Mauro Pipani, Piccoli naufragi

Vittoria Coen intervista Mauro Pipani

Salis è un progetto pensato in un corpus di opere che ha come filo conduttore “il sale” nei suoi molteplici aspetti e lo stretto legame con i luoghi, come quelli ad memoriam nelle stratifi- cazioni pittoriche dell’artista Pipani che trova la sua massima espressione nelle istallazioni in sito.
Il nuovo approdo espositivo si relazionerà alla location scelta, Villa Tiraboschi a Venezia, dove opere essenziali del lavoro di Mauro Pipani si andranno a collocare in un’originale istallazione site-specific.

VC: Puoi raccontarmi quale è stato il tuo percorso iniziale?

MP: Pensando agli studi accademici che sono stato l’avvio acerbo della mia ricerca, la consapevolezza del mio linguaggio si è manifestata molto più avanti, anni dopo in un momento particolarmente buio. 
Ho avuto molti dubbi e titubanze, fino a quella che si può definire la mia prima mostra importante intorno primi anni ’90. Quell’esperienza fu rivelatrice per affrontare con lucidità il percorso artistico che non era mai stato così presente, perché in un certo senso ho preso coscienza di quelli che sono tutt’ora tutti i miei “pensieri” sull’arte e le strade che tutt’ora continuo a percorrere.
Dopo tutto questo tempo passato, anche se il mio lavoro si è discostato dalla ricerca di quel momento, è sempre una scoperta che il filo conduttore di allora mi ha portato ad oggi a conferma che, quando lavoro, è sempre un inizio e non può essere altrimenti.

VC: Parola e colore sono spesso affiancati, quale relazione intendi creare?

MP: Personalmente per me il colore continua ad essere un enigma. Vi ho rinunciato dopo un breve passato materico, ipercolorato, denso e ridondante.  Non ho un buon rapporto con loro, uso “non colori”, diafani e sottratti, dove mi ritrovo come in un sogno, dove la materia diventa nebbiosa e sfocata, dove il linguaggio pittorico si fonde e ne fa una impronta di me stesso.
Non cerco mai una relazione con la parola perché non premedito mai un lavoro; la parola scritta che spesso si ritrova nell’opera non ha nessun significato preciso, se non un pensiero veloce che mi attraversa in quel momento di costruzione. 
Difficile dare un intento di relazione, esce, si dispone a suo piacimento, si contorce sulla tela quasi a scomparire tra strati di materia e pensieri sparsi, come reperti sotto la sabbia che appaiono come rovine di ere passate, a differenza dei titoli delle opere che razionalmente impiego per innescare una chiave di lettura poetica per chi guarda il mio lavoro. 

VC: Il tuo rapporto con lo spazio me ne puoi parlare?

MP: Posso evocare l’immagine di spazio… un paesaggio, continuo, fluente che mi circonda come un’aurea visibile, anche qui, ora, abbiamo creato uno spazio … oppure lo spazio dei nostri tempi, che ci ha travolto collettivamente, in un vortice disumanizzante che ci ha trovati impreparati durante l’isolamento collettivo o la dolorosa inerzia di fronte allo scorrere della storia.
Lo spazio per me è la sostanza del “paesaggio”, come mondo interiore “perennemente” instabile. Un continuo rapporto simbiotico fra arte e natura, movimento e sogno, costruzione e distruzione e di nuovo costruzione tra riflessi del mio e il tempo collettivo che consapevolmente tutti attraversiamo… un flusso costante di cui credo nessuno essere umano può sottrarsi. La nostra vita è spazio, un percorso del tempo forse troppo breve per avere il tempo di rimediare a quello che ci ha coinvolti.

VC: Chi sono gli artisti che tu ami di più?

MP: A parte gli artisti di un oramai lontana fascinazione per la scuola inglese degli anni ’60 che mi ha a lungo appassionato, il mio sguardo è sempre rivolto agli artisti che fanno parte del mondo dell’arte meno rumoroso, più offuscato o intrappolati nel silenzio totale dei loro studi fuori dagli schemi del mercato classico. Artisti che hanno lasciato opere che testimoniano un indubbio valore, vengono definiti “tralasciati” ma non si capisce da cosa … ci sono molti artisti del mio territorio che ho conosciuto e che stimo, che hanno avuto la forza di resistere al tempo con opere pittoriche di altissima qualità. Non mi sento di fare nomi ma sono certo che ho acquisito la sapienza per riconoscerne la vera bellezza.

Mauro Pipani, Salis, installazione

VC: Chi è l’artista per te oggi?

MP: Un tempo l’artista era considerato colui che possedeva la sapienza e la scienza delle tecniche pittoriche alte, la pittura era l’arte per eccellenza, e per alcuni aspetti, anche “la maniera” era un’abilità per produrre arte attraverso abili artistiartigiani che eseguivano su commissione. 
L’evoluzione della modernità ha portato un mutamento espressivo forte dove il cardine della ricerca è stato l’abbattimento di schemi e tradizioni linguistiche, del pensiero rivoluzionario e della storia. Ero presente in quel fermento dove artisti intellettuali italiani sono stati dei veri innovatori affiancati anche da una generazione curatoriale di eccellenza che ha riempito le pagine della storia dell’arte. 
Oggi, a mio parere per definire l’artista se ne fa una trasposizione in termini di identità; un miscuglio di vita personale e di abile strategia marketing. A parte figure mainstream assodate da tempo nei circuiti internazionali, spesso basta un’intuizione od un canale “particolare”, parlo dei social, che possono produrre artisti tanto velocemente a nascere quanto a essere soppiantati da qualcun’altro, una specie di vortice dantesco consumistico dove i tempi del valoreartistico sono spariti. 
Oggi occorre essere imprenditori di sé stessi, non conta più quanto tempo si dedica alla pratica artistica ma quanto si espone. Il fare sembra quasi un optional, divorato dall’esposizione mediatica dei social che imprimono un ritmo vertiginoso e globale. La ricerca è stata soppiantata dalla velocità. 
I veri artisti nascono e vivono dentro la loro ricerca, nel tempo nella lentezza del lavoro e del pensiero senza mai mentire a sé stessi. L’artista di oggi deve essere un’intellettuale, un argonauta, un navigatore ardito del suo tempo, un nautofono che fa sentire il suo suono cadenzato al mondo. 

VC: Tu realizzi spesso lavori “site specific” qual è il tuo rapporto con lo spazio? 

MP: Ci sono luoghi e spazi deputati a lavori site specific e altri che lo diventano. L’artista ha una sorta di dovere nell’interpretare lo spazio con i mezzi acquisiti del suo percorso, un allestimento in uno spazio museale può esaltare il lavoro meglio di quello che può succedere in studio … visito spesso spazi espositivi, sono di grande inspirazione e riflettono il loro prestigio anche nelle opere esposte.  Un’influenza positiva che mi aiuta a visualizzare la realizzazione, progettandola nel rispetto alla storia del luogo … esiste poi il rapporto col pubblico che è nettamente diverso da una mostra in galleria, il coinvolgimento sensoriale e psicologico col pubblico è diverso lo spettatore ne è pienamente coinvolto, attento … se il pensiero progettuale è risolto nello spazio l’istallazione è completa. Spazio ed opera o installazione si integrano in dialogo sinergico uno referente all’altro, non può esistere una scissione fra tutti questi protagonisti.

VC: I tuoi prossimi progetti?

MP: Ho diversi progetti in corso a altri a cui sto lavorando e spero di concretizzare entro il prossimo anno; nel mio territorio a Cesena ed uno a Roma, anche all’estero in Germania. Per importanza è imminente, come tu sai, il progetto “Salis” che è iniziato lo scorso anno a giugno negli splendidi spazi dei Magazzini del Sale di Cervia per sta per approdare a Venezia nel prossimo mese di giugno. 
Sarà un’evoluzione del viaggio simbolico che da Cervia approda a Venezia, in un luogo altrettanto suggestivo ma sorprendente ed intimo. Nell’antico quartiere di Cannareggio, dove visse il Tintoretto Salis dialogherà negli spazi di un antico laboratorio di restauro con delle nuove cartografie che sto realizzando e con la presentazione di un video-art dal titolo “Il nautofono”. 
Non voglio svelare altro, ma l’inaugurazione sarà l’11 giugno sino a fine luglio, durante il periodo della Biennale in una Venezia rinata nel nome dell’arte, questo è per me una grande soddisfazione per un lungo lavoro che mi ha assorbito negli ultimi 5 anni e che grazie al contributo prezioso di Vittoria Coen, ha preso corpo in una mostra importante e matura. 
Un impegno corale, che a che ha coinvolto tante persone che mi sono state sempre vicine che ringrazio fin da ora.

Villa Monty Banks, Cesena

Mauro Pipani SALIS VENEZIA
Anteprima 
Domenica 15 Maggio 2022 ore 18.00
Villa Monty Banks 
Via Sorrivoli 601- Cesena (Fc) 
Dal 15 maggio al 15 agosto 2022

Palazzo Tiraboschi, Venezia

Inaugurazione 
Sabato 11 Giugno 2022 ore 18.00
Palazzo Tirabosco c/a Multimedial Laboratory Art Conservation
Cannareggio – Fondamenta della Misericordia, 2588 Venezia
Dal 11 giugno al 24 luglio 2022

www.mauropipani.it