“Salto” | Intervista ai curatori e agli artisti

Una collettiva che propone al pubblico molteplici espressioni artistiche all’interno degli ambienti del Centro per l’Arte Contemporanea “Palazzo Lucarini Contemporary” di Trevi, visibile fino al 12 giugno 2022.

Quattro artisti contemporanei – differenti per generazione, pratica artistica e formazione – animano gli articolati ambienti del Centro per l’Arte Contemporanea “Palazzo Lucarini Contemporary” di Trevi, ove è ubicata “Salto”. Una collettiva, a cura di Maurizio Coccia e Mara Predicatori, che offre l’opportunità di osservare differenti modalità espressive grazie alle opere di Pierluigi Calignano, Fabio Giorgi Alberti, Gian Maria Marcaccini e Gioacchino Pontrelli. Obiettivo della mostra è l’esigenza condivisa dai quattro artisti menzionati non riguardo ad una specifica tematica bensì sulla necessità di dialogare e far dialogare le rispettive espressioni artistiche, progettando e ricavando, fra gli spazi di Palazzo Lucarini, un momento di sospensione come risposta all’attuale, comune e diffusa sensazione di precarietà.

Per approfondire il progetto ho avuto il piacere di intervistare uno dei due curatori: Maurizio Coccia.

Maila Buglioni: «“Salto” è un progetto nato dalla necessità di dialogare e far dialogare le espressioni artistiche di quattro differenti artisti, progettando e ricavando, fra gli spazi di Palazzo Lucarini a Trevi, un momento di sospensione come risposta alla comune e diffusa sensazione di precarietà. Raccontatemi quando è nata la collettiva e se a riunire gli artisti siete stati voi curatori o se il progetto nasce come opera a più voci.»

Maurizio Coccia e Mara Predicatori: «La spinta iniziale nasce da un’intuizione di Pierluigi Calignano, il quale ci propose un progetto un po’ fuori dagli schemi usuali, cioè riunire diverse personalità intorno a uno spazio particolarmente connotato, com’è Palazzo Lucarini, in un dialogo corale dove – oltre agli artisti – lo spazio stesso e il paesaggio che si intravede dalle finestre fossero a loro volta interlocutori e non semplici elementi passivi. Il progetto è quindi nato e cresciuto in modo organico da questa intuizione. Pierluigi conosceva bene il nostro modo di lavorare: aperto, dialogico e di mutuo scambio. Aveva già collaborato con noi e sapeva che raramente a Palazzo Lucarini lavoriamo su progetti chiusi e opere scelte a tavolino. Ci piace stare nei processi, cavalcarli e vedere cosa nasce nel dialogo. Pertanto, Pierluigi ci ha presentato un gruppo di artisti che potessero condividere i nostri valori, e alla fine il risultato di questa combinazione ci sembra davvero notevole.»

M. B.: «Perché avete deciso di intitolare la mostra Salto

M. C. e M. P.: «Anche in questo caso, il processo è stato condiviso; dopo vari tentativi, alla fine Salto è parso a tutti il termine che meglio interpreta le prerogative della mostra. È un titolo che traduce il senso di incertezza e precarietà che, per esempio, separano l’ideazione di un’opera dalla sua realizzazione. E, anche, fa pensare all’adrenalina di chi si lancia in una nuova avventura. Salto indica un momento di passaggio, una sorta di ritualità laica che conduce al cambiamento. La condizione di passaggio, implicita nell’idea del salto, è una metafora potente. La sospensione necessaria, l’abbandono delle resistenze, un vuoto costruttivo su cui lanciarsi in volo nei momenti di crisi, il traghettare ciò che si è in un altro luogo, l’incontro con il diverso … Insomma, “Salto” è una parola piena di possibilità, non un titolo chiuso né deterministico.»

M. B.: «Una collettiva affatto scontata in quanto riunisce quattro differenti approcci artistici, pratiche espressive, generazioni e formazioni. Quali sono state le difficoltà e le esigenze di ognuno dei singoli artisti?»

M. C. e M. P.: «Nessuna difficoltà da segnalare. Fin da subito c’è stata un’armonia davvero rara. Si trattava di personalità diverse, ma unite dallo stesso orientamento esistenziale, prima che artistico. Le diverse esigenze sono confluite in un costante pratica dialogica, priva di ogni elemento competitivo. Tutto è stato fluido, professionale, coinvolgente. A livello pratico, semplicemente ognuno ha scelto una stanza individuale che fosse funzionale alla sua idea e, poi, le stanze rimanenti sono diventate i luoghi di incontro tra le diverse opere, alcune nate proprio da questa compresenza. Alla fine del processo e a mostra allestita, ci sentiamo di dire che forse la radice comune di questi autori risiede proprio nell’abilità di far dialogare fra loro spazio e opere. Pur essendo artisti diversi per formazione, anagrafe e per l’utilizzo personale dei mezzi espressivi, tutti operano proprio sul linguaggio, in qualche modo. Lavorano con materiali eterogenei di cui alterano usi, funzioni, legami compiendo un’azione di manipolazione fisica che diviene anche semantica. Sono quindi anche operazioni linguistiche le loro opere. E nuovi sensi e risonanze entrano “in dialogo” là dove le opere si interfacciano tra le mura del museo.»

M. B.: «Ricordo molte bene, nonostante siano passati diversi anni da quando sono venuta l’ultima volta a visitare una vostra mostra presso Palazzo Lucarini Contemporary, gli spazi articolati e molteplici di cui è costituito: dagli ambienti interni a quelli esterni ove si può osservare lo splendido panorama della piana perugina. Illustrateci, quindi, come questi spazi sono stati allestiti.»

M. C. e M. P.: «Ogni ambiente di Palazzo Lucarini è portatore di una particolare capacità evocativa. Quando è possibile, come in questa occasione, infatti, lasciamo filtrare la luce naturale, oltre alla suggestione del paesaggio, dalle finestre. Questi due elementi – nonché il retaggio storico, chiaramente percepibile, delle stanze – hanno giocato un ruolo centrale, spesso, anche direttamente ispirativo, nelle scelte allestitive. Con Salto, poi, ogni stanza ha acquisito una personalità diversa. Le opere, più che singoli pezzi, sono installazioni complesse la cui associazione e ambientazione genera atmosfere singolari. Si attraversano sale trasformate da sorte di rivestimenti e pitture che alterano la fisionomia degli spazi, della luce e i loro riverberi generando un ordine e/o un caos diversi (Pierluigi Calignano); altre sono modificate da giochi di specchi, “stendardi” che ne spezzano la volumetria e filtri apposti alle finestre (Fabio Giorgi Alberti); gli ambienti di Gian Maria Marcaccini sono allusivi, metafore in bilico tra primitivismo e atmosfera post-apocalittica; i paesaggi umbri frantumati e ricomposti di Gioacchino Pontrelli, poi, dialogando con il paesaggio che si vede dalla finestra e creano un gioco interno/esterno spiazzante e di forte seduzione visiva.»

M.B.: «In Salto si evidenziano affinità e divergenze dei quattro artisti. Principale affinità è l’esigenza di oltrepassare quel senso di precarietà che attualmente affligge il settore dell’arte. Gli artisti qui coinvolti come hanno reagito ovvero le loro opere hanno proposto interrogativi o risposte al fruitore?»

M.C.  e M. P.: «Pensiamo – noi curatori insieme agli artisti – che l’arte non abbia il compito di fornire risposte, né di presentare una “facciata” rassicurante verso le tensioni del nostro tempo. Piuttosto, siamo convinti assertori della sua capacità di tenere in equilibrio le contraddizioni della realtà mediante la capacità – tipicamente dell’arte – di cambiare il punto di vista, di offrire strade laterali.»

M. B.: «Cosa vi aspettate, da curatori, che rimanga all’osservatore che visita Salto

M.C. e M. P.:«Forse il senso di un rinnovato “fare artistico”. Ma non si tratta di una nostalgia vetero-artigianale, manifatturiera. È più un “ragionar facendo”, una filosofia empirica che dai manufatti si rivolge alla speculazione sulla natura del linguaggio artistico e sui suoi esiti sensibili. Ma visto il genere di artisti, sicuramente lontana da ogni paludamento libresco; un’arte che sa essere riflessiva senza essere noiosa.»

M. B.: «A tal riguardo rivolgerei la domanda anche agli artisti coinvolti nella collettiva: Cosa vi aspettate, da artisti, che rimanga all’osservatore che visita Salto

Pierluigi Calignano: «La mostra, come lavoro di gruppo, è nata spontaneamente, in modo naturale, quasi come un dialogo a più persone del quale si ascoltano i diversi punti di vista in modo fluido. L’interazione con lo spazio di Palazzo Lucarini, poi, sembra quasi ideale. Spazio e lavori si bilanciano facendo percepire un diffuso senso di leggerezza ed equilibrio. Ecco, sarebbe bello che, a chi visiti la mostra, rimanesse un senso di leggerezza ed equilibrio. Di quelli che incuriosiscono e fanno riflettere».

Fabio Giorgi Alberti: «Spero che chi visiti la mostra riesca ad abbandonarsi all’esperienza estetica, a seguire le suggestioni formali e concettuali che in modi personali e complementari abbiamo deciso di condividere. Ogni visione è diversa in quanto vissuta da singole individualità, ma c’è una base che è possibile condividere, universale, alla quale tendiamo.”

Gian Maria Marcaccini: «Non ho aspettative definite a priori sull’esito. Mi farebbe piacere che il fruitore traesse spunto dalle opere per scoprire un senso o una narrazione personali. Immagino l’opera come possibilità per l’osservatore di ricongiungersi al proprio vissuto, per trovare nuove interpretazioni della società e cultura che vive, quasi come fosse un acceleratore di coscienza.

Trovo che la parte più utile e interessante dell’arte sia proprio questa interazione fra coscienze in cui l’artista, nel creare, fa il primo passo di una costruzione di senso più ampia e partecipata, in cui la somma è maggiore delle parti.»

Gioacchino Pontrelli:«La bellezza della mostra e la bellezza del paesaggio tutt’intorno che circonda Trevi e Palazzo Lucarini. Ed inoltre che provino ad immaginare noi quattro a tavola insieme con Mara e Maurizio che riflettiamo e discutiamo sulla mostra e sul Salto».

M.B.: «Inoltre, parallelamente alla mostra SALTO inaugura, presso la Cappella di Palazzo Lucarini, Translate Like A Knife di Panayiotis Andreou, prima mostra della serie “Boys don’t cry”, parte di un progetto collaterale che accompagnerà ogni nuova inaugurazione di Palazzo Lucarini, in collaborazione con Accademia di Belle Arti P. Vannucci di Perugia, a cura di Maurizio Coccia e Mario Consiglio. Come è nato questo progetto? E cosa può osservare qui il visitatore?»

M. C.: «Palazzo Lucarini è nato con una vocazione sperimentale e di ricerca, quindi l’orizzonte delle proposte giovanili è per noi vitale. La serie Boys don’t cry si inserisce proprio in questo solco. È una collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Perugia – con la quale entrambi collaboriamo da diversi anni – rivolta all’ascolto delle voci più originali e potenti, che si affiancherà periodicamente alle mostre che presenteremo nella sezione principale del percorso espositivo.»

“Salto” di Pierluigi Calignano, Fabio Giorgi Alberti, Gian Maria Marcaccini, Gioacchino Pontrelli

A cura di Maurizio Coccia e Mara Predicatori

fino al 12 giugno 2022

Centro per l’Arte Contemporanea “Palazzo Lucarini Contemporary”

via Beato Placido Riccardi – 06039 – Trevi – PG

Orario: da venerdì a domenica 15.30 -18.30 (per aperture fuori orario scrivere al numero WhatsApp: 3386772711)

Ingresso gratuito

Tel: +39 0742 381021 – +39 3386772711

email: info@palazzolucarini.it

website: http://www.palazzolucarini.it/

Maila Buglioni

Storico dell’arte e curatore. Dopo la Laurea Specialistica in Storia dell’arte Contemporanea presso Università La Sapienza di Roma frequenta lo stage di Operatrice Didattica presso il Servizio Educativo del MAXXI. Ha collaborato con Barbara Martusciello all’interno dei Book Corner Arti promossi da Art A Part of Cult(ure); a MEMORIE URBANE Street Art Festival a Gaeta e Terracina nel 2013 e con il progetto Galleria Cinica, Palazzo Lucarini Contemporary di Trevi (PG). Ha fatto parte del collettivo curatoriale ARTNOISE e del relativo web-magazine. Ha collaborato con varie riviste specializzate del settore artistico. È ideatrice e curatrice del progetto espositivo APPIA ANTICA ART PROJECT. È Capo Redattore di Segnonline, coordinando l'attività dei collaboratori per la stesura e l’organizzazione degli articoli, oltre che referente per la selezione delle news, delle inaugurazioni e degli eventi d’arte. Mail maila@segnonline.it; maila@rivistasegno.eu