Lorenzo montinaro, C'eri, 2022, fotoceramica, ceri votivi e scaffali modulari in metallo

Passare la soglia
Ma tu rimani di Lorenzo Montinaro a Casa Vuota

Nella prima mostra personale di Lorenzo Montinaro, Ma tu rimani, a cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo, le pareti di Casa Vuota divengono soglia dell’altrove, luogo di convergenza tra perdita e resto, ultima dimora e attraversamento di un passaggio spirato che riguarda universalisticamente l’io e il tu, la traccia nominale impressa su materia lapidea, la memoria di un vivere nel trascorrere e perdurare.

«[…] 

Spariranno profeti e profezie

se mai ne furono

Scomparsi l’io il tu il noi il voi

dall’uso

Dire nascita morte inizio fine

sarà tutt’uno […]»

Eugenio Montale, Laggiù, in Poesie, Mondadori, Milano 2004

Fermate in scritte lucide e metalliche le parole segnano il passaggio di ieri, la luce di un tempo vibratile che fu, una quotidianità rotta e tramandata nel silenzio scalfitto lungo le venature marmoree, specchiata nel ribaltamento delle epigrafi, nel riflesso del proprio volto velato nella brunitura vitrea che riporta alla inevitabilità di ogni percorso.

L’eternità e la fuggevolezza si riscoprono nella purezza della pietra, nella trasparenza ed autenticità di una lamina specchiante, nella identificazione pronominale che caratterizzava una esistenza e un convenzionale riconoscimento familiare e sociale. 

Il marmo quale elemento tra i più incorruttibili e rilucenti, come sottolinea la radice etimologica derivata dal greco μαρμαίρω: brillo, si pone frontalmente all’osservatore come impressione e resto depositario di un racconto esistenziale, lascito e rimembranza custodita nell’uniformità della forma sepolcrale, nell’essenzialità della formula di stele terminale. 

Ciò che rimane di un sepolcreto, sospeso o adagiato, si discosta dalla materialità oggettuale per farsi materia labile e sospirata, odore e concetto, paraffina e parole, interrotte e ricostituite, unite, duplicate e rifratte in un’astrazione mnestica tanto personale quanto compartecipe di una generalità.

Nella serie Rovine Lorenzo Montinaro tra illuminazione e visione, preservazione e lascito, presente e passato, conduce il fruitore all’interno di una lirica della fine, percepita a tratti come una dolcezza che non si polverizza, ma trova dimora e quiete; una poetica delineata nei contorni di una ferita che preserva il perduto nel ritorno di ricordi e attimi ritrovati dal continuo fluire di chi rimane.  

L’osservatore guarda l’Io riflesso nel Te nei rimandi allestitivi che intervallano un reciproco rispecchiamento rivelativo di una visione della temporalità che non fugge la morte, dove non vi è differenza sostanziale, ma unità riconoscibile, identità scambievole e corrisposta. 

In C’eri il rimando temporale, ma anche lemmatico, alla materia esposta, composta di ceri devozionali dai toni cerulei o biancastri posti in filari contigui lungo una scaffalatura di ferro, racconta e racchiude una sfera rituale e richiedente, fatta di grazie sperate, invocazioni e devozioni, pensieri e preghiere ormai consumate, muti residui testimoniali di affetti, tenuti insieme e conservati nell’impossibilità di conoscerli e trattenerli. 

Nell’opera L’odore della pelle di mia madre, della serie Canzoniere della morte, l’artista incide un delicato e volatile reminiscenza, risvegliata nel bianco brillante della lastra cristallina, appena percepibile nella tangenza di luci che evidenziano i solchi, eppure presente e inconfondibile, quasi palpabile, ma infine fuggevole nell’infinità di immagini sovrapposte che si accostano al profumo rievocato come balenante apparire, confortevole, amorevole, commovente o sofferto.   

MASA TESE RIASA in risposta al ASA NISI MASA di Fellini riporta alla gravità materica, ad una esistenza terrena che non ricerca l’elevazione, ma si riconosce nella physis, nella totalità di un percorso di nascita, crescita e cessazione. 

Varcando un perimetro delimitato dall’inconoscibile determinato (il trapasso), la mostra Ma tu rimani a Casa Vuota è portatrice di impronte segmentate e frammenti abrasi, luogo reliquiale, linguaggio dicotomico e tramite simbolico di vita e morte.