Vincenzo Agnetti NEG: Suonare le pause

Il Padiglione dell’Esprit Nouveau di Bologna ha ospitato, in occasione di ART CITY 2021, un progetto su Vincenzo Agnetti, a cura di Luca Cerizza, sostenuto da Banca di Bologna, che ha consentito al pubblico di scoprire, per la prima volta, un’opera a lungo scomparsa: il NEG.

Vincenzo Agnetti, NEG: Suonare le pause è il progetto che, portato avanti grazie al lavoro svolto nel 2019 dall’Archivio Vincenzo Agnetti in collaborazione con l’azienda Recipient.cc di Milano, ha permesso di riportare alla luce un’opera rimasta a lungo nell’oblio di una ignota sparizione: NEG.

“Quando nel maggio 1970 Agnetti presentava alla mostra Eurodomus 3 ‘Vobulazione e Bieloquenza NEG’, il video a quattro mani con Gianni Colombo, forse non immaginava che nel lontano 2021 il NEG avrebbe ripreso a suonare il silenzio insieme alla musica di altri artisti. Agnetti, che in quegli anni sviluppata la ricerca sul ‘negativo’, aveva pensato il NEG come un traduttore del silenzio, una macchina generativa capace di lavorare anche senza di lui. Seguendo questa suggestione l’Archivio ha deciso che era importante esplorare ancora il potenziale creativo del NEG, traghettandolo nella contemporaneità e lasciandogli suonare le pause della musica di oggi.”

Con queste parole, Germana Agnetti, figlia dell’artista ha introdotto il progetto esposto e presentato al pubblico di ART CITY Bologna 2021, in uno dei luoghi più legati alla stagione della sperimentazione della città, il Padiglione dell’Esprit Nouveau.

Sino al 13 giugno scorso, in maniera sincopata, ha preso vita quella che Luca Cerizza, curatore della mostra, ha definito “una pausa lunga 50 anni”.  NEG: Suonare le pause è nata attorno alla riscoperta di un’opera a lungo scomparsa e finalmente condivisa in prima assoluta a Bologna.

Il NEG, protagonista principe dell’esposizione, fu concepito e brevettato da Vincenzo Agnetti e costruito con la Brionvega nel 1970 per la realizzazione di Vobulazione e Bieloquenza NEG (1970), video a quattro mani con Gianni Colombo realizzato in occasione della mostra Telemuseo a cura di Tommaso Trini alla Triennale di Milano, e perduto dopo la morte dell’artista. Nel video, Vincenzo Agnetti e Tommaso Trini sono intenti a lavorare a macchine diverse e relativi segnali; attraverso uno strumento elettronico che permette di deformare il segnale televisivo, il ‘Vobulatore’,  il primo pattern basale veniva modificato mentre Agnetti, mediante il NEG, poteva rivelare le pause all’interno di un testo da lui stesso pronunciato che spiegava l’opera e la funzione stessa del NEG.

Dunque il NEG è un “rivelatore di pause (…) un pauso metro” ossia una strumentazione atta a ‘comporre’ la “musica in NEGativo”, permessa anche dall’ingegnosa trasformazione di un giradischi stereofonico da parte dell’artista, poi in grado di produrre rumore bianco capace di rilevare e sostanziare il silenzio, le pause della musica o del discorso. Il NEG è naturalmente la derivazione di una sperimentazione concettuale che Agnetti ha formalizzato a partire da una più ampia riflessione critica focalizzata sulla società e sul consumo, affiancata all’interesse che, in quegli anni, aveva per il tema del ‘NEGativo’. Un alveo in cui convergevano il pensiero di Adorno e di Wittgenstein ma anche la rarefazione estetica concettuale, l’alienazione dell’uomo post moderno ed una critica verso l’industria culturale, ovviamente sostenuti dall’intensa e profonda attenzione di Agnetti per il linguaggio e la parola.

In un simile flusso, la mostra ospitata dagli emblematici spazi del Padiglione dell’Esprit Nouveau, si è posta due fili conduttori, uno di matrice storica, l’altro contemporaneo. Accanto al NEG, invero, hanno preso posto opere cronologicamente ed ontologicamente vicine al contesto in cui l’opera fu generata; il NEG è stato punctum di una parabola costituita da materiali di archivio, spesso inediti e documentazione atta a raccontare la visione di Vincenzo Agnetti. Ad arricchire il dialogo tra opere storiche, quattro Assiomi, anch’essi dei primi anni ’70, in bachelite nera su cui sono incisi i postulati dell’artista insieme con sintesi grafiche geometriche o di derivazione musicale.

Altro elemento di incidenza è il Libro dimenticato a memoria, del 1970, uno dei grandi volumi in cui Agnetti aveva rimosso la parte centrale testuale per lasciar emergere, fisicamente e filosoficamente, il vuoto, enigmatica ed intangibile ma visibile e riconoscibile assenza, ove la scrittura è traslata in suggestione immaginativa, sostanziando, anche in tal caso, il silenzio cui scrittura e parola sono sottoposte.

In un percorso sì enigmatico, tipicamente riconducibile alla poetica di Vincenzo Agnetti, persino le architetture del Padiglione generano una diarchia tra spazi, vuoti e forme geometriche che hanno aperto un visionario spartito immaginifico da cui trarre nuova linfa per osservare ciò che non era stato ancora svelato.

Il percorso contemporaneo di NEG: Suonare le pause, invece, si apre ad un confronto con l’hic et nunc del nostro tempo, in cui l’intuizione di Agnetti si cala dopo ben 50 anni di obnubilazione, dando suono ed immagine grazie all’intervento ed il contributo di musicisti provenienti da contesti diversi, afferenti ai linguaggi d’avanguardia, elettronico, rock sperimentale e d’improvvisazione. Tutti sono stati invitati a comporre brani pensati per essere concepiti in maniera precipua ed eseguiti insieme con il ‘suono-pausa’ del NEG. Parte del risultato, visibile al pubblico grazie alla documentazione video, trova nelle performances di Bellows (Giuseppe Ielasi & Nicola Ratti), RicciardaBelgiojoso& Walter Prati, Gea Brown, Manuele Giannini & Alessandro Bocci(Starfuckers), Alessandra Novaga, registrate in audio da Attila Faravelli e in video da Matteo Frittelli (Alto Piano) NEGli spazi di Standards a Milano, nuova forma pura.


Vincenzo Agnetti, NEG: Suonare le pause ha generato un attraversamento spazio temporale che attiene alla volontà generatrice del corto circuito, alla bellezza del rituale della (ri)scoperta, alla profondità del vuoto silente e alla superficialità del caos; il medesimo rumore che una società alienata, un’industria culturale privata della sua identità ed impegnata verso la corsa per l’esclusiva celebrità ha preso come suono identitario.

Se ‘LA PAUSA È SOLO IL SUPPORTO PROVVISORIO DI OGNI DISCORSO’ ed oggi, più  che mai assistiamo ad una ‘CULTURA QUASI DIMENTICATA A MEMORIA’, il NEG è l’ossimoro da cui tornare a vedere la realtà per conoscere il reale, ricostruire la memoria a partire dagli elementi mancanti, poiché è all’interno dell’enigma che la soluzione si cela e svela.

Azzurra Immediato

Azzurra Immediato, storica dell’arte, curatrice e critica, riveste il ruolo di Senior Art Curator per Arteprima Progetti. Collabora già con riviste quali ArtsLife, Photolux Magazine, Il Denaro, Ottica Contemporanea, Rivista Segno, ed alcuni quotidiani. Incentra la propria ricerca su progetti artistici multidisciplinari, con una particolare attenzione alla fotografia, alla videoarte ed alle arti performative, oltre alla pittura e alla scultura., è, inoltre, tra primi i firmatari del Manifesto Art Thinking, assegnando alla cultura ruolo fondamentale. Dal 2018 collabora con il Photolux Festival e, inoltre, nel 2020 ha intrapreso una collaborazione con lo Studio Jaumann, unendo il mondo dell’Arte con quello della Giurisprudenza e della Intellectual Property.