l'archivio della rivista segno
Left: Maria Calderara, red felt coat #WWWWOMANWORDWRITINGFW26/27. Right: Tomaso Binga, dalla serie Grafici d'amore, 1973, collage e pennarello su carta millimetrata, 49,5 x 69,7 cm. Courtesy Archivio Tomaso Binga e galleria Tiziana Di Caro

WOMANWORDWRITINGFW26/27: scrivere con il corpo, vestire il linguaggio.

Tomaso Binga e Maria Calderara nello spazio critico della forma, tra Poesia visiva, Arte e Moda ultracontemporanee.

Il corpo, oggi, può definirsi una sorta di alfabeto instabile? A suggerire metafore di senso è Francesca Interlenghi che, nel testo critico di #WWWWOMANWORDWRITINGFW26/27 – Presentazione della Collezione FW 2026/27 di Maria Calderara in dialogo con le opere di Tomaso Binga – narra dell’’abito come testo, il corpo come alfabeto.

Addentrandosi ed attraversando SPAZIO MARIA CALDERARA in via Lazzaretto a Milano, la prima cosa che emerge è una sospensione del ruolo accademico degli elementi: gli abiti smettono d’esser soltanto funzioni di moda e le opere d’arte non si impongono come immobili fenomenologie museali. Nell’atelier della designer e stilista Maria Calderara l’ingresso delle opere e della ricerca dell’artista Tomaso Binga compiono un corto circuito capace di generare quella ambiguità semiotica che porrà i visitatori a muoversi in un abbecedario grammaticale inatteso e potente, in cui la dimensione dell’idea si traduce in poesia visiva e creazione sartoriali.

Left: Tomaso Binga, Poesia muta, 1977. Courtesy Archivio Tomaso Binga e galleria Tiziana Di Caro.
Right: Maria Calderara, san gallo in tessuto di ecopelle, omaggio alla carta da parati di Tomaso Binga #WWWWOMANWORDWRITINGFW26/27

Tomaso Binga noto pseudonimo adottato da Bianca Pucciarelli Menna nel 1971 – ha sempre operato in questa zona, complessa, di instabilità epistemologica. La volontà d’assumere un nome maschile significava, difatti, intervenire direttamente sulla struttura simbolica dell’autorialità, mostrando quanto il riconoscimento artistico fosse – o forse è ancora? – storicamente condizionato da gerarchie di genere. Non si trattava, come si potrebbe accusare, di un gesto di matrice mimetica, quanto, invero, di una profonda strategia critica, mediante cui “mettere allo scoperto il privilegio maschile che impera nel campo dell’arte” attraverso un’ironia spiazzante – tipica del genio femminino -. Ed è in tal modo che, in fondo, l’identità diventa materia performativa, vero e ampio campo di tensione tra ciò che si è e ciò che si può essere.

Left: Tomaso Binga, Alfabeto monumentale, prototipo della lettera W, 1976. Ph. credit Verita Monselles, Courtesy Archivio Tomaso Binga e galleria Tiziana Di Caro.
Right: Maria Calderara, giacca maschile destrutturata senza maniche, con intervento in panno bianco, rielaborazione della scrittura desemantizzata di Tomaso Binga
#WWWWOMANWORDWRITINGFW26/27

Se la ricerca di Tomaso Binga si è prontamente sviluppata in quel contesto straordinario delle neoavanguardie italiane, quando la parola smise di essere puro significante letterario per assumere una dimensione spaziale e corporea, oggi affiora la capacità, tutta sua, rispetto ad altre coeve esperienze e ricerche, di aver introdotto, e mantenuto, nel solco verbovisivo, un elemento che eccede nella riflessione sperimentale formale, ossia il ruolo allogato al corpo femminile non come oggetto di significazione linguistica, bensì linguaggio stesso – ed è impossibile non ripensare all’Alfabetiere murale, laddove ogni lettera nasceva da una posizione intellettiva; alle Scritture Arrampicate in cui la scrittura coincide con lo sforzo fisico; o ancora ai Grafici di storie d’amore entro cui l’esperienza emotiva si traduce in diagramma ironico, quasi analitico – .

Left: Tomaso Binga, Scrittura arrampicata diagonale, 1976, collage su cartoncino, 70 x 50 cm. Courtesy Archivio Tomaso Binga e galleria Simone Frittelli.
Right: Maria Calderara, puppet dress iconico nella stampa della collezione #WWWWOMANWORDWRITINGFW26/27

Maria Calderara entra in questo terreno così affascinante e complesso al contempo, per gemmare, nella sua progettazione di moda, una logica condivisa e non certo una narrazione illustrativa. La designer afferma come

Dal punto di vista concettuale #WWWWOMANWORDWRITINGFW26/27 si pone in continuità con la ricerca artistica e intellettuale di Binga, che fin dagli anni Sessanta attraverso la poesia visiva, il corpo e la parola, ha costruito una pratica fortemente politica, volta a denunciare l’esclusione endemica delle donne dal sistema dell’arte

e continua asserendo che

Il lavoro manuale impiegato nella realizzazione della collezione – prosegue Calderara – rimanda direttamente alla rimozione storica del lavoro artistico femminile, alla sua marginalizzazione. È lo stesso meccanismo che ha spinto Bianca ad adottare un nome maschile, rendendo evidente come l’accesso al riconoscimento artistico fosse, e in parte continui a essere, profondamente segnato da una disparità di genere

La prospettiva di Maria Calderara appare senza dubbio decisiva, nel momento in cui è sancito che l’abito non diventa supporto iconografico, in questo progetto condiviso, quanto, piuttosto, si ridetermina come ampio sistema sintattico. In fondo, la Storia della moda offre diversi momenti in cui il vestire si è avvicinato a una indagine indissolubilmente semiotica – dalle destrutturazioni giapponesi degli anni Ottanta alla tradizione italiana del progetto radicale – eppure Maria Calderara costruisce un percorso autonomo – qui un focus dedicato alla scorsa stagione – . La sua formazione in Architettura s’espande e fa capolino nella costruzione dei volumi e nella modularità dei capi, pensati come elementi trasformabili più che come silhouettes definitive e da un unico compito o ruolo. I lacci, gli elastici, le sovrapposizioni non servono a decorare; introducono una variabilità grammaticale.

Left. Tomaso Binga, Besos, 1974, collage su polistirolo, plexiglass, cm 17,5 x 13,2 x 5,5. Courtesy collezione privata e galleria Tiziana Di Caro.
Right: Maria Calderara, special bijoux on crinkled black felt #WWWWOMANWORDWRITINGFW26/27

Francesca Interlenghi, nel testo critico che dal 3 al 31 marzo accompagnerà il progetto espositivo #WWWWOMANWORDWRITINGFW26/27, ne coglie appieno il gheriglio semantico e ontologico, in particolare quando suggerisce quanto “l’arte come scrittura e l’uso combinato di parola, gesto e corpo” producono un esito “organico e radicale” migrando un concetto aleatorio verso la dimensione concreta dell’abito, non considerabile più mero oggetto ‘concluso’ ma al pari di una frase aperta, cosicché ‘indossare’ si ponga come sinonimo di atto del leggere e riscrivere in simultanea. Il principio stesso di sincronicità circolare abbraccia così le proprietà di quella tipica scrittura desemantizzata così definita nel tempo per Tomaso Binga, che affiora, qui, nei dettagli che disseminano i capi della collezione. Essi non sono certo citazioni rumorose, quanto, piuttosto, delle ritmiche afferenze, in eco alla poesia concreta, sì da traslare il quid semantico dalla parola al suo spostamento nello spazio. La traduzione si riversa sui tessuti, sulle creazioni sartoriali, poiché trasformano l’abito in pagina mobile, attraversata da segni che fungono da simboli di meravigliosa instabilità. Nel testo critico, proprio la Interlenghi riflette su tale concetto fondante:

Pensare il corpo come testo significa sottrarlo alla dimensione puramente biologica o funzionale e riconoscerlo come un apparato narrativo.

 
 
Maria Calderara, pantaloni in scuba e T-shirt in tulle, stampa giocata sulla ripetizione della Bi della firma di Tomaso Binga #WWWWOMANWORDWRITINGFW26/27

Secondo tale prospettiva, il lavoro della Calderara e della Binga si intessono secondo ciò che è definito ancora nel testo critico, una “forma di disobbedienza gentile ma radicale che accomuna questi due approcci, distanti per intenzioni, latitudine e contesto, eppure parte di una stessa geografia emotiva che trasforma i due registri – quello dell’arte e quello della moda – in dispositivi critici, in gesti di dissidenza. Quella estetica di Calderara non è solo uno slogan, ma un rituale quotidiano che ci ricorda che l’abito non dovrebbe servire a “stare al proprio posto”, ma a metterlo in discussione“.

Ben osservando, si comprende come la Semiotica della Moda emerga in tutta la sua complessità, giacché il vestire non è semplice comunicazione sociale, quanto, piuttosto, un processo di significazione in continuo mutamento, con spesso rintracciabili slittamenti tra codici tradizionali e nuove possibilità interpretative. Il progetto dello Spazio maria calderara rivela tali dinamiche nello spazio che il pubblico abiterà percorrendolo ed attraversandolo, dando vita a nuove trame esplorative più che estetiche. L’eco delle pratiche performative di Tomaso Binga si avverte soprattutto nei capi reversibili e modulabili, che invitano a un ribaltamento dell’identità, capaci di porre in crisi stereotipi consolidati. La moda diventa così una sorta di perimetrazione d’atto critico silenzioso, più vicino alla scrittura che alla rappresentazione, “coadiuvato da un sistema di segni, rende leggibile l’identità e allo stesso tempo riferisce della sua instabilità” come sottolineato dal testo critico.

Da un punto di vista storico, il progetto #WWWWOMANWORDWRITINGFW26/27 costruisce un dialogo implicito tra due tradizioni. Da un lato la ricerca artistica che, tra anni Sessanta e Settanta, ha interrogato il linguaggio come campo politico; dall’altro una linea della moda che ha messo in discussione la funzione normativa dell’abito. Entrambe convergono su una stessa intuizione: il corpo non è dato, ma costruito attraverso sistemi di segni, quella ridefinizione che mai ha fine, quella sintassi modulare che abita il mondo e il suo universo delle idee e delle azioni come fanno l’Arte e la Moda, come, da sempre, fanno Tomaso Binga e Maria Calderara, nelle loro ricerche e prospettive che, in questo momento non casualmente si incontrano aprendo, con il pubblico, un serrato confronto di sfida linguistica. Se potessimo immaginare una poetry slam session di altra identità culturale ecco, forse sta per avvenire nello SPAZIO MARIA CALDERARA, frutto di quella necessaria disobbedienza gentile eppur radicale di cui questo mondo ha bisogno.

WWWWOMANWORDWRITINGFW26/27
Collezione FW 2026/27 di Maria Calderara in dialogo con le opere di Tomaso Binga

SPAZIO maria calderara
Via Lazzaretto 15, 20124 Milano
Dal 3 al 13 marzo 2026
Lun – Ven 14.00-18.00
Ingresso libero
INFORMAZIONI:
Maria Calderara S.r.l.
Via Lazzaretto 15, 20124 Milano
T. +39 02 6705211 | info@mariacalderara.it | www.mariacalderara.it
www.instagram.com/mariacalderara/ – @mariacalderara
www.instagram.com/spaziomariacalderara/ – @spaziomariacalderara
Press CSArt – Comunicazione per l’Arte

Azzurra Immediato

Storica dell’arte, curatrice, progettista culturale ed art editor - Rivista Segno, Photolux Magazine, ArtsLife, Il Denaro, Ottica Contemporanea, stayinart - Firmataria del Manifesto Art Thinking, siede nel board di IAR, International Artist Residency e in Da.a per il progetto OLTRE/ legato alla fotografia e al territorio. Indaga progetti multidisciplinari di curatela e non solo. È stata consulente per Jaumann, unendo Arte, Giurisprudenza ed Intellectual Property. Dirige la Sezione Fotografia della kermesse VinArte. Collabora da anni con il Photolux e altre realtà simili. È docente di Storia del Costume e della Moda in IAAD Bologna e Ultime tendenze nelle Arti visive per ACCADEMIA ITALIANA, di Storia della Moda all’Istituto di Moda Burgo Bologna, di Sociologia della Moda presso l’Accademia Cappiello di Firenze e di Storia del Cinema e del Video in Accademia del Lusso a Milano. Collabora con Futuridea, occupandosi di curatela e progettazione culturale. Dal 2020 in DOT-Net|Sartoria Digitale si è occupata di marketing, brand identity e comunicazione aziendale.

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