Pleasure Garden
Erica Campanella, Untitled #2, Love Me, 2018, courtesy Podbielski Contemporary

Pleasure Garden, il Kairos del desiderio

Il piacere del corpo e dell’animo si intrecciano per cercare sempre nuove relazioni e sensazioni. Generano un paesaggio umano che vive di emozioni intime e si rivela attraverso immagini che sono come un cinéma vérité della sessualità la cui regia è affidata a Voluptas. Divinità nata dall’unione di Amore e Psiche, narrata da Apuleio nelle Metamorfosi, è emblema di godimento, gioia e diletto, filo conduttore della mostra che ha da poco inaugurato alla galleria Podbielski Contemporary di Milano con il titolo Pleasure Garden. 

Unacollettiva sul tema della fotografia di nudo che raccoglie i lavori di una ventina di autori diversi per approccio e indole estetica. Le ragioni di un mostrare che risuona quasi come uno statement contro la pratica odierna della mercificazione dei corpi e che in armonico equilibrio tra poetico lirismo e provocante voyeurismo rivela tutta la vitalità dell’essere umano.

Varie strategie sottendono la scelta delle opere in mostra” spiega il curatore Pierre André Podbielski.“Innanzitutto mi ha guidato un gusto mio personale, un innamoramento, un impulso. Ho cercato di mantenere salda la mia coerenza di fondo, perseguendo il valore dell’eleganza e suggerendo uno sguardo meno scontato nei confronti del nudo. Ci sono cose abbastanza forti e trasgressive, altre che sono semplicemente belle. E non da ultimo mi ha mosso la volontà di coinvolgere altri colleghi: mi piaceva l’idea di approfittare di questa mostra per poter collaborare, cosa piuttosto rara nel nostro settore.”

Da Ferdinando Scianna che in Amsterdam Tempo passato (1990) ritrae l’iconica modella Marpessa Hennink a Michael von Graffenried che nell’opera Couple sur ponton immortala una giovane coppia distesa su un pontile, passando per René Gröbli che nello scatto The Eye of Love con straordinaria delicatezza ferma il tempo, e l’amore, sulla moglie Rita distesa sul letto della camera di albergo durante il loro viaggio di nozze, fino all’uomo di Ohad Matalon colto nell’atto della masturbazione nell’immagine dal titolo For the Self Cherishing Mind (Concentration), la mostra dà origine a un territorio sconfinato di esperienze e visioni a cui l’osservatore, mosso da un’attrazione cerebrale e sensuale, può affidare sensazioni di appartenenza. 

C’è poi il grande tema della scultura passata e il suo accostamento al tema presente insieme al desiderio di rispecchiare l’arte nella vita e la vita nell’arte. Una predilezione per il classico di cui si fa meravigliosa portavoce Erica Campanella nella serie Love me. Insegnante di storia dell’arte diplomata a Brera in pittura, per molti anni ha lavorato come pittrice e restauratrice fino a che non ha deciso di travasare la sua formazione accademica, l’ossessione per la perfezione della forma, dentro una fotografia che assume a riferimento il senso neoclassico del bello. 

“Un piccolo mondo, dove ogni donna può riconoscersi” racconta l’artista “attraverso le immagini di una donna che liberata da tabù indossa il suo abito più naturale, la nudità, e ritrova sé stessa nell’istintiva ed elegante ancestrale contemporaneità” .

Amore, bellezza, ricordo. Erica Campanella offre e svela mediante un racconto il corpo femminile. Quel corpo che nel passato si velava di paure ed incertezze, ora si veste della sua nudità, trovando nella sua carne il suo abito naturale. Un corpo che lega insieme intimità ed eros, attesa e possibilità. Le gambe, le labbra e le mani si scoprono linfa vitale di emozioni, di gesti. Danzano, si muovono. 

“Il fato ha voluto che incontrassi e mostrassi le mie foto a Pierre (Podbielsky ndr). Da li è nata un’amicizia unita dalla comune passione per il nudo, per il bello e per l’emozione mai scontata che dietro vi si cela. Lui è un uomo estremamente colto e pieno di energia e questo ha dato vita a un continuo scambio di idee e ricerca di immagini sfociate dapprima nella partecipazione all’edizione dello scorso anno di MIA Photo Fair e da ultimo in questa mostra presso la sua galleria. Con questo lavoro ho cercato di scoprire il velo di pudore che copre le zone più profonde del nostro animo dove tendiamo a relegare la sessualità e il desiderio, dove tutto deve essere nascosto, proibito o censurato per un’ormai nostra attitudine moralista. Ho cercato di farlo con gentilezza, amore e cura del bello senza mai dimenticare che c’è anche del dolore nel processo dell’essere guardati. So bene che il tema è difficile, già ampiamente discusso e interpretato ma questa è la mia passione quindi sarà dura farmi smettere!”

Pleasure Garden, Podbielski Contemporary
Milano, Via Vincenzo Monti 12
Fino al 15 aprile 2020
Ingresso libero: Martedì – Venerdì 14.30-19.00 – Sabato su appuntamento