ArtVerona 2026

Pina Della Rossa. Il lungo esercizio dello sguardo

La retrospettiva dedicata a Pina Della Rossa alla Casina dei Mosaici di Villa Favorita a cura di Giovanni Cardone e AREA24Space ha avuto il valore raro di una ricognizione complessiva, capace di restituire l’unità di un percorso che attraversa oltre quarant’anni di ricerca.

Viaggio lungo e silenzioso non è stato soltanto un titolo suggestivo, ma la definizione più esatta di una pratica artistica costruita nel tempo come disciplina dello sguardo, esercizio paziente di ascolto del reale. All’interno della cornice settecentesca della Casina, il dialogo tra opere dagli anni Ottanta a oggi ha messo in evidenza la coerenza di una poetica che, pur attraversando linguaggi differenti, mantiene intatto il proprio centro: la fotografia come strumento di indagine esistenziale, etica e percettiva. In Della Rossa l’immagine nasce come atto di selezione, di sottrazione, di concentrazione. La realtà viene attraversata per frammenti, per dettagli minimi, per scarti apparentemente marginali che, isolati dall’evidenza del contesto, acquistano una forza simbolica inattesa. È proprio in questo scarto che si gioca l’originalità della sua ricerca in quanto la fotografia non insegue l’evento, ma la traccia naturale, non si affida alla spettacolarità del visibile, ma alla sua latenza. Cemento, ruggine, lamiera, rami, superfici consumate diventano luoghi di condensazione del senso e solo così il naturale e l’artificiale perdono la loro opposizione e confluiscono in una stessa geografia interiore, dove il paesaggio esterno coincide progressivamente con una mappa psichica.

La retrospettiva ha chiarito come questo sguardo si sia costruito nel tempo come forma di resistenza alla superficialità iconica. Dai progetti come Cantieri a Dopo la battaglia, fino al lungo work in progress di Segni permanenti, emerge una concezione dell’arte come pratica di responsabilità: osservare significa prendere posizione, restituire dignità a ciò che viene normalmente scartato, reso invisibile, consumato. In tal senso il lavoro opera una vera risignificazione dello spazio razionale dell’inquadratura e il frammento diviene porzione scelta di mondo, carica di memoria e tensione emotiva. La camera interroga il reale cosicché ogni dettaglio isolato si trasforma in una soglia.

La dimensione autobiografica, lungi dal ripiegamento intimistico, si dilata in una forma di testimonianza collettiva. L’artista utilizza il proprio vissuto come filtro per leggere le tensioni urbane, sociali, politiche, mentre il corpo, la materia, il paesaggio entrano in risonanza, generando immagini che oscillano costantemente tra identità e alterità, memoria e trasformazione. La retrospettiva ha mostrato inoltre come, nel corso degli anni, tale pratica si sia ampliata in direzione installativa e performativa, senza mai perdere il nucleo originario: la centralità dello sguardo come atto conoscitivo. Anche quando la fotografia dialoga con la pittura o con la costruzione spaziale-modulare, permane la stessa attenzione per l’intervallo, per la sospensione, per ciò che si sottrae alla presa immediata. Nei cicli più recenti, come nei Puzzle e nei Landscape, il paesaggio assume una qualità metafisica: la natura si trasforma in organismo simbolico, attraversato da nervature, stratificazioni, fratture, il visibile si eclissa per lasciare emergere una dimensione mentale, dove l’opera si trasforma in spazio di proiezione e di risonanza emotiva.

Questa retrospettiva ha avuto dunque un valore storico oltre che critico: ha permesso di leggere l’intera produzione di Pina Della Rossa come un unico ciclo coerente, articolato in capitoli successivi di una stessa indagine. Ogni serie non annulla la precedente, la prolunga, la intensifica, generando immagini che scavano il presente trasformando il dato ambientale in materia concreta, silenziosa e concettuale La sua fotografia, centrata sul frammento minimo del naturale risignificato, dimostra come la visione possa ancora essere uno strumento di conoscenza e non soltanto di consumo, offrendo una lezione sul valore della lentezza, della coerenza e della responsabilità dello sguardo.

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