La Galleria Open Art di Prato, ospita Plasmare l’idea. Sculture e scultori oltre il XX secolo, una collettiva che indaga l’evoluzione del linguaggio plastico dalla metà del Novecento a oggi. La mostra si inserisce nel ricco panorama culturale di una città che ha fatto dell’arte contemporanea uno dei suoi tratti distintivi. La rassegna è accompagnata da un testo critico di Beatrice Buscaroli. Il catalogo, edito da Masso delle Fate, è stato curato da Mauro Stefanini.
Il progetto espositivo riunisce opere di oltre venti artisti che hanno segnato la storia della scultura italiana e internazionale del secondo Novecento. Tra i nomi presenti spiccano maestri come Mirko Basaldella, Marino Marini, Emilio Greco e Beverly Pepper, accanto a figure fondamentali dell’astrazione costruttiva come Giuseppe Uncini e Mauro Staccioli, fino ad arrivare alle sperimentazioni più contemporanee di Luigi Mainolfi. Particolare attenzione merita la presenza di Marino Marini, scultore pistoiese che dedicò la sua vita all’esplorazione di temi archetipici come il cavaliere e la figura umana. L’artista, attingendo alla tradizione etrusca e medievale toscana, crea un linguaggio plastico capace di coniugare memoria antica e sensibilità moderna. Le sue opere, caratterizzate da una ricerca costante sulla struttura interna della forma, dialogano idealmente con quelle degli altri artisti presenti.
Le sculture in mostra conversano attraverso materiali diversi che spaziano dal bronzo alla ceramica, dal legno all’alluminio, fino al cemento e a soluzioni non tradizionali che aprono nuove possibilità espressive. Ogni opera testimonia infatti una ricerca specifica sul rapporto tra materia e significato, tra peso e leggerezza. Si alternano così terrecotte lavorate con pazienza artigianale accanto a ferri saldati e dipinti, mentre resine modellate convivono con marmi scolpiti secondo tecniche antiche. Questa varietà tecnica evidenzia come la scultura contemporanea sappia coniugare memoria storica e sperimentazione, creando un continuo dialogo tra tradizione e innovazione che attraversa tutto il percorso espositivo.
La mostra riflette inoltre sulle teorie critiche che hanno segnato profondamente la scultura del Novecento, partendo dalla riflessione formalista di Clement Greenberg per arrivare alle analisi più complesse di Rosalind Krauss e Georges Didi-Huberman sul corpo, l’impronta e lo spazio. Questi riferimenti teorici non sono semplici coordinate accademiche, ma strumenti per comprendere come gli artisti presenti abbiano interpretato e trasformato il medium scultoreo. Alcuni di loro intervengono nello spazio pubblico con installazioni monumentali che ridefiniscono il rapporto tra opera e contesto urbano, mentre altri rileggono il mito attraverso torsioni formali che ne attualizzano il significato. C’è poi chi sperimenta con processi industriali, abbracciando materiali e tecniche della modernità, e chi invece preserva l’intimità del modellato a mano, mantenendo vivo il rapporto diretto tra artista e materia.
Questa eterogeneità di visioni dimostra proprio la vitalità del medium scultoreo, la sua capacità di adattarsi e rinnovarsi senza perdere la propria identità. Come scrive efficacemente Beatrice Buscaroli nel testo critico, si tratta di “esperienze, spesso contrapposte, che definiscono il ventaglio di posizioni su cui la pratica della scultura sembra inverarsi”. Dalla narrazione evocativa alla pura struttura formale, dalla monumentalità alla fragilità, ogni opera presente traccia una possibile direzione per il linguaggio plastico.
Plasmare l’idea dimostra in definitiva che la scultura rimane una “lingua viva”, uno strumento capace di dare forma concreta al pensiero e all’immaginazione. La rassegna non celebra solo maestri affermati ma costruisce piuttosto un dialogo tra generazioni e poetiche diverse. In un’epoca dominata dal digitale e dall’immateriale, questa esposizione riafferma il valore della tridimensionalità e del rapporto fisico con l’opera. Un’occasione preziosa per scoprire come la materia diventi veicolo di senso nelle mani degli artisti. Colo che hanno ridefinito i confini della tridimensionalità, dimostrando che “saper fare” significa anche saper pensare, saper tradurre l’idea in forma compiuta.
Plasmare l’idea. Sculture e scultori oltre il XX secolo
Galleria Open Art, Prato
A cura di Beatrice Buscaroli
Catalogo a cura di Mauro Stefanini
Foto di Stefano Fallarini
Dal 29 novembre 2025 al 28 febbraio 2026
