Fulvio Morella al Fuorisalone Digital

Anche il Fuorisalone si adatta al distanziamento sociale e crea il format Fuorisalone Digital.

Nell’era del COVID-19, arte e design approfittano delle piattaforme digitali per mantenere un rapporto continuativo con il proprio audience. La milanese Design Week ospita ogni anno circa 400.000 presenze, per un indotto di quasi 19 miliardi di euro e 23.000 imprese da tutto il mondo.

Quest’anno la scelta imposta di annullare la manifestazione non ha fermato gli organizzatori che, come molti, hanno proposto un’edizione online, punto di partenza per piccoli eventi che si svolgeranno in autunno.

Molti designer sono stati invitati dagli organizzatori a prendere parte all’iniziativa. Tra questi Fulvio Morella, interessato alle forme e alla loro unicità, più che alla loro funzione, così da far diventare i suoi oggetti inutilizzabili. Tale ambiguità li rende oggetti d’arte piuttosto che di design, una ricerca iniziata 5 anni fa in seguito alla conoscenza della designer/artista Laura de Santillana e con l’amico Franco Mazzucchelli, con il quale collabora alla realizzazione di opere bifacciali.

Interessato alla quadratura del cerchio – evidente in uno dei suoi ultimi lavori Square the Circle – le sue forme eleganti ed essenziali sono rese attraverso l’utilizzo di strumenti pensati appositamente per il raggiungimento di tali risultati.

Così un vecchio tornio in lastra viene riadattato meccanicamente alla lavorazione del legno, portando alla realizzazione di Deep Oval. Il progetto artistico inedito, creato per la prima edizione del Fuorisalone Digitale, trae ispirazione da importanti precedenti della storia dell’arte: gli ovali di Fontana e l’arte optical.

La sua ricerca di produrre solo opere ‘uniche’, concetto che si muove in direzione contraria rispetto la produzione in serie che caratterizza gli oggetti di design, non è innovativa quanto la volontà di portare ad una concezione più artistica la tornitura del legno, tecnica associata alla produzione di utensili.

Il corpo di opere si inserisce all’interno della più ampia riflessione portata avanti da Sabino Maria Frassà, curatore e Direttore Artistico dell’ente no-profit, Cramum, che indaga l’intimo rapporto tra materia, arte e design.