Ricondursi al luogo. Bussola, 1989-2021 Stampa fotografica, 2,4 × 3,6 cm Courtesy l’artista / the artist; Galerie Nagel Draxler, Berlin-Köln-München; Galerie Michel Rein,Paris- Bruxelles; Galleria Rolando Anselmi, Roma-Berlin (ph. Quirino Berti per VILLAE)

Roma: le nuove aperture nei Musei

I Musei della capitale promettono una grande estate 2021 grazie a nuove mostre ed eventivari ivi proposti in vista del ritorno alla “normalità”.

Proseguono senza sosta le aperture di nuove mostre e spazi espositivi in tutto il territorio della capitale: dai Musei alle Accademie, dalle gallerie agli spazi indipendenti molteplici sono le inaugurazioni che si susseguono in questi giorni.

Per quanto riguarda i primi occorre menzionare le mostre visibili dalla scorsa settimana presso il MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XX Secolo come Casa Balla. Dalla Casa all’universo e ritorno, a cura di Bartolomeo Pietromarchi e Domitilla Dardi. Un progetto che affianca la possibilità di vivere la casa futurista in via Oslavia (Roma) prodotta dall’artista in trent’anni di attività all’esposizione tematica allestita presso il MAXXI ove sono collocate opere inedite appositamente ideate e create dai creativi internazionali invitati –  Ila Bêka & Louise Lemoine, Carlo Benvenuto, Alex Cecchetti, Emiliano Maggi, Leonardo Sonnoli, Space Popular e Cassina con Patricia Urquiola – col fine di riflettere sulle numerose suggestioni di Casa Balla, opera d’arte totale, e di far emergere la profonda attualità del pensiero del poliedrico Maestro scomparso 150 fà. A ciò si aggiunge Luca Vitone. Io, Villa Adriana, a cura di Anne Palopoli e Andrea Bruciati eorganizzata in collaborazione con Villa Adriana, luogo incipit dei suoi lavori. La personale nasce dalla riflessione portata avanti da Vitone nel corso degli anni sul rapporto tra sé e il paesaggio. Nella Sala Gian Ferrari del museo romano sono visibili nove tele di grande formato: opere dipinte dagli stessi agenti atmosferici, poiché collocate dall’artista in diversi luoghi della villa, a cui è stato delegato totalmente il compito di produrre l’immagine. Un processo naturale che registra sulla superficie dei lavori il contatto con l’ambiente circostante e il passaggio del tempo atmosferico e cronologico, facendosi autoritratto del loro domicilio presso la residenza dell’imperatore Adriano a Tivoli. Infine, all’interno del Centro Archivi Fotografia è allestita la mostra Valentina Vannicola L’Inferno di Dante, a cura di Simona Antonacci, in cui quindici fotografie ambientate nella maremma laziale sono state realizzate coinvolgendo come attori gli stessi abitanti. Scatti riconducibili al genere della staged photography che, grazie alla loro componente letteraria e scenografica, ci fanno rivivere, a 700 anni dalla morte di Dante, gli scenari descritti dal grande autore fiorentino nell’Inferno.

Si prosegue con Palazzo delle Esposizioni ove, oltre alla “Quadriennale d’arte 2020 | Fuori”, al piano 0 è presente Toccare la Bellezza. Maria Montessori Bruno Munari. Un allestimento didattico, ideato dall’architetto Fabio Fornasari, si focalizza su cinque nuclei tematici: le forme, i materiali, la pelle delle cose, alfabeti e narrazioni tattili, manipolare e interagire. L’esposizione – promossa da Roma Culture e parte del programma Estate Romana 2021, organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo e ideata dal Museo Tattile Statale Omero di Ancona in collaborazione con la Fondazione Chiaravalle Montessori e l’Associazione Bruno Munari e con il prezioso contributo dell’Opera Nazionale Montessori – propone un dialogo tra due personalità-pilastro della cultura nostrana che hanno incentrato i loro studi sull’educazione sia in ambito scolastico sia creativo. Nonostante le differenti tempistiche cronologiche vissute e l’impossibilità di potersi conoscere direttamente, la mostra illustra le continue relazioni presenti in entrambi grazie ai loro contributi e alla loro attenzione al gioco – impiegato da ambedue come invito alla conoscenza del mondo – ai materiali o, ancora, all’elemento tattile. Oltre i diversi tavoli – che esplicitano in modo visivo i concetti base del loro pensiero attraverso vari strumenti, opere e libri – l’ultimo tavolo-laboratorio permette ai visitatori di osservare, manipolare e sperimentare in sicurezza una selezione di opere e oggetti che approfondiranno, ogni mese, aspetti e collegamenti diversi. Mentre a conclusione del percorso un’apposita stanza in stile montessoriano è studiata per essere fruita dai più piccoli nella speranza che l’autunno riservi l’avvento dell’era post-Covid e a cui seguiranno laboratori didattici per le scuole e le famiglie, nonché workshop e giornate di formazione rivolti a docenti, educatori ed operatori museali secondo il metodo Bruno Munari e il modello montessoriano. Se di Bruno Munari (1907 – 1998) sono esposte più di 30 opere originali – come le macchine inutili, i messaggi tattili, la scimmietta Zizì, originale giocattolo di design vincitore del prestigioso premio Compasso d’Oro, le dieci opere della serie positivo-negativo ed il Libroletto (1993) realizzato con Marco Ferreri e composto da sei morbidi cuscini bordati di micro-storie – e lavori editoriali, testimoni del suo lungo percorso creativo iniziato negli anni Quaranta del Novecento; di Maria Montessori (1870 – 1952) sono presentati sia il modello educativo sia alcuni oggetti storici prestati per la prima volta dall’Opera Nazionale Montessori di Roma: dalle tavolette termiche alle lettere smerigliate, dagli incastri solidi alla torre rosa, fino alle tavole botaniche e alle spolette dei colori, per accompagnare i visitatori alla scoperta del mondo attraverso oggetti che parlano di geometria, geografia, musica, matematica costruendo allo stesso tempo bellezza. Infine, un piccolo angolo è riservato al futurismo e al suo Manifesto Tattile: movimento antesignano nel campo delle arti e non solo.

Mentre nel Salone centrale della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea è stata appena allestita Cosmowomen. Places as Constellations, a cura dell’architetta Izaskun Chinchilla. Tre complesse strutture monumentali in materiale ecosostenibile ispirate alle sfere armillari – il Gineceo, l’Onsen e il Parlamento – rappresentando tre luoghi di convivenza che hanno avuto un ruolo importante nella costruzione della cultura comune delle donne, oltre che simboleggiare i luoghi di esclusione o segregazione. Attraverso tali costruzioni circolari la mostra vuole essere una riflessione sul rapporto che il corpo sessuato intesse, rispettivamente, con uno spazio intimo, naturale e pubblico. Ispirandosi a tale concezione tre nuove generazioni di architette propongono modelli alternativi del progettare e del mettersi in relazione con gli altri esseri umani ed il pianeta formulando considerazioni sulle forme dell’abitare, il co-living e la collaborazione. Un innovativo allestimento che offre una ricca selezione di ben 71 progetti e 283 immagini grafiche e disegni ideati da 65 architette originarie di oltre 20 Paesi e provenienti dalla Bartlett School of Architecture di Londra. Infine, su What’s on?, il blog della Galleria Nazionale, sarà approfondita la mostra tramite una webserie e terrà informati i visitatori sulle altre attività collaterali, tra cui la Cosmoschool.

Meditazione sulla fondamentale ambiguità che caratterizza il rapporto tra umano e naturale è anche l’obiettivo re-creatures, a cura di Ilaria Mancia, animando il Mattatoio: un intenso programma estivo che proporrà negli spazi esterni fino al 22 agosto live set, la performance, video e film. L’archeologia industriale dell’ex complesso industriale darà luogo a un percorso fatto di apparizioni ferine e varie suggestioni per tracciare nuovi paesaggi e percezioni del mondo naturale in relazione con quello umano. Mentre all’interno degli spazi de La Pelanda prosegue Ricreazione, serie di i laboratori gratuiti incentrati sul suono e sul movimento per adulti e bambini. Infine, al Padiglione 9a del Mattatoio il 25 giugno 2021 ROMAISON presenta, in prima mondiale a Roma, Embodying Pasolini, performance ideata e interpretata da Olivier Saillard e Tilda Swinton. L’evento sarà trasmesso live streaming e accessibile al pubblico su prenotazione.

Tim Etchells, “Neon reflection”, courtesy of the artist.

Grande fermento si registra anche al MACRO Museo per l’Immaginazione Preventiva che per i mesi estivi ha rinnovato i suoi contenuti espositivi, presentati come le rubriche di un magazine, e caratterizzati da una grande varietà di temi, linguaggi e artisti italiani ed internazionali. Un ricco palinsesto che a partire dalle sezioni già allestite come MUSICA DA CAMERA (che ospita la sperimentazione sonora di Franca Sacchi: un’ampia selezione di brani, in parte inediti, della sua produzione dal 1968 a oggi), STUDIO BIBLIOGRAFICO (mostra l’universo editoriale di numerosi artisti – Noah Barker, Éric Baudelaire, Pauline Curnier Jardin, Claudia de la Torre, Maria Eichhorn, Simone Fattal, Aaron Flint Jamison, David Horvitz, Tobias Kaspar, Giulio Paolini, Walid Raad, Georgia Sagri, Luca Trevisani – esposto sotto forma di bibliografia tridimensionale) e POLIFONIA (presenta un focus monografico all’opera della fotografa e fillmmaker Friedl Kubelka vom Gröller, la cui ricerca sul ritratto psicologico è raccontata anche attraverso le opere di Talia Chetrit, Philipp Fleischmann, Seiichi Furuya e Sophie Thun che si aggiungeranno progressivamente alla mostra, mentre una selezione di suoi film sarà presentata e commentata da Eva Sangiorgi) proseguirà con nuove aperture. Dal 02 luglio PALESTRA presenterà il lavoro tra arte e scrittura di Reba Maybury: l’artista utilizza e sperimenta pratiche di dominazione per indagare e ribaltare i meccanismi legati all’esercizio del potere maschile. Dall’8 luglio IN-DESIGN ospiterà la presentazione della pratica della designer Julie Peeters in un laboratorio multidisciplinare di ricerca sull’immagine, con la partecipazione di una serie di ospiti, tra cui il progetto Instagram RareBooksParis. SOLO/MULTI dal 15 luglio accoglierà, in un grande allestimento tra video e suono, la prima personale dedicata in Italia all’artista Tony Cokes includendo anche un nuovo lavoro commissionato per l’occasione. Sempre il 15 luglio ARITMICI accoglierà la storia del critico, scrittore, gallerista Mario Diacono, oltre che la sua relazione con artisti come Vito Acconci, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, David McDermott & Peter McGough, Donna Moylan, Claudio Parmiggiani. Prosegue, inoltre, l’attenzione del museo verso il panorama della giovane arte italiana messa in relazione con la collezione del museo all’interno di RETROFUTURO: le opere di Real Madrid, Margherita Raso (dal 13 luglio) e Alessandro Cicoria (dal 14 settembre) si aggiungeranno progressivamente nel corso dell’estate a quelle già presenti di Carola Bonfili, Costanza Candeloro, Ludovica Carbotta, Gianluca Concialdi, Giulia Crispiani, Giorgio Di Noto, Giorgia Garzilli, Beatrice Marchi, Diego Marcon, SAGG NAPOLI, Parasite 2.0, Francesco Pedraglio, Davide Stucchi. A tutto ciò da pochi giorni si è aggiunto il progetto speciale Quadreria 2050: un’installazione site-specific realizzata dall’artista Franco Mazzucchelli che ha concepito questo intervento permanente per la sala della caffetteria del MACRO. Inoltre, ricordiamo che all’interno di ogni sezione sono previsti appuntamenti dal vivo pensati come parte integrante delle mostre in quanto ne amplificano l’esperienza. Mentre AGORÀ, la sezione discorsiva del museo, riprenderà i suoi appuntamenti in presenza dal 16 luglio quando la terrazza del museo ospiterà nuovamente la serie REwind/REcount, un’esplorazione della scena musicale italiana degli ultimi decenni raccontata dai diretti protagonisti, tra cui Lino “Capra” Vaccina e il progetto Napoli Segreta. Infine, il Dipartimento per l’Educazione Preventiva continua ad affiancare le attività del museo proponendo visite gratuite per tutte le mostre, guidate dal team del museo e da alcuni dei diretti protagonisti, workshop e progetti speciali tra cui Lab for New Imaginations che si svolgerà a settembre tramite una open call rivolta ad artisti visivi e sonori, curatori, designers, ricercatori e scrittori emergenti offrendo loro la possibilità di collaborare, con il supporto del team del museo e tramite il confronto con altre realtà artistiche del contesto romano (iscrizioni aperte fino al 1 luglio).

Contrasti e accordi sono, invece, protagonisti all’interno di Archaeology Now, la personale di Damien Hirst (Bristol, 1965) visibile presso gli spazi della Galleria Borghese. A cura di Anna Coliva e Mario Codognato, la mostra presenta oltre ottanta opere della serie Treasures from the Wreck of the Unbelievable – allestite in tutte le sale affiancando i capolavori antichi della collezione – e alcuni Colour Space, per la prima volta in Italia, che diverranno parte integrante della collezione in quanto saranno esibite permanentemente. Mentre nel Giardino Segreto dell’Uccelliera è presente la colossale scultura Hydra and Kali. Prodotto grazie al generoso supporto di Prada, il progetto indaga i campi dell’arte, dell’architettura, della filosofia e della letteratura con l’obiettivo di elaborare linguaggi e progetti innovativi. Immersi tra statue classiche romane, dipinti dei maestri del Rinascimento e la scultura Barocca, del Bernini, e Neoclassica, del Canova, i lavori di Hirst danno luogo ad un armonioso conflitto sia per le differenti cromie in essi presenti dovute ai vari materiali impiegati sia per i soggetti affrontati. Bronzo, marmi, pietre dure – come la malachite o la giada – catturano lo sguardo dello spettatore invitandolo ad osservare le storiche opere attraverso nuove connessioni, tra passato e presente, ed inaspettate riflessioni sul fare dell’arte. Costola della mostra Treasures from the Wreck of the Unbelievable, presentata nel 2017 a Palazzo Grassi e a Punta della Dogana in occasione della 57a Biennale d’Arte di Venezia, Damien Hirst. Archaeology Now testimonia l’abilità di un artista capace di reinventarsi continuamente e rinnovare il bagaglio culturale nostrano che spesso sovrasta e cinge in una morsa i linguaggi dell’arte contemporanea italiana.

Ulteriore apertura di questi giorni è Atelier Giuseppe Modica 1990 – 2021 al Museo Hendrik Christian Andersen. A cura di Maria Giuseppina Di Monte e Gabriele Simongini, la personale è un tributo alla lunga e prolifica carriera del maestro e, al tempo stesso, un omaggio a Hendrik Christian Andersen nella casa museo dove sono raccolte quasi tutte le sue opere più importanti. La mostra è incentrata sull’atelier – soggetto fortemente presente nella produzione del pittore siciliano fin dal 1990 – inteso come spazio privato in cui domina l’introspezione dell’artista. Il percorso espositivo presenta 37 opere ove tale tematica è illustrata attraverso luoghi illusori e mentali caratterizzati da una pratica pittorica personalissima. Le parole di Gabriele Simongini, co-curatore della mostra, rendono lo spettatore partecipe del viaggio visibile all’interno dell’opera di Modica (Mazara del Vallo, 1953): «fra miraggi, riflessi, rifrazioni, esiti in controluce, rispecchiamenti, ci lasciamo andare perdendoci in questi labirinti della visione mediterranea, sapendo che ammiriamo un’illusione che ci porta altrove, forse un’utopia dello sguardo capace di dialogare efficacemente con quell’afflato utopistico e ideale che, pur in modi diversi, ovunque si diffonde nel Museo Andersen. La vicinanza della realtà visibile viene trasfigurata nella lontananza dell’aura metafisica. Il quadro diventa un dispositivo di moltiplicazione visiva e riflessivo/speculativa». L’itinerario si conclude con alcuni lavori incentrati su drammi attuali – dalla problematica dei migranti alla condizione della solitudine scaturita dall’attuale pandemia – trasformando l’atelier in una tela solitaria immersa nell’intensa luce dello studio d’artista dove lo sguardo dello spettatore si accende sulla geografia del dolore o si trasforma in uno spazio quasi buio con una visione minimale del mondo.

Infine, presso la Galleria Comunale d’Arte Moderna di Via Crispi è visibile Ciao Maschio. Volto, potere e identità dell’uomo contemporaneo: una grande collettiva che, attraverso differenti linguaggi dell’arte, descrive l’evoluzione della rappresentazione e del ruolo dell’uomo contemporaneo nella società e l’influenza che questi cambiamenti hanno avuto sulle arti, in particolare dalla seconda metà degli anni Sessanta fino al presente periodo post-ideologico. Una ricognizione costituita da oltre cento opere, tra cui alcune mai esposte, provenienti da varie collezioni d’arte contemporanea capitoline – Museo di Roma a Palazzo Braschi, collezione d’arte contemporanea di Sovrintendenza al MACRO, CRDAV Centro Ricerca e Documentazione Arti Visive – oltre che dal MAXXI, dal Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, da UniCredit SpA, da Fondazioni e archivi d’artista, da altre istituzioni pubbliche e private. Una mostra ideata col fine di andare oltre il concetto di “mascolinità” grazie all’indagine di differenti aspetti che lo contraddistinguono evidenziando problematiche e contrasti interni alla costruzione “plurale” dell’arte relativa alla figura maschile, riflettendo anche sulla dimensione politica dei corpi o, ancora, soffermandosi sulla natura intermediale e identitaria di questi stessi. Dai ritratti di volti definiti “di potere” e “del terrore” – come quelli ufficiali di Mussolini, Hitler e Stalin – alle opere sulla guerra e sulla violenza dell’uomo sull’uomo, sulla famiglia intesa nelle diverse forme e possibilità così come sul tema della bellezza e dell’autocoscienza del Sé. Dall’attenzione al “culto del corpo e all’etica dello sport” fino a concludersi con una sezione dedicata agli “uomini visti dalle donne”. Da Mario Schifano alle Guerrila Girls, da Marino Marini a Vito Acconci, da Gilbert & George a Giuseppe Penone, l’esposizione si conclude con una destabilizzante rappresentazione dell’uomo attraverso l’installazione Till Death Tears Us Apart (2017) di Mark Jenkins, realizzata in collaborazione con la Wunderkammern Gallery. Infine, è parte integrante della mostra la rassegna di film d’arte intitolata «UN SUPERMASCHIO», realizzata con il Centro Sperimentale di Cinematografia – Cineteca Nazionale, in collaborazione con il CSC – Archivio Nazionale Cinema Impresa, curata da Annamaria Licciardello (Cineteca Nazionale), e dedicata al cinema sperimentale italiano degli anni Sessanta-Settanta, col fine di indagare il “super-Io” filmico maschile di questo periodo.

Maila Buglioni

Storico dell’arte e curatore. Dopo la Laurea Specialistica in Storia dell’arte Contemporanea presso Università La Sapienza di Roma frequenta lo stage di Operatrice Didattica presso il Servizio Educativo del MAXXI. Ha collaborato con Barbara Martusciello all’interno dei Book Corner Arti promossi da Art A Part of Cult(ure); a MEMORIE URBANE Street Art Festival a Gaeta e Terracina nel 2013 e con il progetto Galleria Cinica, Palazzo Lucarini Contemporary di Trevi (PG). Ha fatto parte del collettivo curatoriale ARTNOISE e del relativo web-magazine. Ha collaborato con varie riviste specializzate del settore artistico. È ideatrice e curatrice del progetto espositivo APPIA ANTICA ART PROJECT. È Capo Redattore di Segnonline, coordinando l'attività dei collaboratori per la stesura e l’organizzazione degli articoli, oltre che referente per la selezione delle news, delle inaugurazioni e degli eventi d’arte. Mail maila@segnonline.it; maila@rivistasegno.eu