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Vesod Brero
Ritratto di Vesod Brero, 2025, ph. Luca Centola

Vesod Brero. L’alba di Giano

Per il mese di luglio, la rubrica “La pittura contemporanea in Italia” pone l’attenzione sulla pittura murale e Vesod Brero, tra i suoi maggiori rappresentanti italiani.
La sua regione d’origine è il Piemonte, in cui vive e lavora nella città di Torino.

Appare grandiosa, nell’affresco con l’ira di Giove di Palazzo Te del Pippi, la deriva prospettica diretta agli estremi in un’orchestra, in cui le tre dimensioni temporali si annullano nel hinc et nunc, in un’istantaneità visionaria e futurista che stringe, in un’unica veduta, tutti gli affetti e i cordogli collettivi, sedimentandoli in un pathos ascendente verso l’avvenire.
La “madre nobile” della Lombardia Orientale, patria di Virgilio, tesoro erede dei Gonzaga, tra i principali centri del Rinascimento italiano ed europeo e gioiello UNESCO, terra di Mantus, della Camera degli Sposi e del Rigoletto verdiano, non poteva esser distante dall’operato dell’urban artist Vesod Brero che, pur ereditando la visione onirica del padre, desta attrazione verso la rinascenza che introduce nei suoi scenari futuristici. Così, lo sguardo prospettico e ordinato di Venaria Reale, della città metropolitana di Torino – che ospita l’omonimo gioiello architettonico barocco sabaudo – si scompone in geometrismi, forme complesse, simboli e leggende cittadine, con effetti illusori tridimensionali, sempre distanti da un classico e ripetitivo “decorativismo”.
Il murale Psiche (Mantova 2022), dipinto nel quartiere Lunetta di Mantova, menzionato tra le cento opere di Street Art più belle al mondo, secondo la classifica della piattaforma Streetartcities.com che raccoglie oltre 41.000 lavori di 1.154 città del mondo e di 94 paesi, è omaggio alla città, tramite il mito delle metamorfosi che ispirò anche Giulio Romano. Mentre Amore stringe Psiche, entrambi sono sospesi in volo e l’amato metamorfizza in cigno, animale acquatico che dimora negli ammalianti bacini fluviali, lungo il corso del fiume Mincio. Non mancano i simboli del mito, quali la lanterna e il coltello e il paesaggio mantovano che sembra scorgersi dallo skyline ammirato dal ponte San Giorgio. Punto di osservazione che ribalta le bellezze del luogo come la cupola della Basilica con – cattedrale di Sant’Andrea.

La storia del passato è, altresì, in un congiunto sposalizio con la visione fantascientifica di altre opere murarie come Ghost in the Shell dipinta a Treviso. Come Venere, la terra e l’uomo si originano dal mare in una spirale aurea che riconosce come anima di un individuo, quell’elemento che continua a caratterizzare gli esseri umani rispetto alle macchine e che rimarrà eternamente complice della perfezione del soffio divino. Il codice aureo diviene indice di lettura dell’intero operato che si sottopone ai rapporti dimensionali nella sua interezza. Il titolo del lavoro si spinge verso un intelletto che vuole trovare un contatto con la nostra intimità nell’ambientazione di un XXI secolo futuristico e distopico del manga cyberpunk omonimo di Shirow, da cui venne tratto il film del ’95, anch’esso contestualizzato nell’evoluzione informatica robotica, delle nanotecnologie e della rete, a cui gli uomini possono accedere tramite micro-impianti, situati nel loro stesso cervello.
Sono, infine, lavori come D.E.I. a reimmetterci in atmosfere atemporali tanto sognanti quanto drammatiche. Dividi et impera sembra, infatti, registrare quella scissione femminile-maschile per coniugarla nelle diverse significazioni odierne.


IN DIALOGO CON L’ARTISTA (15/07/2025, ore 11.00)

LC. Sei annoverato tra gli street artist più noti nel mondo e senti di appartenere all’Urban art per l’impiego della tecnica e dell’operazione che ti distingue. In che momento è avvenuta la consapevolezza di questa scelta? C’è un lavoro che segna per te questo passaggio?
VB. Se ripenso al percorso che mi ha portato fin qui non riesco a individuare un lavoro in particolare che lo abbia segnato, ma è forse stato un episodio ad avermi dato consapevolezza di questa scelta. Dopo aver finito l’università, avevo trovato un lavoro in ufficio e parallelamente portavo avanti la mia passione per i graffiti. La morte dei miei genitori, nel 2008, mi aprì gli occhi su come avrei voluto vivere la mia vita e cambio le mie priorità e la mia prospettiva. Inoltre, mio padre mi lasciò moltissimo materiale per dipingere, in particolare molti colori a Olio.  Iniziai quindi a realizzare opere su tela con uno stile pittorico. Questo influì sul modo di approcciarmi al muro abbandonando il writing per passare a realizzare su grandi superfici quello che sperimentavo su tela.

LC. Il valore del mito nel tuo operato e nel peso che detiene nella trasmissione di un messaggio di valore intimo e sociale…
VB. Il mito, la leggenda ed elementi sacrali presenti nelle mie opere hanno un’importanza fondamentale. Diventano strumenti di comunicazione con il pubblico a più livelli di lettura che potrei sommariamente identificare in estetico, metaforico e simbolico e uno spunto che mi permette, partendo da visione surreale, di creare un dipinto che dialoghi con il territorio. Inoltre, rifacendomi allo psicologo svizzero Carl Jung amo pensare che esista un livello di comunicazione più sottile nell’utilizzo del mito che parla all’inconscio collettivo. È in questo modo che la mia opera, in quanto pubblica, prende un valore sociale.

LC. Racconti di un dialogo con i cittadini del luogo in cui realizzi i lavori murali…
VB. Vorrei raccontare un dialogo che più che a parole si svolge a gesti e posture. Spesso dipingo sottosopra architetture e paesaggi del luogo. I cittadini guardano inizialmente all’opera quasi come fosse astratta dopodiché li vedo girare la testa nelle posizioni più improbabili. Fatto ciò iniziano a riconoscere i posti i cui vivono e quindi discutere tra di loro su che parte della città ho dipinto e capiscono che, se pur si sia ribaltata la prospettiva, le cose sono al loro posto e funzionano. Trovo tutto ciò interessante, è l’esercizio di vedere le cose da una prospettiva diversa.

LC. Durante il XX secolo, con Cesare Brandi, si è definita una percezione differente, legata alla pittura murale e alla sua funzione nell’architettura, inerente alla caratterizzazione estetica e storica nel luogo ospitante. Rispetto a questa visione storica, sono cambiati i linguaggi e le tecniche in base ai modi che hanno definito le diverse epoche. Anche Philippot sottolinea la rilevanza della pittura murale in rapporto all’architettura: “A differenza di un quadro, la pittura murale non ha bisogno di una cornice che la colleghi all’architettura: la sua cornice è l’architettura stessa, che allo stesso tempo contiene e circonda lo spettatore. Se appaiono cornici in un insieme di decorazioni murali, la loro funzione è di separare le diverse scene dividendo e scandendo lo spazio della parete stessa, o di imitare, con un trompe-l’œilil, la cornice di un quadro. La cornice di una pittura murale è di conseguenza, sempre, sia l’architettura stessa, sia una cornice fittizia matericamente indistinguibile da ciò che inquadra.”
Lo stacco o strappo successivi hanno, infatti, depotenziato notevolmente l’importanza di tale ruolo che, attualmente, è tornato a parlare concretamente nelle realtà in cui le opere murarie vengono realizzate…VB. L’architettura, e più in generale il contesto all’interno del quale dipingo un murale, ha importanza soprattutto nella scelta cromatica e nell’impaginazione dell’opera. Tento sempre di dialogare con lo spazio circostante e cerco di farlo rispettando il luogo e le persone che lo vivono ogni giorno. È per questo che utilizzo tinte pastello e colori non troppo saturi la maggior parte delle volte. Rispetto all’architettura su cui intervengo vorrei che l’opera risultasse una sorta di specchio distorto della realtà circostante, un’altra possibilità, uno mondo parallelo.

BIOGRAFIA DELL’ARTISTA

Vesod nasce a Torino nel 1981.
Si laurea in Scienze matematiche, presso l’Università di Torino.
La matematica, materia in cui si è laureato, ha un impatto importante sulle sue opere, così come l’arte rinascimentale e il futurismo.
Il padre Dovilio Brero è stato un pittore surrealista che ha trasmesso al figlio l’amore per il mondo dell’arte.  L’artista inizia ad impiegare, sin dalla sua adolescenza, diversi medium, come lo spray e l’olio. Si avvicina al writing nel 1998, quando dipinge graffiti in Italia e all’estero, e partecipa ai più importanti eventi del settore, come il Picturin Festival ed il Meeting of Style. Muove i primi passi nel mondo della street art torinese agli inizi degli anni 2000, periodo in cui il writing trova terreno fertile, anche grazie all’eredità industriale della città, brulicante di contesti e superfici ideali per l’intervento artistico spontaneo. Si delinea una scena locale solida e riconoscibile, in cui emergono crew storiche e nomi destinati a influenzare la scena nazionale. Torino si fa portavoce di un’evoluzione del linguaggio: dal lettering delle tag si passa progressivamente a forme più ibride: l’immaginario figurativo, simbolico e concettuale inizia a contaminare i graffiti tradizionali. È in questo panorama che nasce una street art più narrativa che dialoga con l’arte contemporanea e affronta temi sociali e filosofici.
All’interno di questa corrente, si colloca l’opera di Vesod: che si tratti di opere pubbliche su muri dimenticati, divenuti rappresentanti di un messaggio o di dipinti su tela, la sua pratica coniuga una tensione tra immaginazione artistica e struttura logica, dando origine a un linguaggio visivo che fonde il carattere incisivo dell’arte pubblica con prospettive vertiginose e un simbolismo mitologico. È membro della SCO crew, partnership artistica torinese, in cui si fondono musica e disegno. Attualmente è inserito nel movimento internazionale Graffuturism, nato a San Francisco, nel 2010.
Tra le mostre collettive segnaliamo: Beyond the city, Castello degli Orsini Bomarzo (2013); Keyvisual for the Stroke art fair, a Berlin (2013); White walls gallery, a San Francisco (2014); Galleri Kirk, Aalborg, a Denmark (2015); “Rough Cast” Colab gallery, a Germany (2016); Group show, Montana Gallery, a Barcellona (2018); Eccentrici, Apocalittici, Pop. Inferno e delizia nell’arte contemporanea, Galleria civica di Trento (2022), a cura di Margherita de Pilati e di Ivan Quadroni.
Tra i murali dipinti nel mondo segnaliamo:  Los Angeles, Stati Uniti (2014); Rochelle, Francia (2016); San Francisco, Stati uniti (2016); Nanchang, Cina (2016); Milano, Italia (2017); Cartagena, Spagna (2017); Rotterdam, Olanda (2017); Torino, Italia (2018); Dortmund, Germania (2018); Miami, Stati uniti (2018); Amsterdam, Olanda (2018/2024); Eindhoven, Olanda (2019); Mosca, Russia (2019); Port Adelaide, Australia (2020) Frankston , Australia (2020); Parigi, Francia (2021); Boulogne sur Mere, Francia (2021); Mantova, Italia (2022);Tbilisi, Georgia (2023); Houston, Stati Uniti (2023); Londra, Inghilterra  (2024).
È stato insignito del premio Stromboli 2023. Una sua opera è in esposizione permanente allo Straat museum di Amsterdam.
Vive e lavora a Torino.

Sito dell’artista

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