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Anna Rosati, Odissea dell'Abbandono, ART City Bologna 2026, Chiesa di S.Maria e S.Valentino della Grada, courtesy

‘Odissea dell’Abbandono’ di Anna Rosati. Il valore che resta di una mostra

Presentata nell’ambito di ART CITY Bologna in occasione di ARTEFIERA 2026 ed ospitata nella Chiesa di S. Maria e S. Valentino della Grada, Odissea dell’Abbandono di Anna Rosati

Cosa resta dopo la fine di una mostra? Il suo messaggio conserva la propria valenza quando le luci si spengono? Odissea dell’Abbandono di Anna Rosati si è configurata come un progetto fotografico e installativo in cui paesaggio, memoria e simbolo convergono in una riflessione radicale sul rapporto tra umano e mondo. Tra oggetti abbandonati, orizzonti marini e presenze sospese, l’artista ha costruito un universo visivo in cui la fotografia tralascia la funzione documentaria per farsi spazio di interrogazione etica e spirituale. Questo progetto, pluripremiato in contesti internazionali e giunto per la prima volta a Bologna, si interseca in un momento particolarmente significativo del percorso dell’artista che, negli ultimi mesi, è stata protagonista di una serie di appuntamenti espositivi rilevanti che ne hanno consolidato la ricerca: dalle personali – tra cui Cattedrali Urbane, presentata a Bergamo negli spazi di QWork nell’ambito di Art2Night su impulso dello Studio Legale Madonna – fino alla partecipazione alla collettiva Bologna Immaginata a Palazzo degli Strazzaroli, inserita anch’essa nel programma ufficiale di ART CITY e dedicata alla relazione tra fotografia contemporanea e memoria architettonica ed urbana.

Odissea dell’Abbandono, si è arricchita nel dialogo con il cortometraggio della regista Agnese Mattanò e l’inserimento in un contesto sacro hanno ancora una volta amplificato una ricerca che affronta la crisi ecologica e la solitudine contemporanea mediante un linguaggio poetico, stratificato e profondamente simbolico.

Non è mia prassi intervistare le artiste o i protagonisti delle mostre che curo, tuttavia, data la valenza metaforica e la portata dell’accoglienza da parte del pubblico del messaggio di Odissea dell’Abbandono, ho ritenuto necessario, in un tempo storico come il nostro, lasciare la parola ad Anna Rosati, al fine di condividere quanto più la sua visione che, in un certo senso, è una sorta di leggiadra e lirica strada da seguire… buona lettura.

A.I.: In Odissea dell’Abbandono la fotografia sembra metter da parte la funzione di registrazione del reale per diventare un vero e proprio attore concettuale e assumere il ruolo di spazio liminale. L’Ulisse contemporaneo che emerge dal progetto non è più l’eroe del ritorno ma una figura sospesa tra perdita e ricerca di senso. In che modo il tuo gesto fotografico si configura come pratica filosofica applicata al linguaggio fotografico, in grado di trasformare il paesaggio in un territorio mentale ed esistenziale?

Anna Rosati: Susan Sontag definì la ricerca personale di alcuni fotografi “eroismo della visione” dato che erano disposti a tutto pur di raggiungere la ripresa migliore in cui si possono vedere anche le cose più banali in maniera nuova. Ma è pur sempre vero che anche se “è nella natura della fotografia l’impossibilità di trascendere del tutto dal soggetto” con ‘Odissea dell’Abbandono’ ho cercato di trasformare il paesaggio mostrandolo attraverso lo sguardo di un ‘Ulisse contemporaneo’ che viaggiando approda in luogo sorprendente, illogico, inaspettato, in cui tutto gli appare avvolto da una sorta di immobilità sospesa.

A.I.: Gli oggetti abbandonati – plastica, elementi ludici, resti artificiali – assumono attribuzione quasi sacrale, come reliquie del presente. Non sembrano soltanto semplici rifiuti ma tracce di una umanità che interroga sé stessa attraverso ciò che lascia dietro. Quando li immortali nei tuoi scatti, stai cercando – anche – una sorta di redenzione estetica dell’oggetto o un confronto diretto con la responsabilità umana e con l’illusione del progresso?

A.R.: Odissea dell’Abbandono racconta di un mondo devastato dalla plastica e dall’inquinamento, narra di un disastro ambientale (e morale) dell’uomo, l’Ulisse contemporaneo, che si aggira in un ambiente ormai straniato, i cui colori evocano una sospensione del tempo e una sensazione di solitudine estrema.
Le orme definiscono il passaggio di una presenza umana invisibile che si aggira osservando uno spazio metafisico illuminato da una luce non totalmente realistica, cogliendone la sensazione di solitudine e di abbandono. In questo paesaggio di mare sopravvivano solo dei relitti di plastica come presenze mute ed enigmatiche, testimoni di una inaspettata desolazione silenziosa.  

Anna Rosati, Odissea dell’Abbandono, ART City Bologna 2026.
Chiesa di S.Maria e S.Valentino della Grada, courtesy

A.I.: La scelta della Chiesa di S. Maria e S. Valentino della Grada – luogo che ha già ospitato una tua mostra in passato – introduce una dimensione spirituale e simbolica che trasforma la fruizione delle opere. Come dialogano le tue immagini con lo spazio sacro e con la sua storia di accoglienza e passaggio tra acqua e città? L’allestimento sitespecific curato da All Photo Art come plasma il senso del progetto, spostandolo verso una riflessione tra umano e divino? In che modo è stato accolto questo tuo progetto da Parrocchia SaMaC e Don Davide Baraldi?

A.R.: Desidero ringraziare Don Davide Baraldi per aver nuovamente accolto in occasione di ART CITY Bologna 2026 il progetto composto da installazioni fotografiche e opera video per ‘Odissea dell’Abbandono’ nella luminosa sacralità della Chiesa di San Valentino; già nel 2023, infatti, aveva ospitato il mio progetto ‘Amate terre’ legato alla memoria delle terre marchigiane di mio padre e, anche allora era stata presente un’opera di Agnese Mattanò, una coinvolgente videoinstallazione che rifletteva e assecondava la particolare struttura architettonica a pianta quadrata della chiesa, caratteristica unica nella storia di Bologna e che, da sempre, accoglie storie di trasversale caratura esistenziale. I visitatori, nelle scorse settimane, come nel 2023, hanno avuto la piacevole sorpresa di ritrovarsi immersi in un allestimento sorprendente ed emotivamente affascinante, in cui anche gli elementi sacri hanno contribuito ad accentuare la forza di un particolare messaggio rivolto a tutta l’umanità: cercare insieme nuovi percorsi, sia materiali che spirituali, per poter curare la sopravvivenza della vita sul nostro pianeta. 

Anna Rosati, Odissea dell’Abbandono, ART City Bologna 2026.
Chiesa di S.Maria e S.Valentino della Grada, courtesy

A.I.: Inserire un progetto così contemplativo all’interno di ART CITY Bologna, che è un contesto diffuso, urbano e dinamico, sembra creare una tensione tra velocità e silenzio, tra fruizione rapida e immersione meditativa. Era importante per te generare questo contrasto? Che tipo di tempo desideravi offrire allo spettatore immerso nel flusso delle fredde e rutilanti giornate di Arte Fiera?

A.R.: Sono certa che creare intorno a sé un particolare ‘nido di silenzio’ sia la condizione ideale per accompagnare ogni percorso meditativo che richiede sempre una delicata forma di concentrazione; quindi, quando il mio progetto site specific ha trovato accoglienza nell’antica San Valentino della Grada ho immaginato che l’aura sacrale del luogo avrebbe aggiunto preziosi elementi di dialogo e di ascolto, trasformando la chiesa in un ipotetico ‘porto di accoglienza’ per l’Ulisse contemporaneo, sempre in viaggio, sempre alla ricerca di nuove risposte per questa nostra umanità ferita.

Anna Rosati, Odissea dell’Abbandono, ART City Bologna 2026.
Chiesa di S.Maria e S.Valentino della Grada, courtesy

A.I.:  Per ‘Odissea dell’Abbandono’ è tornato, come hai anticipato, il dialogo con la regista Agnese Mattanò; attraverso il suo montaggio video, avete introdotto una dimensione temporale che espande l’esperienza fotografica. Come ha agito l’interpretazione della regista sulle tue immagini? Il video amplifica la tensione poetica già presente oppure apre nuove traiettorie narrative e percettive, trasformando il rapporto tra immagine fissa e movimento?

A. R.: Mi interessa l’idea di poter amplificare il messaggio ‘fisso’ della fotografia aggiungendo ad essa il dono del movimento e forse questo mio desiderio nasce dal mio percorso di studi che comprende sia la fotografia che il cinema. Con la regista Agnese Mattanò lavoro già da molti anni, e quando le ho affidato l’intero corpus fotografico che compone ‘Odissea dell’Abbandono’, ho avuto l’assoluta certezza che la sua delicata sensibilità, unita al suo prezioso e particolare percorso artistico/professionale – tra mimo e regia – avrebbero aggiunto nuovi e inesplorati spunti narrativi ad immagini che desiderano evocare silenziosamente la complessa condizione di ‘abbandono’ del nostro pianeta. Per Wenders le immagini possono tornare ad essere “rivelatrici di cose” ma solo attraverso la “rieducazione dello sguardo”; per raggiungere questo risultato credo che l’umanità dovrà iniziare a vedere le cose da un altro punto di vista.

Anna Rosati, Odissea dell’Abbandono, ART City Bologna 2026.
Chiesa di S.Maria e S.Valentino della Grada, courtesy

Ed ecco che, a sorpresa, noi lettori siamo raggiunti dalle parole della regista…

Agnese Mattanò: Mi fermo davanti all’immagine, cercando di percepirne il ritmo e le sfumature. La luce nelle fotografie di Anna Rosati non illumina soltanto: racconta, guida lo sguardo, crea atmosfere che dialogano con la memoria e l’emozione. La grana diventa materia tangibile, un tessuto visivo che dà profondità e autenticità, mentre i contrasti non separano semplicemente ombra e luce, ma costruiscono tensione e ritmo. Ho studiato ogni elemento per suggerire più di quanto dica, lasciando spazio all’interpretazione dello spettatore. In questo ascolto attento, la fotografia si rivela non solo come documento o immagine estetica, ma come esperienza sensibile. Nel corto ‘Odissea dell’Abbandono’, gli oggetti, sono ormai privi della loro funzione originale. Ho riascoltato l’abbandono del nostro presente, lasciando che visioni sfuggenti mi attraversassero: i tanti corpi arrivati dal mare, i sogni abbandonati, le reti che imbrigliano, carillons che ruotano mossi dal vento, echi del lavoro degli operai che costruirono ciò che ora è perduto, sguardi esterrefatti, linee e colori che danzano in una sorta di esodo finale; l’umano lascia alla natura il suo segno. Il paesaggio abbandonato ‘alla Morricone’ respira, pulsa, canta, gli oggetti mutano, la natura li accoglie, e tutto scorre per una nuova destinazione, dove il tempo stesso si piega a nuove forme e melodie invisibili.

Anna Rosati, Odissea dell’Abbandono, ART City Bologna 2026.
Chiesa di S.Maria e S.Valentino della Grada, courtesy

Odissea dell’Abbandono rappresenta e si è presentata al pubblico come un viaggio visivo e interiore che attraversa paesaggi sospesi, oggetti trasformati e memorie collettive, interrogando la fragilità del nostro tempo e la possibilità di una nuova consapevolezza. In continuità con la sua intensa ricerca, Anna Rosati conferma una pratica artistica capace di trasformare la fotografia in spazio di pensiero, luogo di attraversamento tra etica ed estetica, tra responsabilità e visione. Questo progetto in particolare, grazie anche al dialogo tra lei e la regista Agnese Mattanò, spinge a sostare nell’incertezza, riconoscendo nell’abbandono non soltanto una perdita, ma anche la possibilità di una nuova forma di ascolto del mondo.

Anna Rosati, Odissea dell’Abbandono, ART City Bologna 2026.
Chiesa di S.Maria e S.Valentino della Grada, courtesy


ODISSEA DELL’ABBANDONO
un progetto di Anna Rosati
a cura di Azzurra Immediato
opere di Anna Rosati
montaggio video di Agnese Mattanò
allestimento ALL PHOTO Art
in collaborazione con Parrocchia SaMaC e Don Davide Baraldi
nell’ambito di ART CITY Bologna 2026 e in occasione di ARTEFIERA
www.rosatistudio.it

Azzurra Immediato

Storica dell’arte, curatrice, progettista culturale ed art editor - Rivista Segno, Photolux Magazine, ArtsLife, Il Denaro, Ottica Contemporanea, stayinart - Firmataria del Manifesto Art Thinking, siede nel board di IAR, International Artist Residency e in Da.a per il progetto OLTRE/ legato alla fotografia e al territorio. Indaga progetti multidisciplinari di curatela e non solo. È stata consulente per Jaumann, unendo Arte, Giurisprudenza ed Intellectual Property. Dirige la Sezione Fotografia della kermesse VinArte. Collabora da anni con il Photolux e altre realtà simili. È docente di Storia del Costume e della Moda in IAAD Bologna e Ultime tendenze nelle Arti visive per ACCADEMIA ITALIANA, di Storia della Moda all’Istituto di Moda Burgo Bologna, di Sociologia della Moda presso l’Accademia Cappiello di Firenze e di Storia del Cinema e del Video in Accademia del Lusso a Milano. Collabora con Futuridea, occupandosi di curatela e progettazione culturale. Dal 2020 in DOT-Net|Sartoria Digitale si è occupata di marketing, brand identity e comunicazione aziendale.

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