Ivana Spinelli, La Dea, segno che guarda e resta v^v^v (dettaglio), 2017. Courtesy GALLLERIAPIU e l’artista. Foto di Stefano Maniero

Ivana Spinelli: “Contropelo”

Segni indecifrabili decorano fogli di carta, spoglie tele-contenitori o arredi linei di vario genere. Sono le opere ideate da Ivana Spinelli per Contropelo, mostra a cura di Claudio Musso e visibile fino al 28 marzo presso Gallleriapiù di Bologna.

Prendendo le mosse da Zig Zag Protofilosofia, progetto incentrato sullo studio del “linguaggio della Dea” in cui sono riprese le indagini dell’archeologa e linguista lituana Marija Gimbutas, Ivana Spinelli (Ascoli Piceno, 1972 – vive e lavora tra Berlino e Bologna) ci fa addentrare in un singolare idioma originario dell’arcaica società matrilineare e pacifica ‘Gilanica’ (diffusa in tutta l’Antica Europa nel Neolitico) attraverso lavori che rispecchiano la sua poliedricità artistica: dalle sculture ai libri d’artista, dalle performance ai disegni.

In questa sua seconda personale nella galleria bolognese l’artista s’incentra su primitive formazioni “a pettine” tipiche delle incisioni e iscrizioni preistoriche approfondite dallo Gimbutas nel suo libro “Il linguaggio della Dea” (Venexia, Roma 2008). Segni che, evocando parti anatomiche del sistema arterioso e venoso umano, rivivono in tutte le opere qui esposte mettendoci difronte a forme sedimentate nella nostra memoria collettiva. Solo osservandoli l’utente potrà rendersi conto che tali segmenti, zigzag, bastoncelli e spirali ricorrono frequentemente, come elementi decorativi, nel mondo contemporaneo – esemplare è il selciato esterno di una chiesa in Sardegna ove Ivana eseguì nel 2017 l’intervento pittorico “Chevron I“, nell’ambito di Contemporary – Festival Arte d’Avanguardia a Donori (CA), per evidenziare la particolare disposizione delle pietre con un rimando alla sovrapposizione culturale che vede sorgere nuovi templi religiosi sulle fondamenta di luoghi di culto appartenenti a credi diversi – anche se, ormai, risultano privi di significato. Sensi, oggi, ripristinati dall’artista così da dar vita a un “nuovo” linguaggio basato su icone che ritornano sia nei suoi disegni (“Zig Zag Protofilosofia – Serie di segni”, 2017-18) sia nei supporti digitali. Infatti, grazie all’inventiva ironica che da sempre la contraddistingue, Ivana ha creato degli stickers colorati – “Zigo Zago Stickers” (2018) – utilizzabili tramite un’apposita APP. Tracce grafiche basilari come la V formano – per accoppiamento, duplicazione o reiterazione – sequenze che manifestano una potente valenza significante: esemplari di ciò sono le brevi linee spezzate della V che accostate possono essere interpretate come onde allusive al moto dell’acqua. Il gergo messo a punto, prima studiato su carta, è stato successivamente sviluppato e trasposto su sculture «perdendo» – come giustamente ci fa notare il curatore – «da un lato quell’impalpabilità connaturata nella concettualizzazione verbale, ma conquistando dall’altro una rinnovata materialità profusa per lo più di sostanze naturali come il legno». Sacche (“Testo, rifugio per viventi 1 e 2“, 2019), lettighe (“Meditation place”, 2019) e portantine (“Zig Zag portatile”, 2019) caratterizzano le opere plastiche disseminate nelle sale della sede espositiva ove ritornano ossessivamente le semplici figurazioni dell’antichissimo codice rintracciato. Lavori da cui si evince un’esigenza nuova che va al di là della mera contemplazione: essi, infatti, chiedono di essere indossati o utilizzati in quanto contenitori di segrete foglie, rami o altri manufatti naturali realizzati ad hoc dall’artista – richiamando alla mente il rito dei “nascondigli privati”, luoghi in cui ogni bambino immette il proprio bottino segreto che, dimenticato, sarà ritrovato solo a distanza di anni – oppure, come nel caso di “Meditation place” (2020), invitano lo spettatore al riposo riflessivo, destinazione rivelata nella performance messa in atto durante la Art Night bolognese conseguita in occasione della 44esima Arte Fiera.

Oltrepassando i confini imposti dal tempo Ivana Spinelli ci conduce in un viaggio a ritroso nella storia, facendoci esplorare un mondo altro ove la memoria di passate culture è recuperata per essere nuovamente trasmessa e adattata all’uso contemporaneo. 

“Contropelo” di Ivana Spinelli
dal 23 gennaio al 28 marzo 2020
Gallleriapiù
via del Porto, 48 a/b – 40122 – Bologna
orario: martedì e mercoledì 14:30 – 19:30;
giovedì e venerdì 12:00 – 19:30;
sabato 11:00 – 19:00
tel: +39 051 5179675
email: info@galleriapiù.com
sito: www.gallleriapiù.com

Maila Buglioni

Storico dell’arte e curatore. Dopo la Laurea Specialistica in Storia dell’arte Contemporanea presso Università La Sapienza di Roma frequenta lo stage di Operatrice Didattica presso il Servizio Educativo del MAXXI. Ha collaborato con Barbara Martusciello all’interno dei Book Corner Arti promossi da Art A Part of Cult(ure); a MEMORIE URBANE Street Art Festival a Gaeta e Terracina nel 2013 e con il progetto Galleria Cinica, Palazzo Lucarini Contemporary di Trevi (PG). Ha fatto parte del collettivo curatoriale ARTNOISE e del relativo web-magazine. Ha collaborato con varie riviste specializzate del settore artistico. È ideatrice e curatrice del progetto espositivo APPIA ANTICA ART PROJECT. È Capo Redattore di Segnonline, coordinando l'attività dei collaboratori per la stesura e l’organizzazione degli articoli, oltre che referente per la selezione delle news, delle inaugurazioni e degli eventi d’arte. Mail maila@segnonline.it; maila@rivistasegno.eu