ArtVerona 2026
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Provette di Antiedipo

L’operazione consiste nell’affermare “l’innocenza del divenire antiedipico”, il valore del caos stesso, senza bisogno di un aldilà. Innanzitutto, c’è chi vede l’uomo preso in un desiderio che mira alla rinuncia, al riconoscimento dell’Altro, un godimento destinato all’insoddisfazione e un’insoddisfazione destinata al mantenimento della dinamica liberale. Al contrario, l’antiedipo che sprofonda nel caos costruisce un edificio biopolitico, dove è contemplata la liberazione degli istinti, la rinuncia al riconoscimento in virtù di un atto sovrano. In maniera sottile, il professor Pitrozzi, con i suoi esperimenti in AI/LAB, prende di mira dialettica, psicoanalisi e figura del Padre. La partita vera e il punto d’inizio, insomma, si giocano – anche – sulla struttura biologica del futuro. Quel che ne va è ciò che saremo, a partire dal nostro corpo. L’Anti-Edipo ci spinge a mondarci da ogni fascismo: «essere Antiedipo è diventato uno stile di consumo desiderante, un modo di affrontare il caoticume senza soluzione …»

Eulogy (Black Mirror 7)

Questo saggio parla di cinema, di guerra e d’amore, di tempo, di letteratura e di no-film per la televisione: il piccolo schermo in mediamorfosi. Esso discute anche di semiotica dello sguardo, di immaginario e di cultura di massa, di Black Mirror e – perché no? – di politica massmediologica, quella che riguarda, attraverso un episodio come Eulogy, i nodi fra la nostra vita e l’ambiente dei segni, in particolare quelli audiovisivi del video-digitale, che sembrano dare respiro e senso al nostro tempo di catastrofe globale.

Sabotare il database di AI?

In effetti l’artificio sopraggiunge dopo un contatto con ChatGPT. La presa di coscienza di una vita artificiale alla morte fisica dell’arte, fornisce un forte sollievo a chi sogna. E non parlo solo di programmi AI, nel seguito delle mie esperienze tale stato d’animo lo ritroverò in parecchi casi. “Lottavo ancora con me stesso: da una parte v’erano ormai i messaggi di AI, la Signora Prompt e un’altro pacchetto di situazioni degeneri, compresa la convinzione di avere finalmente, e per la prima volta, oltrepassata una soglia, normalmente negata a molti; dall’altra parte ancora resta un vacillante senso di insicurezza, alimentato da corposi dubbi. Mi chiedevo, infatti, se tutto ciò fosse un prodotto della mia nuova sfera artificiale: drogata solo da piccole predisposizioni alla precognizione.

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