il Tavolo di programmazione dell’Azienda Speciale PalaExpo presieduta da Cesare Pietroiusti ed in coerenza con le linee di indirizzo approvate dal Consiglio di Amministrazione.

Abbiamo intervistato Angel Moya Garcia per decifrare ed anticipare carattere e vocazione della sua incipiente attività romana.

Serena Ribaudo: «Angel Moya Garcia, qual è il tuo principale proposito come neoresponsabile della programmazione della realizzazione delle attività di arti performative e culturali del Mattatoio?» 

Angel Moya Garcia: «L’incarico è relativo alla programmazione del Padiglione 9b del Mattatoio e risponde a una delle sfide contenute nelle linee di indirizzo programmatico dell’Azienda Speciale Palaexpo per il triennio 2020-22, quella che si riferisce alla convergenza fra metodi, estetiche e pratiche dell’arte visiva e delle arti performative. Il proposito primario del mio lavoro sarà attuare queste linee nel Padiglione 9b del Mattatoio, le cui attività si coordineranno con quelle della Pelanda e quindi quelle decise dal Tavolo di Programmazione dell’Azienda Speciale Palaexpo, attraverso una serie di dispositivi multidisciplinari realizzati da artisti la cui ricerca è incentrata prevalentemente sulla performance in ogni sua declinazione. Questi dispositivi saranno sviluppati e articolati attraverso un modello di presentazione che si evolve costantemente, originando una serie di piattaforme stratificate che si articolano come contesti di azione formalmente definiti e allo stesso tempo come contenitori continuamente sollecitati.» 

S. R.: «Quanto dell’esperienza alla Tenuta dello Scompiglio, che comunque ti vedrà sempre presente, porti con te a Roma e come essa s’innesta nell’identità specifica del Mattatoio?»

A.M.G.: «Nella Tenuta Dello Scompiglio abbiamo lavorato incessantemente sul concetto di trasversalità, attraverso l’analisi dei confini e l’identificazione e l’approfondimento di convergenze e linee intersecanti nelle diverse pratiche della contemporaneità, con una speciale attenzione verso i linguaggi installativi e performativi.Naturalmente questi aspetti sono diventati parte integrante delle mie inquietudini, ricerche e modalità di lavoro di cui ormai difficilmente riesco a fare a meno. Tuttavia, sono convinto che ogni spazio abbia caratteristiche proprie, sia in termini fisici che soprattutto identitari, e che debbano essere questi aspetti a determinare la tipologia di programmazione in base anche alla congiuntura e al contesto in cui si inserisce.»

S. R.: «Vuoi accennarci qualche anticipazione relativa alla programmazione che, ci auguriamo tutti, riprenderà presto?»

A.M.G.: «Ho iniziato a lavorare sulla struttura generale e sui contenuti specifici da poco tempo ed è ancora troppo presto per fare anticipazioni concrete. Insieme ai vertici dell’Azienda avremmo voluto velocizzare tutti i primi passaggi per partire il prima possibile, ma purtroppo la situazione attuale ci obbliga ad aspettare sia per prudenza che per responsabilità.»

S. R.: «La tua nomina giunge purtroppo in un momento storicamente difficilissimo. Oggi più che mai l’arte rivela una necessità di revisione delle proprie coordinate, del proprio senso profondo, della propria vocazione. Come essa può esprimere e concretare, a tuo avviso, questo intendimento?»

A.M.G.: «A mio avviso la storia dell’arte è sempre stata attraversata da grandi crisi, personali o collettive, e queste ultime come ben sappiamo sono cicliche. Non posso nasconderti la difficoltà obiettiva per raggiungere una concentrazione funzionale in queste ultime settimane e, proprio per questo, credo ci sia bisogno di una certa prospettiva temporale per metabolizzare la situazione che stiamo vivendo. Abbiamo bisogno di tempo. Il pensiero ha bisogno di tempo. Capisco l’esigenza psicologica di essere sempre attivi, in particolar modo all’interno di una crisi, forse per scongiurarla, forse per negarla, ma a volte l’unica opzione è fermarsi per scrutinare il presente con più attenzione.»