Da un bel po’ non scrivo editoriali ma quando ci vuole ci vuole. Lo faccio, per così dire, sotto le bombe. No, nessun missile iraniano è pervenuto, al momento, in Sicilia. Ma sono arrivati gli aumenti della benzina. Ma è arrivato – filtrato, lontanissimo, perché i media pubblicano solo i deliri dei politici e i ringhi dei militari – il grido dei marinai che hanno sentito, poco prima di affogare, o di finire spappolati, la loro nave affondata da un siluro. È arrivata l’angoscia colma di domande sospese delle bimbe iraniane sepolte da un missile vagante. È arrivata la stanchezza disperata dei settecentomila sfollati libanesi. È arrivato persino il terrore degli sceicchi e dei tiktoker, che finalmente hanno cessato di inondarci di video demenziali.
In questa apocalisse cosmica, fanno sorridere le polemiche sugli artisti italiani in Biennale: dov’è l’Italia? Da che parte sta il paese – di cui gli artisti sono pur sempre lo specchio – che è stato per secoli faro e guida della cultura occidentale? “Noi non siamo in guerra”, “Non ci esprimiamo”. Qualora il padre Dante avesse udito affermazioni di tal fatta, chi mai avrebbe potuto trattenerlo dall’autocitazione? “Non ti curar di lor, ma guarda e passa”. Un sentito grazie, dunque, a Pietrangelo Buttafuoco, intellettuale libero e fuori dagli schemi, per non aver difeso, come forse avrebbe potuto, l’arte di un popolo che non perde occasione di esprimere, in tutti i modi possibili, la propria rinuncia a una qualsiasi posizione (tranne i novanta gradi di cui diceva la Gabanelli a Mentana). E soprattutto grazie per aver riaperto le porte a nazioni come la Russia, che da troppo tempo erano assenti in Biennale. “Ma sono presenti con artisti di regime”. Sì, e gli altri? Il resto del mondo invita forse gli arcangeli, o i nipotini di babbo natale? Se non c’è posto per i russi, perché dovrebbe essercene per chi fa piovere petrolio dal cielo? Il ritorno della Russia – la vera, grande opera d’arte di questa Biennale – non fa che ribadire una verità lapalissiana: il tempo del Luna Park è finito. Abbiamo lasciato morire Gaza, oggi tutto il mondo è Gaza.


