Federica Marangoni

Federica Marangoni | Enigma

Dopo l’opening di giovedì 5 novembre 2020, annunciato, ma immediatamente differito, alla luce delle restrizioni per pandemia, la personale site specific di Federica Marangoni riapre giovedì 3 dicembre con ingressi contingentati e su prenotazione.

A cinquant’anni dal suo esordio nel mondo dell’Arte, Federica Marangoni intitola lapidariamente ENIGMA la personale progettata per la Galleria c|e contemporary, a Milano. Il mitico termine deriva dal greco αἴνιγμα che, a sua volta, riconduce al verboανίσσομαι, che significa parlare in modo oscuro ricorrendo a quesiti insolubili, sibillini, affacciati sulla soglia di un responso ad alto rischio. La risposta, per lo spettatore, è insita nell’opera stessa dell’artista, nei suoi dispositivi di opacità o trasparenza, di oscurità o di luce, di consunzione nel relitto o di restituzione nella memoria, nella parola, nel silenzio. 

Pioniera nell’uso sperimentale, transmediale, di nuovi materiali, Federica Marangoni per formazione e scelta estetica di connotazione segnica, concettuale, minimale, virtuale, è accostabile ad artisti che utilizzano il neon, il vetro, lo specchio, come Dan Flavin, Bruce Nauman, Joseph Kosut, Maurizio Nannucci, Mario Merz, e ad artiste donne come Nanda Vigo, Grazia Varisco, Jenny Holzer. Marangoni ha frequentato e intrattenuto profondi legami di interscambio e amicizia con le artiste Louise Bourgeois e Beverly Pepper.

Un progetto forte questo della mostra ENIGMA, che si confronta costruttivamente con la fatidica maledizione cinese “possa tu vivere in tempi interessanti” ― che ha intitolato la 58. Biennale di Venezia, del curatore inglese Ralph Rugoff. Riferimento particolarmente significativo oggi, in avanzati tempi di pandemia, in cui quel titolo suona come una profetica premonizione. Quel falso anatema considera, tuttavia, interessanti i tempi in cui la recessione e la crisi non possono non risvegliare potenziali energie reattive e creative. Riferita a questa globale condizione epidemica è l’opera della mascherina di neon rosso indossata, sintomaticamente, dal calco del volto dell’artista stessa.

ENIGMA, mostra site specific, segue, storicamente, la mega-installazione The leading Thread/Il filo conduttore al Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Ca’ Pesaro, a cura di Gabriella Belli – che ha accompagnato, nel 2015, l’Esposizione Internazionale d’Arte All the World’s Future della 56. Biennale di Venezia  —  e anticipa, nel Nuovo Padiglione del Museo ex Conterie veneziane, ancora a cura di Gabriella Belli, l’evento espositivo Federica Marangoni – Guardando al futuro – Mostra antologica e 50 anni con Murano, nonché la prossima grande rassegna alla Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, diretta da Stefano Campagnolo, Memory: the Light of Time, a cura di Roberta Semeraro e con un testo critico della scrivente. 

La questione della site specificity, del site related – brillantementeaffrontata dalla storica sudcoreana dell’architettura Miwon Kwon nel libro One Place after Another/Un luogo dopo l’altro, MIT Press, 2002/postmedia books, Milano, 2020, a cura di Gianni Romano con  prefazione di Francesca Guerisoli – attiene alla specificità ambientale delle installazioni di Federica Marangoni. Riferendoci, infatti, a mostre veneziane storiche o in via di programmazione, l’artista pratica espositivamente ora il sagrato antistante la Basilica della Salute, del Longhena, con la scala metallica verticale, dai gradini in neon azzurro, della Jacob’s Dream Venice, 2001, ora la facciata esterna di Ca’ Pesaro, con Il Filo Conduttore di neon rosso, avvolto poi nella bobina di vetro, lambita dalle acque lagunari del Canal Grande, ora ancora Il Museo Casa di Carlo Goldoni con la mostra Parallel Dialogues through Video and Time, insieme a Elaine Shemilt, nel 2019. La mega-installazione prevista nella monumentale Biblioteca rinascimentale Marciana del Sansovino, in San Marco a Venezia, precederà l’antologica delle ex Conterie storiche di Murano, da cui fiumi di perle in vetro iridato e screziato, destinate a monili e ornamenti, partivano per remoti approdi. 

La mostra, dinamicamente e otticamente articolata sulla triangolazione di concetti come motion-emotion-motivation, muove, ineludibilmente, dal centro focale Enigma, l’opera che riconduce alla dimora (das Heim) in cui si vive, luogo del Perturbante freudiano in cui familiarità ed estraneità non cessano di avvicendarsi in un soggetto spaesato, a livello subliminale, tra ritrovamenti e smarrimenti. Davanti ad una casa, ipodimensionata, in perspex nero lucido, dal tipico tetto spiovente, lo spettatore viene invitato ad appoggiare lo sguardo sul buco della serratura, come in una Wunderkammer.  Lo scenario che gli si apre è il cosiddetto Effetto Droste, tanto caro a Escher, cioè di una fuga prospettica ricorsiva di tracce luminose azzurre, dalla proporzione alterata, in successione potenzialmente infinita: inquietante la sovrascritta in rosso (das) Unheimliche/Il Perturbante, nella lingua tedesca di Sigmund Freud, autore nel 1919 del libro omonimo.

Colpisce emotivamente — componente emotion — sulla parete nera del fondo, la fiamma virtuale che incendia ologrammaticamente una pila di libri gessati bianchi in cui l’artista ha “mummificato” le letture di gioventù che l’hanno formata e orientata nelle sue scelte di vita. Sono libri la cui memoria è stata congelata, sospesa, da un intervento manuale dell’artista stessa con un pennello grondante di un bianco calcinato. Si intravvede, durante il rituale performativo di cancellazione di questo libro-oggetto ammutolito, vibrante tuttavia di un’energia segreta, una pagina aperta su cui è leggibile la dedica all’artista del padre Lorenzo Merlin. Segno iterativo, concettualmente e formalmente identitario dell’opera di Federica Marangoni, è la scritta in neon. In mostra, sulla parete, compare l’iscrizione Leggere è un rischio: scritta di copertina di un block notes donato  dallo scrittore e giornalista spagnolo Juan Cruz all’amica artista veneziana, che ne ha subito colto la potenzialità realizzandola come opera in neon rosso.

 Tramite inesauribile di conoscenza e di avventure della mente e del pensiero, il libroè stato sempre considerato uno strumento socialmente pericoloso nei regimi totalitari e antidemocratici. Ineludibile il riferimento a Fahrenheit 451/Gli anni della Fenice, romanzo dello scrittore statunitense Ray Bradbury, del 1953, trasposto poi nel film omonimo, del 1966, di  François Truffaut. Come simbolo della trasformazione, della rigenerazione dalle sue stesse ceneri, il mito della Fenice viene teorizzato anche dallo psicoanalista svizzero Carl Gustav Jung. 

La componente Motion è ricorrente, nell’opera di Federica Marangoni, sia in diretta che nella video-proiezione o nella scrittura manuale in progress sulla parete. Ulteriore rinvio alla dimensione spazio-temporale è documentato dalle sue performance storiche in presenza, come The Box of Life al Centrovideoarte di Ferrara nel 1979, The Interrogation al MoMA di New York del 1980, Straphangers c/o Inroads Multimedia Art Center di New York, del 1981. 

Tra artefatto materico e flusso immateriale, le figure del paradosso e dell’ossimoro si presentano nell’opera di Federica Marangoni nell’assumere l’oggetto libro come la luce della memoria e insieme l’indifferenza dell’oblio. In vetro e neon il libro è fonte luminosa della conoscenza, in ferro ossidato è espressione residuale di un vissuto intriso, tuttavia, di memorie. È la memoria, infatti che globalizzata e fragile ritorna in neon azzurro, come motivation di fondo, a riattivare pagine di una vita consumata e riattivata vivendo. 

Slittante tra Venezia e New York, una storia quella di Federica Marangoni consegnata allo sguardo, all’immaginario, all’appartenenza a un territorio che si identifica nel suo de-territorializzarsi dal piano dell’orizzonte a quello della mente, per ritrovarsi nell’album scompaginato di un risplendente, caleidoscopico, archivio dei ricordi.

La mostra è stata inserita nel Palinsesto I talenti delle donne, un percorso che esplora il mondo delle donne protagoniste della cultura e del pensiero creativo, promosso dal Comune di Milano.

Federica Marangoni
Enigma
mostra site specific a cura di Viana Conti e Christine Enrile
Riapertura contingentata e su prenotazione giovedì 3 dicembre 2020, dalle ore 18
Galleria C|E CONTEMPORARY MILANO