Arco Madrid
Hélène de Franchis
Il respiro nascosto delle cose. Omaggio a Hélène, allestimento, Palazzo Oldofredi Tadini Botti - Torre Pallavicina. Foto Michele Alberto Sereni

Il respiro nascosto delle cose

La collettiva Il respiro nascosto delle cose, omaggio alla gallerista Hélène de Franchis la cui ricerca ne orienta lo svolgimento, prospetta accordi inediti tra le espressioni e i linguaggi sensibili ed eterogenei degli artisti in mostra.

Negli spazi fisici dell’architettura di Palazzo Oldofredi Tadini Botti e della chiesetta di San Rocco (Torre Pallavicina, BG) le corrispondenze esclusive delineatesi dalla curatela di Alberto Fiz generano visioni e suggestioni provenienti dal mondo riposto e intimo di differenti individualità a confronto tracciando i confini di un luogo ideale esteso oltre la tangibilità della materia. La mostra Il respiro nascosto delle cose. Omaggio a Hélène dispiega un percorso espositivo di quarantacinque opere articolato attraverso percettibilità e prospettive differenziate dal temperamento dei tredici artisti partecipi, molti dei quali rilevanti nella storia scritta proprio da Hélène de Franchis nella galleria Studio La Città di Verona: Stuart Arends, Gabriele Basilico, Eelco Brand, Luigi Carboni, Vincenzo Castella, Arthur Duff, Anna Galtarossa, Herbert Hamak, Jacob Hashimoto, Emil Lukas, Julia Mangold, Hiroyuki Masuyama, Franco Passalacqua. 

Gli spazi del piano nobile di Palazzo Oldofredi sono interrogati e trasformati dal dialogo condotto tra le opere di Stuart Arends, lavoro sensibile di astrazione e sintesi formale, compendio armonioso di ricerca scultorea e pittorica, e quelle di Julia Mangold, presenze austere, costruzioni modulari in metallo il cui apparente rigore geometrico cede alla sottile imprecisione della superficie; gli artisti definiscono, così, uno spazio lievemente disorientante in cui l’eco di un ordine classico si combina alla fragile dimensione umana. Straniante è anche l’intervento di Vincenzo Castella che, inserendo tre grandi fotografie in prospettiva del Martirio e trasporto del corpo decapitato di San Cristoforo, di Andrea Mantegna, nella sala affrescata con immagini ispirate alla Favola di Amore Psiche, attua una crasi di iconografie, luoghi e architetture; le immagini diventano varco inaspettato verso un’ulteriore spazialità. Nella medesima sala, la pittura su tela e su marmo di Luigi Carboni, che riunisce finemente e con cura minuziosa un certo gusto per il decorativismo, rappresentazione naturalistica e studio cromatico, consente il transito verso territori più intimi dell’individualità.  Segue la corrispondenza tra l’opera di Gabriele Basilico e quella di Emil Lukas in cui, se il primo rappresenta, attraverso l’azione fotografica, l’organismo complesso della città con le sue configurazioni e le sue variabili, il secondo sembra porre lo sguardo dinanzi ipotetici ingrandimenti imperscrutabili di materiali organici irreali in una composizione di segni ed elementi casuali interconnessi. Nel loggiato si innalzano i Totem di Franco Passalacqua, strutture di perfetto raccordo tra gli ambienti interni e quelli esterni, riunendo in sé la geometria severa dell’alluminio e l’irregolarità dell’acrilico applicato sulla superficie metallica che sembra alludere a fronde e ramificazioni vegetali. 

La mostra prosegue nei tre ambienti in mattoni delle cantine del Palazzo dove altrettanti artisti ne plasmano ingannevolmente la struttura. L’installazione inedita di Anna Galtarossa è espressione di profondi contrasti, manifestazione di un equilibrio precario e disturbante in cui convergono riferimenti a un immaginario confortevole di cura e protezione attraverso i tessuti utilizzati e il canto di ninna-nanna, ma anche sinistro e di apparente costrizione espresso dalla compresenza di una catena e corde annodate. Inedito e incomodo è anche l’intervento di Arthur Duff che, nell’ambiente buio della sala seguente, proietta le quattro lettere della parola inglese prey (preda) – facilmente associabile al verbo pray (pregare) – in continua rotazione e trasformazione celando, sovente, il significato correlato che diventa puro segno inafferrabile. Il terzo spazio è conquistato dai light box di Hiroyuki Masuyama con le sue rielaborazioni fotografiche dei dipinti di William Turner; come il pittore inglese, si fa interprete del paesaggio e delle sue declinazioni, nonché del valore evocativo della luce esplorando la dimensione intima che ne viene suggestionata. Emanazioni di stati e mutamenti d’animo sono anche i paesaggi reinventati di Eelco Brand, situati nell’area di passaggio verso l’esterno; le immagini dell’artista, digitalmente trasformate, si collocano, così, al confine fisico e intellettuale tra natura e artificio, tra realtà e immaginario. 

Nell’attigua chiesetta di San Rocco, le strutture sospese in bambù e carta di Jacob Hashimoto occupano lo spazio similmente ad organismi vegetali che, svincolati dalla presenza umana, invadono l’antica architettura rimodulandola; in contrasto, una bicicletta disegnata dallo stesso Hashimoto per l’artigiano veronese Dario Pegoretti è immobilizzata al pavimento su un piedistallo, privata della sua funzione diviene pura entità scultorea. I medesimi ambienti, la facciata della chiesa e il parco adiacente sono attraversati dagli elementi modulari in resina di Herbert Hamak, volumi solidi che pure appaiono smaterializzati dalla luce che li oltrepassa e dalle loro variazioni cromatiche.

Configurandosi come eredità fondamentale di Hélène de Franchis, emerge distintamente nella collettiva il desiderio di far convergere in una medesima intesa artisti accomunati non necessariamente dalla specificità di codici e intenti, quanto piuttosto da un’attitudine indomita di autonomia di pensiero e linguaggio rispetto alle tendenze più attuate e condivise. Il complesso componimento dialogico de Il respiro nascosto delle cosedefinito da pratiche e urgenze narrative molteplici definisce, così, nei confini di un luogo fortemente connotato dalla sua storia, uno spazio liminale di incontro e confronto fecondo di ipotesi, possibilità e stratificazioni di senso in grado di restituire la sensazione di un tempo sospeso oltre il rigore e lo svolgimento inevitabile del quotidiano.

Il respiro nascosto delle cose. Omaggio a Hélène
a cura di Alberto Fiz
Palazzo Oldofredi Tadini Botti, Torre Pallavicina (Bg)
Fino al 16 novembre 2025

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