Fred Sandback, Untitled (Sculptural Study, Six-part Construction), 1980 / 2019 Black acrylic yarn, dimensions variable Installation view Walking Through Walls, Gropius Bau, Berlin, 2019 2019 Fred Sandback Archive, photo: Mathias Völzke, courtesy: David Zwirner

Al GROPIUS BAU si cammina “oltre i muri”

In occasione del trentesimo anniversario della caduta del muro di Berlino – avvenuta il 9 novembre del 1989 e divenuta uno dei simboli più salienti dell’utopismo del XX secolo – e dell’incontrollato incremento in tutta Europa del nazionalismo estremo, del populismo e della nascita di nuove forme di segregazione reale e virtuale il GROPIUS-BAU ha sentito l’esigenza di produrre la mostra Walking Through Walls ovvero “Camminare attraverso i muri” con lo scopo di interrogarsi sull’attuale momento storico invitando ad una riflessione critica sull’impatto emotivo, psicologico e fisico di convivenza con le divisioni, sia reali sia metaforiche, messe in atto e sulla necessità di trascenderle.

Curata da Sam Bardaouil e Till Fellrath e finanziata da Kulturstiftung des Bundes, l’esposizione riunisce opere di 28 artisti provenienti da diverse località mondiali – Marina Abramović e Ulay, José Bechara, Sibylle Bergemann, Tagreed Darghouth, Jose Dávila, Willie Doherty, Smadar Dreyfus, Melvin Edwards, Dara Friedman, Dora Garcia, Zahrah Al Ghamdi, Mona Hatoum, Nadia Kaabi-Linke, Michael Kvium, Gustav Metzger, Reem Al Nasser, Christian Odzuck, Emeka Ogboh, Anri Sala, Fred Sandback, Aki Sasamoto, Regina Silveira, Siska, Javier Téllez, Samson Young, Yuan, Héctor Zamora – per dar luogo ad un’esperienza sui generis in quanto creata attorno a tre campi tematici intrecciati tra loro. Il primo riunisce lavori che esplorano la presenza fisica delle ‘pareti’ e la loro funzione di elementi di separazione che danno origine a luoghi intesi come spazi separati. Il secondo, invece, riflette sull’impatto che i ‘muri reali e metaforici’ hanno su coloro che ci convivono. Infine, il terzo mostra gli sforzi e le lotte necessari per superare le divisioni esistenti.
Inoltre, Walking Through Walls fa riferimento anche alla posizione geografica che caratterizza il Gropius Bau nella capitale tedesca: molteplici i siti simbolici esistenti nelle sue immediate vicinanze o visibili dalle stesse gallerie espositive tra cui un frammento del Muro di Berlino, la Topografia del Terrore situata nell’ex quartier generale della Gestapo, il parlamento di Berlino e il Memoriale agli ebrei assassinati d’Europa. «Questa mostra prende la caduta del muro di Berlino, avvenuta 30 anni fa, come punto di partenza anche se nasce principalmente per effettuare un’esplorazione del “muro nelle teste” delle odierne nazioni. Con l’ascesa della demagogia in tutto il mondo, nuovi muri, sia reali che immaginati, vengono eretti attraverso l’incitamento alle paure e ai pregiudizi. La mostra vuole, quindi, proporre una riflessione sul momento attuale: un tentativo di afferrare queste divisioni esistenti per affermare l’umana volontà di resistere a tutte le forme di oppressione», spiegano i curatori Sam Bardaouil e Till Fellrath.
Una situazione, questa, che abbraccia anche l’attuale contesto italiano ove feroci campagne politiche d’opposizione cercano di accaparrarsi sempre più voti in vista delle tanto invocate ‘future’ elezioni nazionali.
Ritornando all’esibizione tedesca mi preme sottolineare la vasta gamma di media impiegati nei tantissimi interventi artistici proposti: dalla pittura alle opere su carta, dalla scultura alla fotografia, dal film all’installazione video, dall’installazione sonora alle performance. Differenti pratiche espressive adoperate che divengono manifestazione dell’esigenza di esprimere individuali esperienze di ‘divisione’ indagando il “muro” sia come elemento che pone una separazione concreta sia come significante delle disuguaglianze sociali. Esemplare di ciò è Ok, Ok, Let’s Talk (2006-2009) di José Bechara: un’opera costituita da cinquanta tavoli da pranzo in legno tra cui alcune leggermente inclinate per produrre pause inaspettate e da cui emergono gli schienali di due sedie poste una di fronte all’altra. Obiettivo ultimo del lavoro è far riflettere sull’impossibilità di dialogo causata dai muri invisibili generati da vaghe intenzioni, evidenziando un urgente dialogo, delicato ma necessario. Mentre l’installazione audio e video multicanale di Smadar Dreyfus Mother’s Day (2006-2008), ambientata al confine siriano-israeliano delle Alture del Golan, consiste nella registrazione di saluti diffusi dagli altoparlanti tra i bambini posti da un lato del confine e le loro madri dall’altro facendoci vivere una situazione reale e al contempo paradossale. Un triste dramma che avviene attraverso quella che è conosciuta come la “Collina gridante”: sinonimo di un’intimità ed un’infanzia negata per via dell’imposta separazione. Ulteriore rimando al concetto di divisione e, soprattutto, di difformità socio-economica oggi presente è l’enorme dipinto di 7,50 per 3 metri di Michael Kvium Beach of Plenty (2017), basato su una fotografia, che ad un primo sguardo appare all’osservatore come una semplice raffigurazione di una scena di vacanzieri su una spiaggia sabbiosa. Tuttavia, soffermandosi ulteriormente emerge una crudele realtà: un piccolo gommone colmo di rifugiati in avvicinamento verso quella stessa spiaggia mentre uno dei profughi è caduto in mare e chiede aiuto. Un lavoro che vela e svela fino ad aggredire lo spettatore con opposte realtà che s’incontrano per caso nella stessa scena (rifugiati Vs vacanzieri) convogliandolo a riflettere sulla situazione di confine, reale e metaforica, che oggi il Mar Mediterraneo rappresenta.
Una corposa collettiva che raccoglie opere appositamente commissionate per tale occasione, diverse installazioni site specific adattate alle specificità architettoniche dell’edificio e lavori qui esposti per la prima volta che, tutti insieme, divengono strumento di lotta civile nonché portavoce di situazioni orribili ancora oggi sussistenti, per quanto paradossali, rispetto al concetto di civiltà. Nozione, quest’ultima, su cui occorre attualmente soffermarsi per domandarci se ancora oggi esista nella società occidentale.

Walking Through Walls

a cura di Sam Bardaouil e Till Fellrath

dal 12 settembre 2019 al 19 gennaio 2020

GROPIUS-BAU

Niederkirchnerstraße 7 – D-10963 – Berlino
ingresso a pagamento

tel: +49 30254 86-0 

email: post@gropiusbau.de | sito: www.gropiusbau.de

Maila Buglioni

Storico dell’arte e curatore. Dopo la Laurea Specialistica in Storia dell’arte Contemporanea presso Università La Sapienza di Roma frequenta lo stage di Operatrice Didattica presso il Servizio Educativo del MAXXI. Ha collaborato con Barbara Martusciello all’interno dei Book Corner Arti promossi da Art A Part of Cult(ure); a MEMORIE URBANE Street Art Festival a Gaeta e Terracina nel 2013 e con il progetto Galleria Cinica, Palazzo Lucarini Contemporary di Trevi (PG). Ha fatto parte del collettivo curatoriale ARTNOISE e del relativo web-magazine. Ha collaborato con varie riviste specializzate del settore artistico. È ideatrice e curatrice del progetto espositivo APPIA ANTICA ART PROJECT. È Capo Redattore di Segnonline, coordinando l'attività dei collaboratori per la stesura e l’organizzazione degli articoli, oltre che referente per la selezione delle news, delle inaugurazioni e degli eventi d’arte. Mail maila@segnonline.it; maila@rivistasegno.eu