Foreigners Everywhere (Persian), 2016, foto ©Fausto Brigantino

Luogo

Museo Civico di Castelbuono
Castello dei Ventimiglia, piazza Castello - Castelbuono (Palermo)

Data

Mag 19 2024
Evento passato

Ora

12:00

Claire Fontaine | Stranieri Ovunque / Foreigners Everywhere

Sarà presentato al pubblico domenica 19 maggio alle ore 12.00 al Museo Civico di Castelbuono, Stranieri ovunque del collettivo femminista Claire Fontaine, progetto vincitore dell’avviso pubblico PAC2022-2023 – Piano per l’Arte Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura. Il Museo Civico acquisisce tre opere della serie “Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere”. 

L’opera, che da il titolo alla 60. Biennale Internazionale di Arti Visive di Venezia, entra a far parte della collezione permanente del Museo Civico di Castelbuono.

Il progetto sarà il tema anche di una conferenza in programma giovedì 23 maggio alle ore 11.00 presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo (Via Papireto, 1) con gli interventi di Claire Fontaine, e Marco Scotini, Direttore artistico di FM Centro per l’Arte Contemporanea e direttore del Dipartimento di Arti Visive e Studi Curatoriali di NABA, Milano, con un saluto istituzionale di Umberto De Paola, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Palermo. Introdurrà Laura Barreca, Direttrice del Museo Civico di Castelbuono e docente di Storia dell’Arte all’Accademia di Belle Arti di Catania.

L’opera, composta da una serie di tre sculture in neon in italiano, arabo e persiano del collettivo Claire Fontaine fondato a Parigi, e oggi di base a Palermo, fa parte di una serie iniziata dal 2004. Oggi l’opera comprende sessanta lingue, tra cui diversi idiomi indigeni e alcuni dei quali estinti, e attualmente visibili in una spettacolare installazione alle Gaggiandre, all’Arsenale di Venezia.

Durante la prima e storica visita di Papa Francesco alla Biennale Arte 2024, il Santo padre ha dichiarato: “Vi imploro, amici artisti, immaginate città che ancora non esistono sulla carta geografica: città in cui nessun essere umano è considerato un estraneo. È per questo che quando diciamo ‘stranieri ovunque’, stiamo proponendo ‘fratelli ovunque’”. 

Queste scritte luminose esprimono una condizione di ambivalenza secondo cui possiamo sentirci stranieri in qualunque luogo, a causa di esperienze di esclusione sociale o discriminazione che generano un sentimento di non appartenenza a una comunità, rafforzando la sensazione di essere “stranieri”. Allo stesso tempo il mancato riconoscimento di una condizione individuale sociale, religiosa, politica esprime il concetto di estraneità rispetto ad un gruppo, e può determinare antagonismi e paure anche su grande scala. L’estraneità che tutti possiamo provare, di fronte a un mondo governato da logiche non sempre comprensibili, accomuna autoctoni e immigrati del nostro tempo e fa dell’esilio una condizione generalizzata. L’uso di lingue diverse evidenzia la necessità dello straniero di sottomettere una lingua a un’altra per essere compreso, pur essendo culturalmente “colonizzato”.

“L’acquisizione dell’opera “Stranieri Ovunque” di Claire Fontaine si inserisce coerentemente negli indirizzi culturali del Museo Civico di Castelbuono, poiché arricchisce la collezione con un’opera di grande valore etico, espressione di una condizione di marginalizzazione individuale e collettiva insieme. Queste opere, per la loro potenza linguistica e la forza comunicativa intrinseca, offrono la rappresentazione di una contraddizione universale, e ci permettono, come istituzioni culturali, di sollecitare pubblicamente una riflessione ormai imprescindibile legata all’attuale caos politico internazionale”, afferma Laura Barreca, Direttrice del Museo Civico di Castelbuono.

Claire Fontaine dichiara: “Chi arriva da altrove ci mette in contatto con la nostra ignoranza e ci restituisce un’immagine di noi stessi che non avevamo mai visto prima – l’immagine di noi come stranieri. L’ignoto può apparire minaccioso perché allargare i propri orizzonti equivale a perdere le proprie certezze che concepiamo come dei possedimenti materiali, che crediamo di poter accumulare stabilizzandoci così in un punto. Di chi è originario di un posto si dice per brevità che è “di” una città. Il legame con un luogo è vissuto come un’appartenenza, la “nostra” terra è legata alla proprietà privata immaginaria che è l’identità, nella sua variante specifica, quella nazionale. “Quante persone vivono oggi in una lingua che non è la loro? – ci chiedono Deleuze e Guattari in Kafka, per una letteratura minore “Questo è il problema dei migranti, e soprattutto dei loro figli, il problema della minoranza (…) ma anche un problema per noi tutti: come estrarre una letteratura minore dalla propria lingua, permettendole di sfidare la lingua e di seguire un sobrio cammino rivoluzionario? Come diventare un nomade e un migrante e uno zingaro rispetto alla propria lingua? Kafka risponde: ruba il bambino dalla culla, cammina sulla corda tesa”. Bisogna “trovare il proprio punto di sottosviluppo, il proprio dialetto, il proprio terzo mondo, il proprio deserto”.