Emanuele Scuotto, le sue MEMORIE IPOGEE

Una mostra, un progetto, una ricerca. Emanuele Scuotto si rivela a Segnonline a proposito di Memorie Ipogee, al Museo ARCOS di Benevento, in collaborazione con OFF Gallery di Napoli e prorogata fino al 4 giugno.

MEMORIE IPOGEE è il titolo della personale dell’artista partenopeo Emanuele Scuotto ideata per ARCOS – Museo di Arte Contemporanea Sannio di Benevento, diretto da Ferdinando Cretastorica firma di Rivista Segno – e che ho avuto il piacere di curare, nel solco di un sodalizio con l’artista avviato nel 2020 ed in collaborazione con OFF Gallery di Napoli. Un progetto espositivo certamente complesso, MEMORIE IPOGEE, definito non solo dalla ricerca dello scultore ma anche da dialogo instaurato, in modo precipuo, con gli spazi del museo beneventano, estremamente identitari. Tuttavia, la nascita della mostra ha visto attivarsi un processo di studio e riflessioni di matrice pregressa che ha affondato le radici in una dimensione storica, sacra, mitologica in grado di far affiorare legami tra la città di Emanuele Scuotto, Napoli e Benevento. In un tempo precedente, in quella che era ancora la fase di studio per MEMORIE IPOGEE avevo posto all’artista alcune domande che, oggi, condivido con Voi Lettori, mentre è stata decisa per la mostra una proroga al 4 giugno, data l’affluenza e il feedback positivo del pubblico.

Emanuele Scuotto, ph. A. Wannestraut

Se non si vuole essere trasportati verso una condizione di spaesamento conviene concentrarsi sulle opere e osservarle. Con cura e attenzione, fino a una impossibile immedesimazione. In modo da porci domande. Per interrogarci ad esempio sulla miseria dell’umanità, sulla necessità di opere della misericordia, sulla necessità di nuova misura di collettività che possa fondare un’umanità migliore di gran parte di quella che ci circonda. Sì, forse può essere ancora la bellezza­ – con la densità delle sue riflessioni e con le capacità a disposizione dell’artista di incarnare in essa analisi e autoriflessioni – che ci potrà salvare.

Stefano De Matteis


Emanuele Scuotto ad ARCOS: in che modo immagini che il percorso del museo d’arte contemporanea del sannio possa dialogare con la ricerca?

Al di là della sua importanza e del suo prestigio, il Museo ARCOS mi offre una grande possibilità. La sua struttura, sotterranea e labirintica, è perfetta per accogliere i miei lavori. Il percorso attraverso i suoi corridoi – un po’ come i decumani e i loro cardini-  dà maggiore forza alle mie sculture che al sottosuolo e al mondo onirico sono strettamente legate.

Questa mostra rappresenta la prima grande retrospettiva museale sul lavoro di Emanuele Scuotto artista slegato – lasciami passare il termine – dai Fratelli SCU8. Cosa vuol dire questo? Esiste un passato che pesa e una nuova prospettiva. Entrambi devono dialogare con una realtà diversa da quella di una galleria. Nel caso di ARCOS, si tratta, in realtà, di un parallelismo: sia il museo che tu vi inserite in un solco già tracciato nel quale trovare e far emergere ciò che vi contraddistingue. Come si dà avvio a questo?

Da qualche anno, per una vera e propria esigenza creativa, lavoro alle mie sculture slegato dal collettivo SCU8: una nuova stimolante ricerca, per dare forma concreta alla mia visione della scultura che ha come cardine la metafora e che attinge al nostro immaginario popolare legato al culto e alla straordinaria produzione artistica e culturale derivante da esso. Questa mostra mi dà la possibilità di mettere insieme, in un solo percorso espositivo, tutte le opere nate seguendo questa strada e di ampliare e rendere più leggibile il discorso. Fondere, far convivere il presente con il passato in un tutt’uno è sicuramente l’aspetto principale del legame che si è instaurato subito con la realtà museale beneventana.

ARCOS è luogo in cui il contemporaneo ha incontrato una delle più importanti collezioni archeologiche d’Europa che, non sono frutto di raccolte di collezioni bensì di ritrovamenti in situ.
Alla memoria, all’archeologia antropologica fai riferimento amplissimo anche tu attraverso il tuo lavoro, traslando, però, sempre i concetti nel presente. Qual è il modo con cui attivi questa sorta di ‘traduzione’?

Il Museo ARCOS, come altri spazi museali che fanno convivere e dialogare la produzione artistica contemporanea con quella di epoche passate, rafforza quello che per me è un concetto fondamentale: “l’arte è sempre contemporanea”. I reperti egizi custoditi a Benevento hanno una forza plastica e una potenza evocativa che va al di là della loro indubbia importanza archeologica. Forza evocativa che cerco di dare (con riferimenti diversi) alle mie sculture “giocando” spesso con l’idea del frammento. Per fare un esempio: la scultura di Santa Lucia, forse la più metafisica delle mie opere, fa riferimento alla scultura sacra seicentesca ma spogliata di tutti i fronzoli, i panneggi e gli arredi e affida alla forza del frammento della testa e alla mano che regge gli occhi il suo valore espressivo ed evocativo. Colpisce, spiazza e spesso inquieta. Racconta una storia di coraggio: una giovane donna, per essere fedele alle proprie idee, non si piega al potere e al volere comune affrontando con dignità la morte. Diventa simbolo e da Siracusa arriva al nord Europa dove ancora oggi viene ricordata ed è legata a tante tradizioni. Portatrice di luce, di un nuovo modo di vedere, si sovrappone a icone pagane.

Esiste un codice simbolico che è diventato la tua riconoscibile firma scultorea. In cosa il lavoro portato avanti per la mostra MEMORIE IPOGEE ad ARCOS ha sancito una ulteriore volontà di indagare ciò che finora avevi lasciato sommerso?

Lo stimolo maggiore per me, in questa esperienza, è stato la possibilità di ampliare il lavoro fin qui fatto e fonderlo negli spazi del Museo ARCOS, lavorando come se si trattasse di una unica opera. Credo che sia fondamentale rivalutare la padronanza dei mezzi per dare forma a una visione della scultura, contrapposta alla “anemica” produzione artistica che da tempo, a parer mio, è figlia di una globalizzazione visiva (e non solo) che tende ad appiattire più che a costruire nuove possibilità.

Da Napoli le tue opere hanno varcato molto spesso i confini italiani ed europei, ciononostante fanno ritorno nel Sannio, dopo VinArte 2022. Come ti poni di fronte a questo confronto, che è geografico ma soprattutto storico e culturale? Sei nella città di San Gennaro…

San Gennaro è sicuramente la figura più emblematica che lega Napoli a Benevento. Oltre a farlo un po’ per “gioco”, portare la scultura a lui dedicata sia all’ultima edizione di VinArte che ora, nel museo della sua città di origine, rappresenta per me anche una grande emozione. Il contrasto tra la nordica austerità di Benevento, la tranquillità del paesaggio sannita e la Napoli barocca e chiassosa mi ha sempre affascinato e lo vivo fisicamente da un bel po’ di anni per diversi motivi.

L’equilibrio tra “il caos e l’ordine” lo cerco attraverso l’opera “monolite barocco”: una forma geometrica asciutta, criptica e, al tempo stesso, un’esplosione di frammenti barocchi e una stratificazione materica e di simboli che nel corso del tempo hanno assunto significati diversi.

Il rapporto con lo spazio. La scultura vive e sopravvive dando origine ad una relazione con lo spazio nel quale assume forma, ruolo e, successivamente a quello del momento di realizzazione, con lo spazio che accoglie l’opera. Cosa ti ha colpito di Arcos e del suo spazio ipogeo e come credi che le tue opere, edite ed inedite dialogheranno con questo luogo caratterizzato da formule architettoniche e materiali peculiari?

ARCOS è uno spazio sotterraneo che mi piace immaginare come una piccola polis greca, con due decumani e tre cardini. Non ho avuto difficoltà a immaginare le mie opere in questo percorso perché, tutto sommato, mi è familiare: le radici del mio lavoro, infatti, affondano nella memoria del sottosuolo della mia città, nelle sue mura greche e romane, nei suoi racconti tra mito e storia.

Cosa cercherai di raccontare attraverso questa mostra?

Quello che cerco di raccontare da un po’di anni (e che voglio sottolineare con questa mostra) è la bellezza e la capacità narrativa ed evocativa che ha la scultura legata all’immaginario popolare, sviluppatasi su soggetti, simboli e miti che hanno lasciato forte memoria di sé. Mi interessa molto anche indagare come ciò può riflettersi sul presente ed essere letto in diverse direzioni attraverso la metafora. Se l’installazione delle “anime purganti”, visivamente vicina alla produzione artistica seicentesca legata al tema del Purgatorio, è chiaro riferimento al dramma dei naufraghi nel Mediterraneo, il “crocifisso” può avere opposte letture: sta affondando nell’oblio o, viceversa, sta emergendo in segno di speranza.

In che modo questa mostra definisce un prima e un dopo nella tua ricerca attuale?

La mostra al Museo ARCOS è senza dubbio un momento importante perché storicizza quello che è il mio percorso artistico. L’idea di confrontarsi con uno spazio istituzionale dedicato all’arte è sicuramente un momento di passaggio fondamentale per la ricerca e la produzione di un artista. Il confronto, il dialogo che questo spazio mi consente di avere con la storia rappresenta un momento importante per tracciare una linea tra il percorso fin qui seguito e quello che potrà essere il futuro.

Sperimentazione. Il tuo lavoro se ne nutre nella ideazione e nella creazione scultorea, determinando di fatto, una narrazione che non può prescindere dall’uso che fai della materia e del fondamentale ruolo di cui la investi. Cosa sta accadendo, in questo momento, nella tua ricerca sperimentale?

L’argilla è da sempre la materia che mi accompagna e dà forma ai miei pensieri. Vi rinuncio difficilmente e quelle rare volte è solo per esigenze tecniche legate alle dimensioni delle mie opere. Da tempo utilizzo argille di diverso tipo (più o meno sabbiose, più o meno raffinate) e mi concentro sull’aspetto cromatico delle sculture utilizzando cere, acidi, lamine metalliche che mi permettono di raggiungere un giusto equilibrio tra il riflettere e l’assorbire la luce.

Quali sono i temi che hai indagato e stai indagando per la mostra MEMORIE IPOGEE?

La scultura è sempre stata legata al mito, alla spiritualità. È stata sempre il medium tra la dimensione terrena e quella spirituale. L’immaginario popolare e la produzione artistica che si è generata nel tempo è quello che più mi interessa, perché da sempre mi offre stimoli e pretesti per modellare. Trovo interessante l’accostamento di figure come la Santa Lucia e San Gennaro nel luogo che conserva i resti del tempio di Iside. Entrambi furono martiri quando a Benevento il culto imposto dal potere era legato alla dea. Successivamente il potere ha imposto un altro culto, anche in nome di questi martiri, ed è toccata ad altri la stessa sorte dei due santi.

Emanuele Scuotto ci restituisce – senza indulgenza – un senso profondo e disturbante di sacralità violata in cui sentiamo di annaspare: l’Arte, del resto, toglie il respiro e non lascia scampo.

Alba La Marra

I simboli e la storia di Benevento come si rapportano con i simboli e la storia di Napoli – e non solo – che porti avanti?

L’uomo si è sempre chiesto qual è il senso della vita ma, personalmente, credo che oggi (e già da tempo) l’arte e gli artisti si girino altrove, come a volersi distrarre e farsi essi stessi distrazione. Se Napoli e Benevento sono legate da San Gennaro, è anche vero che pensando alle due città vengono in mente immediatamente due donne: la sirena Partenope e la strega/janara, figure che hanno generato un ricco immaginario. La strega ha a che fare con un’altra donna, una dea, Iside, il cui culto ha lasciato tracce forti e ancora visibili a Benevento come a Napoli: trovare un equilibrio tra la vita e la morte, nel culto delle anime del Purgatorio così come nel culto di Iside-Diana, accomuna per me l’immaginario ipogeo napoletano a quello beneventano.

Emanuele Scuotto, dalla mostra MEMORIE IPOGEE, Bella ‘mbriana, Museo ARCOS, Benevento,
courtesy Pablo Donadio

Cosa desideri che arrivi al pubblico di questo progetto?

È ovvio che al pubblico spero che arrivi quello che ho intenzione di raccontare. Mi interessa però che chi vedrà la mostra, a prescindere, ne resti colpito, che sia indotto a porsi domande piuttosto che a cercare delle risposte.

Cosa, infine, il pubblico deve aspettarsi da MEMORIE IPOGEE?

Il pubblico deve aspettarsi opere fortemente iconiche, che stuzzicano l’immaginario collettivo in un percorso che mi piacerebbe indicare come un viaggio attraverso la memoria.

Emanuele Scuotto, dalla mostra MEMORIE IPOGEE, Teste sognanti, Museo ARCOS, Benevento,
courtesy Pablo Donadio

Svelate da Emanuele Scuotto le MEMORIE IPOGEE, l’auspicio è che il presente abbia, ora, un nuovo referente con cui dialogare: non già e non solo l’artista, non già e non solo le sue opere e la sua mostra, quanto il varco di coscienza aperto su più fronti attraverso la metafora scultorea. MEMORIE IPOGEE è allegoria di sopravvivenza; in un tempo in cui i simboli e la loro fenomenologia appaiono talvolta minacciosi, la scultura di Emanuele Scuotto giunge in soccorso, traducendo per noi idee, sensazioni, ricordi, storie, leggende e miti che hanno a che fare con il nostro quotidiano.

Il saluto di questa intervista è affidato, poi, alle parole di chi ben conosce il fare artistico di Emanuele Scuotto.

Emanuele Scuotto e il suo buio materico.
Un nero che assorbe tutta la luce per stare bene nell’ombra e lasciarsi percepire prima ancora di farsi vedere bene. L’intuizione barocca di formare il buio che si contorce.

Francesco Niglio


MEMORIE IPOGEE | Emanuele Scuotto
ARCOS | Museo Arte Contemporanea Sannio
Benevento
Corso Garibaldi 1

Dal 1 aprile al 4 giugno 2023
MAR-DOM ore 9.00 | 19.00
Info 0824 312465
ingresso gratuito

– Direzione artistica: Ferdinando Creta
– Curatela: Azzurra Immediato
– Responsabile della comunicazione: Alba La Marra
– Realizzazione grafica: Pablo Donadio
– Supervisione tecnica e Allestimento: Domenico Pietrodangelo
– Patrocini: Provincia di Benevento, Comune di Benevento, Università degli Studi del Sannio

– In collaborazione con: OFF Gallery, di Beniamino Manferlotti
– Testi, apparato critico e approfondimento: Azzurra Immediato, Alba La Marra, Stefano De Matteis

Azzurra Immediato

Azzurra Immediato, storica dell’arte, curatrice e critica, riveste il ruolo di Senior Art Curator per Arteprima Progetti. Collabora già con riviste quali ArtsLife, Photolux Magazine, Il Denaro, Ottica Contemporanea, Rivista Segno, ed alcuni quotidiani. Incentra la propria ricerca su progetti artistici multidisciplinari, con una particolare attenzione alla fotografia, alla videoarte ed alle arti performative, oltre alla pittura e alla scultura, è, inoltre, tra primi i firmatari del Manifesto Art Thinking, assegnando alla cultura ruolo fondamentale. Dal 2018 collabora con il Photolux Festival e, inoltre, nel 2020 ha intrapreso una collaborazione con lo Studio Jaumann, unendo il mondo dell’Arte con quello della Giurisprudenza e della Intellectual Property.