Luciano Fabro, L'Infinito, 1989, steel cable and marble, 17 3/4 x 315 x 236 1/4 in. Photo: Paolo Pellion, courtesy Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino. © Silvia Fabro (Archivio Luciano e Carla Fabro).

Luciano Fabro alla Paula Cooper Gallery di New York

Presso la Paula Cooper Gallery si è tenuta a settembre una mostra sull’opera dell’artista italiano Luciano Fabro in collaborazione con l’Archivio Luciano e Carla Fabro.

Luciano Fabro ha rappresentato una figura centrale nell’ambito della ridefinizione della scultura del dopoguerra italiano, successore di artisti quali Fausto Melotti e Lucio Fontana: con Fabro e altri rinomati attori di quella che sarà l’Arte Povera, l’Italia avrà un movimento artistico di rilievo internazionale, che ridisegnerà i canoni dell’arte contemporanea, visiva e performativa. Fabro si differenzia dagli altri artisti del movimento: sebbene il suo lavoro venga spesso associato all’Arte povera, l’artista vede se stesso come “L’eretico della chiesa dell’Arte povera”. Così come i suoi compagni, approccia la scultura da un punto di vista concettuale, come critica alla cultura contemporanea, e utilizza materiali poveri e spesso poco lavorati come rocce, lenzuola, cera, piume e molti altri, che usa insieme ad altri più tradizionali come bronzo, acciaio e marmo. Ma la sua grande qualità è quella di disorientare il visitatore tramite il proprio lavoro, da un punto di vista percettivo e psicologico. Germano Celant diceva: “Fabro costruisce cose o sculture che sono eventi di tensione irrisolta, aperture tramite le quali la consapevolezza visuale e plastica può passare, interlocutori per un dialogo tra una visione attiva e una passiva”.

La Paula Cooper Gallery ha presentato “L’Infinito” del 1989 di Fabro all’edizione di quest’anno di Art Basel Unlimited, aperta al pubblico dal 24 al 26 settembre. Un cavo d’acciaio industriale posizionato direttamente sul pavimento si attorciglia formando il simbolo matematico dell’infinito; i suoi archi e l’arco centrale sono ancorati da sei pezzi di marmo bianco di Carrara non processato. L’opera è un gioco di contrasti: acciaio e marmo, linea e volume, materialità e vuoto. “L’idea dell’infinito non è tutto, c’è di più. Qualcosa che va oltre l’infinito” dice Fabro del suo lavoro. Sempre quest’autunno, la Margulies Collection di Miami presenterà un lavoro intitolato “Il giorno mi pesa sulla notte I” del 1994, acquistato proprio dalla Paula Cooper Gallery l’anno scorso. L’opera sarà una componente centrale della mostra che la Collection terrà sull’Arte Povera presso la Warehouse di Miami a ottobre 2021. Il lavoro era stato precedentemente presentato in una mostra curata da Luc Tuymans presso la Fondazione Prada di Milano, nel 2019. Nel 2022, la galleria terrà una mostra personale sul lavoro di Fabro presso la 534 West 21st Street, la sede originale della galleria a Chelsea, che avrà riaperto da poco. “Siamo entusiasti di rappresentare il lavoro di Luciano Fabro in collaborazione con l’Archivio Luciano e Carla Fabro.

Luciano Fabro è nato a Torino nel 1936. Ha lavorato e vissuto a Milano fino al 2007. Ha esposto in numerose personali, tra cui le più importanti presso il Centre Pompidou nel biennio 1996-97 e la Tate Gallery nel 1997. Tra il 1972 e il 1997, Fabro ha partecipato a otto edizioni della Biennale di Venezia e a tre edizioni di documenta a Kassel. Nel 2014 si è tenuta la prima grande retrospettiva postuma del suo lavoro presso il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid. Luciano Fabro ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti tra cui il Premio Sikkens, assegnato a Rotterdam, il Premio Antonio Feltrinelli a Roma e il Coutts Contemporary Art Award di Zurigo.