Ugo Mulas, Danimarca 1961 fotografie Ugo Mulas © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati

Ugo Mulas | Danimarca 1961

Dal 16 giugno al 20 agosto 2021 l’Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen ha ospitato la mostra “Danimarca 1961”, esposizione fotografica dedicata a Ugo Mulas e realizzata in collaborazione con l’Archivio Mulas e la IMF Foundation.

Ugo Mulas è stato un fotografo italiano tra i più importanti della seconda parte del Novecento: ha iniziato la sua carriera negli anni Cinquanta, ritraendo la periferia operaia e i protagonisti della scena artistica italiana, come Lucio Fontana e Piero Manzoni. Negli anni Sessanta, intanto, l’Italia sta attraversando il boom economico, con la nascita di numerose riviste patrocinate da colossi industriali, tra cui Pirelli, e da grandi case editrici, come Garzanti, che fonda “L’Illustrazione Italiana”.

Mulas collabora con numerose riviste in qualità di fotoreporter, tra cui proprio con “L’illustrazione italiana”, per la quale tra il 1955 e il 1962 firma oltre cento servizi, come il famoso reportage sulla Danimarca, concepito nel 1961 assieme al critico Giorgio Zampa. Al tempo dei grandi cambiamenti economici e sociali in Italia, il paese scandinavo era infatti considerato un modello di benessere e sviluppo a cui ispirarsi, merito soprattutto del design contemporaneo che dettava le linee guida per nuovi modi di abitare; una società divisa tra fattorie esemplari e ordinati interni borghesi: gli intellettuali internazionali ammiravano a tal punto questa cultura che di fatto divenne un vero e proprio esempio. Mulas definisce la Danimarca un paese “sereno” rispetto ad un’Italia frastornata, in pieno tumulto, cogliendone lo spirito autentico nella vita quotidiana e nelle eccellenze culturali. In particolare, il fotografo italiano è colpito dal design danese e rimane affascinato dal Louisiana Museum of Modern Art, da poco inaugurato a pochi chilometri da Copenaghen: in questo già si intravede l’interesse di Mulas per l’arte, caratteristica base dei suoi lavori successivi. Dopo l’esperienza in Danimarca, Mulas si focalizzerà sugli artisti d’avanguardia e le loro ricerche, piuttosto che sulle loro opere, ritraendo così Steinberg, Calder, Rauschenberg, Warhol e molti altri. Dal reportage nel paese scandinavo è nata dunque la mostra “Danimarca 1961”, che presenta 41 fotografie in bianco e nero, tra cui i ritratti di Karen Blixen, Arne Jacobsen, Hans Wegner e Niels Bohr, oltre a fotografie dell’iconico design danese degli anni Sessanta, dell’architettura e dell’arte contemporanea del sopracitato museo Louisiana.

Ugo Mulas è nato il 28 agosto 1928 a Pozzolengo, nel Bresciano. Dal 1948 si stabilisce a Milano per studiare alla Facoltà di Giurisprudenza ma terminerà gli studi decidendo di non laurearsi. Giunto a Milano frequenta l’ambiente dell’Accademia di Brera ed entra in contatto con gli intellettuali che si ritrovano al Bar Jamaica. Mulas approda alla fotografia quasi per caso. E’ appassionato del mondo dell’arte ma la sua formazione da fotografo è autodidatta. Capisce subito che fare fotografia significa documentare la società nella quale è inserito: la società del dopoguerra. E’ questa sensibilità che porta Mulas tra il 1953 e il 1954 a realizzare i primi soggetti: le periferie milanesi, la Stazione Centrale e gli amici del Bar Jamaica. Tra il 1956 e il 1957 Ugo Mulas collabora con la “Rivista Pirelli” e con “Domus”: per quest’ultima realizza dei fantastici servizi di architettura. L’estate del 1964 è significativa per Mulas. Alla Biennale di Venezia viene presentata la Pop Art al pubblico europeo; il fotografo ottiene la collaborazione del critico Alan Solomon e l’appoggio del mercante Leo Castelli, che introducono Mulas nel panorama artistico americano durante il suo primo viaggio negli Usa. Qui ha la possibilità di documentare l’opera di artisti come Frank Stella, Lichtenstein, Johns, Rauschenberg e di ritrarre importanti figure come Marcel Duchamp, Andy Warhol e John Cage. Nel 1971 realizza un importante lavoro di riproduzione delle sculture di Fausto Melotti, e si concentra sui nuovi aspetti del suo lavoro iniziando la serie “Le Verifiche”. Essa rappresenta una riflessione sul lavoro svolto in oltre vent’anni di attività, osservato tramite una rilettura della storia della fotografia stessa.