Sabe
Giuseppe Incorpora, Veduta di Acicastello da Acitrezza, albumina, 1855 circa. Courtesy Collezione Malerba

Un viaggio nella memoria visiva con ‘’Le immagini che conservo. Opere fotografiche dalla Collezione Malerba‘’

La Fondazione Oelle accoglie la mostra “Le Immagini che Conservo”, un’affascinante esposizione di opere fotografiche dalla Collezione Malerba. Attraverso una selezione curata di immagini, la mostra invita il pubblico a esplorare temi di memoria, identità e la bellezza della vita quotidiana, offrendo un’opportunità unica di riflessione e connessione.

La Collezione Malerba, che nella sua totalità comprende oltre mille opere, è caratterizzata da una straordinaria varietà di generi fotografici: dalla fotografia documentaristica a quella artistica, la collezione offre un panorama ricco e diversificato.
Ciò che unisce queste opere è la capacità di ogni fotografo di raccontare storie attraverso le immagini, creando un dialogo tra il pubblico e il mondo che ci circonda.
Ogni fotografia è un invito a esplorare, riflettere e connettersi con le emozioni e le esperienze altrui; non si tratta solo di un insieme di opere fotografiche, ma rappresenta un viaggio personale e una testimonianza della passione per l’arte visiva, un atto di amore e responsabilità, che va oltre il semplice ‘’accumulo’’ di immagini.

Questa esposizione rappresenta un viaggio emozionale attraverso il mondo della fotografia contemporanea, offrendo uno spaccato di storie personali e collettive che si intrecciano in un dialogo visivo affascinante. La mostra, curata da Andrea Elia Zanini racconta la visione di un collezionismo attivo, emozionale e aperto al futuro con un viaggio visivo attraverso due secoli di fotografia e presenta una varietà di opere che abbracciano diversi stili e tecniche fotografiche. Ogni immagine è una testimonianza della capacità della fotografia di catturare l’essenza di momenti significativi, fungendo da custode della memoria. Le fotografie in mostra si concentrano sulla complessità della memoria, rivelando come le immagini possano definire e riflettere l’identità di un individuo o di una comunità.
Ritratti e scene intime creano un legame profondo tra il soggetto e l’osservatore. La bellezza della natura emerge in molte opere, invitando il pubblico a riflettere sul nostro rapporto con l’ambiente. Le immagini di paesaggi, spesso accompagnate da una sensazione di malinconia, ricordano l’importanza della conservazione del nostro patrimonio naturale. Alcuni scatti catturano momenti di vita quotidiana, trasformando il banale in straordinario. Queste fotografie ci incoraggiano a trovare significato e bellezza nelle esperienze quotidiane, rivelando storie che altrimenti potrebbero sfuggire.

Attraverso un viaggio di oltre due secoli di storia, troviamo 100 opere fotografiche, che raccontano le prime visioni ottocentesche della Sicilia per arrivare al linguaggio universale della fotografia contemporanea. Foto rare, che raccontano la Sicilia del Grand Tour e dimostrano la nascita dell’identità moderna dell’isola, vengono firmate da Giorgio Sommer, Giuseppe Incorpora, James Anderson, Giovanni. Maestri del Novecento, invece, come Gabriele Basilico, Luigi Ghirri, Guido Guidi, Mimmo Jodice, Massimo Vitali, raccontano intimamente un’Italia, che attraversata da tensioni culturali, affronta le trasformazioni sociali del tempo. Inoltre, quell’interesse per la fotografia come linguaggio universale alla base della Collezione Malerba, viene fomentato in questa esposizione, grazie allo spazio dedicato alla sfera internazionale con una raccolta fotografica giapponese e occidentale. Conclude il percorso la produzione fotografica di due giovani, Giulia Iacolutti e Alessandra Leta, entrambe vincitrici del Premio Mila per la Fotografia Contemporanea.

Andrea Elia Zanini, il curatore della mostra, ci racconta l’importanza della fotografia nel panorama contemporaneo, intesa come patrimonio, sottolineando gli aspetti che contraddistinguono la ‘’mission collezionistica’’ Malerba.

Mery Scalisi: Qual è il filo conduttore che ha guidato la scelta delle opere esposte e come si inserisce nel contesto della fotografia contemporanea?

Andrea Elia Zanini: Il progetto della mostra nasce da una riflessione sulla fotografia come spazio di tensione, tra documento e interpretazione, tra memoria e costruzione del senso. La selezione delle opere non segue un criterio cronologico o stilistico, ma si fonda su una coerenza di sguardo che attraversa epoche e geografie diverse, interrogando il modo in cui le immagini contribuiscono non solo a raccontare, ma anche a influenzare la percezione della realtà. La mostra si configura come un dispositivo critico che mette in dialogo fotografia storica e contemporanea, evidenziando la persistenza di questioni centrali come il rapporto tra autore e soggetto, tra luogo e identità, tra intenzione narrativa e ricezione dell’immagine. In questo senso, la fotografia non è presentata come semplice registrazione del reale, ma come linguaggio interpretativo capace di produrre significato e memoria condivisa.

M. S. L’esposizione offre una visione unica sulla fotografia italiana e internazionale del Novecento. Qual è il ruolo della fotografia come mezzo di documentazione e di espressione artistica nella società contemporanea, e come si riflette questo nella collezione Malerba?

A. E. Z. Nonostante le profonde trasformazioni tecnologiche e culturali, la fotografia continua oggi a svolgere molteplici ruoli. Da un lato rimane uno strumento di documentazione, capace di testimoniare i cambiamenti sociali, culturali e territoriali, dall’altro è un mezzo attraverso cui gli artisti interpretano, interrogano e talvolta mettono in crisi la realtà che rappresentano. La collezione Malerba riflette pienamente questa ambivalenza. Le immagini ottocentesche della Sicilia e del Mediterraneo restituiscono un territorio e un’epoca in trasformazione, mentre le opere del Novecento e contemporanee, da Basilico a Ghirri, da Moriyama a Struth, mostrano una fotografia che non si limita a osservare, ma partecipa attivamente alla costruzione del senso. In questo modo, la fotografia diventa uno strumento per comprendere il presente, esplorando il rapporto tra individuo e collettività, tra spazio fisico e memoria culturale, tra immagine e percezione.

M. S. La collezione Malerba è un importante patrimonio fotografico. Qual è il valore storico e artistico di questa collezione e come si è evoluta la sua presentazione e interpretazione nel corso del tempo?

A. E. Z. Il valore della collezione Malerba risiede nella sua capacità di coniugare ampiezza temporale e coerenza concettuale. Non si distingue soltanto per la rilevanza degli autori rappresentati, ma soprattutto per la visione che la sostiene. Una fotografia intesa come patrimonio culturale vivo, capace di mettere in relazione storia individuale e memoria collettiva. Un momento chiave in questo percorso è stata la nascita, nel 2004, del Fondo Malerba per la Fotografia, che ha trasformato il collezionismo privato di Alessandro Malerba in un progetto culturale e sociale strutturato. Attraverso mostre, premi e attività formative, la collezione viene costantemente riletta e aggiornata, mantenendo un dialogo aperto con la fotografia contemporanea e con le nuove generazioni di artisti. In questo senso, un ruolo fondamentale è svolto dal Premio Mila, grant di acquisizione rivolto ad artisti under 40 che lavorano con la fotografia. Attraverso una open call e una giuria composta da esperti del settore, viene selezionato ogni anno un progetto meritevole. L’ingresso in collezione delle vincitrici delle ultime edizioni, Alessandra Leta e Giulia Iacolutti, testimonia una concezione dinamica e in continua evoluzione della collezione, capace di riflettere le trasformazioni del linguaggio fotografico e della società contemporanea.

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