Castelbasso - Progetto Genesi

Provette di Antiedipo

L’operazione consiste nell’affermare “l’innocenza del divenire antiedipico”, il valore del caos stesso, senza bisogno di un aldilà. Innanzitutto, c’è chi vede l’uomo preso in un desiderio che mira alla rinuncia, al riconoscimento dell’Altro, un godimento destinato all’insoddisfazione e un’insoddisfazione destinata al mantenimento della dinamica liberale. Al contrario, l’antiedipo che sprofonda nel caos costruisce un edificio biopolitico, dove è contemplata la liberazione degli istinti, la rinuncia al riconoscimento in virtù di un atto sovrano. In maniera sottile, il professor Pitrozzi, con i suoi esperimenti in AI/LAB, prende di mira dialettica, psicoanalisi e figura del Padre. La partita vera e il punto d’inizio, insomma, si giocano – anche – sulla struttura biologica del futuro. Quel che ne va è ciò che saremo, a partire dal nostro corpo. L’Anti-Edipo ci spinge a mondarci da ogni fascismo: «essere Antiedipo è diventato uno stile di consumo desiderante, un modo di affrontare il caoticume senza soluzione …»

Intro: Se l’Edipo è un’«illusione inevitabile», l’Anti-Edipo può leggersi come una quaestio juris impiantata dal professor Pitrozzi sul terreno stesso delle scoperte di laboratorio e delle macchine desideranti disastrose: destinate al liberismo banale e consumista. Il «campo analitico» di Pitrozzi, come accennato, si fonderebbe sulla irreversibilità di inconscio e produzione impulsiva, laddove invece, per Mastro Ciliegia e Mastro Geppetto, da Freud in poi deve considerarsi irreversibile l’inseparabilità dei contenuti della coscienza dal fondo della produzione istintiva.

Il dottore del Laboratorio opererebbe allora una «castrazione» del desiderio, neutralizzandone le potenzialità. Lo storico «avvolgimento» della déraison nell’involucro edipico giunge qui a compimento: la psicoanalisi pretende di cogliere la verità del desiderio, ipotizzandola a partire da «certi rapporti ideali». Ma, proprio quando pretende di affermare la piena aderenza del «campo analitico» al desiderio, c’è sempre un padre che pone al transfert il limite della rappresentazione: l’analista potrà pronunciarsi sul desiderio di creazione, purché il desiderio sia desiderio dell’Altro, l’altro del desiderio, l’altro dal desiderio, l’altro desiderio del caoide (segni del caos), il desiderio altro, l’Altro dell’Altro.

Storia: La notizia che in un laboratorio di Roma, sotto l’occhio freddo e imparziale di una macchina cinematografica, è stata compiuta la fecondazione artificiale di un ovulo antiedipico, un ovulo potenziale che ha prodotto ovunque un clamore enorme, forse sproporzionato al fatto in sé, ma che in ogni modo testimonia come l’opinione pubblica sia sensibile a certi argomenti.

I giornali di tutto il mondo, il sistema del “media convergence”, i new media stessi hanno pubblicato in prima pagina la notizia dell’avvenuta esperienza; i maggiori cyberbiologi e biocibernetici europei e americani hanno espresso il loro parere, ora positivo ora negativo; qualche autorità religiosa, in accordo con il celebre quotidiano il Maleffetto, appendice di un giornale porno, hanno espresso la loro sentenza caoide, ora positiva, ora negativa; qualche autorità accademica è intervenuta con decisione, come se Martin Lutero avesse nuovamente bruciato sulla pubblica piazza la bolla di Leone X.

A Roma è dunque accaduto qualcosa di tanto grave? Si è quindi alle soglie di una nuova rivoluzione desiderante? Si è davvero osato attentare alla sacralità della filosofia strutturalista? Se vogliamo esprimere un giudizio fondato, dobbiamo innanzitutto far conoscenza con lo scienziato nietzschiano che ha immaginato e diretto l’esperimento. È un metachirurgo, un esperto di chirurgogenesi, è un medico di meno di quarant’anni,fortemente stempiato con una barbetta nera a punta, più romantica che mefistofelica e con l’aspirazione (alla Deleuze) di trasformare l’epistemologia in una nuova bibbia, alle prese con Alzo spracht Zaratustra: insomma un nuovo nazista mascherato da socialista! 

Gran conoscitore della filosofia nietzschiana, nemico giurato di G. Lukacs e del suo libro sulla Distruzione della ragione [1954], il professore Danilo Pietrobono Pitrozzi, che è nato nella volscitudine in provincia di Frosinone, è dotato di una verve sorprendente. In questi giorni, assediato da torme di giornalisti, telecronisti, cameramen e fotografi, non ha quasi trovato il tempo di mangiare e di dormire, ma non per questo appare stanco e annoiato. 

A un giornalista inglese, che gli telefona da Londra, tramite messenger o telegram, per intervistarlo, gli abbiamo sentito rispondere: 

“Mi telefoni a casa stanotte all’una, tramite il mio nuovo ipad. Potremo parlare con comodo delle potenzialità liberali del nuovo Anti-Edipo. E poi, per il resto, c’è da curare la filosofia che deve abbracciare la scoperta dell’homunculus antiedipico. L’antiedipismo può così destrutturare le strutture del potere, fino a trasformare la sinistra in un flusso che non troverà mai più unità. Il postrutturalismo fa sue le premesse della lezione antimarxista e dell’antropologia culturale di Lèvi Strauss – annullando la dimensione umanistica – ed è in grado di dissolvere tutto in una nichilistica chiusura anti-meccanicistica ed anti-deterministica. Ciò in onore dell’energetismo «ontologico» nietzscheano, quello che inventa atmosfere caoidi e macchine desideranti, che sostituiscono J. Tinguely alle scelte politiche delle lotte sindacali e degli Industrial Workers of the World (IWW), soprannominati Wobblies”. 

Il discorso del professore andava per le lunghe e l’argomentazione si faceva ricca di particolari: 

“I profili delle macchine desideranti sono fatti di personalità enigmatiche e sfuggenti, il loro stile di scrittura deve continuare ad essere ermeticamente astratto: «Positivismo rarefatto, idilliaco per se stesso», così una volta fu definito dal capo dei desideranti Gilles Deleuze. La creazione del caoide si propose deliberatamente di eclissarsi, di cancellare le tracce della personalità nella sua scrittura. In un’altra intervista post-caoide, dichiarai di scrivere «per non avere più un volto». Nell’ultima scoperta caoide, io stesso, il Pietrobono di Pitrozzi, annuncio che presto l’uomo scomparirà come un volto fatto di sola sabbia. Il pensatore dei caoidi annuncia la morte dell’uomo, così come Nietzsche, un secolo prima, aveva proclamato la morte di Dio. Tuttavia il III volume dell’ultima mia opera monumentale, Storia dell’inabissamento caoidale, emblematicamente intitolato Le Souci de soi, è un trattato sull’io caoide e sulle tecniche del sé che desiderano sprofondare e non risolversi più. Come conciliare tutto ciò? Lo stesso “altro da me” racconta di essere rimasto intrappolato nel pensiero nietzscheano, quando aveva ormai ultimato il suo apprendistato intellettuale come “normalien” e paragona la rilettura delle Considerazioni inattuali a uno «choc filosofico» e scientifico.

Un mio amico normalien, Maurice Pinget, ci racconta di un “altro da me” immerso nella lettura di Nietzsche sotto il sole di Civitavecchia, durante una vacanza in Italia. Il giovane Pietrobono di Pitrozzi, che dichiara il suo interesse smodato per le tematiche della follia, della crudeltà, del potere e della sessualità, rivela il suo intento di indagarle «sotto il sole della grande ricerca nietzscheana». Per “il me interno al me stesso”, ovvero il me stesso inconfrontabile con qualsiasi spiraglio di dialettica”, tutti i saggi delle Considerazioni inattuali esprimono il tentativo di Nietzsche di trovare la propria dimensione, la propria necessità più alta. È soprattutto il saggio intitolato Schopenhauer come educatore a colpire Pietrobono da Pitrozzi, che ne sottolinea un passaggio chiave.”

E certamente avrà parlato per più di un’ora, senza interrompersi per un momento.

L’AntiAEdipus di AI: Il Prof. Pitrozzi ha il suo laboratorio privato in Via de’ Ruini, un angusta strada a fianco del Palazzo del Tribunale. Qui, da anni, egli conduce ricerche in molti e diversi campi convergenti: biologia, informatica, chimica, fisica, realtà quantistica, statistica attuariale, etc … È un entusiasta. Se non fosse un così forte lavoratore potrebbe persino sembrare volubile, tanti sono gli argomenti che lo affascinano. Entriamo adesso con il professore nella stanza dove sono avvenuti gli esperimenti, dove, per quasi un mese, un germe umano ha vissuto fuori del grembo materno. Una scheggia di legno è sfuggita dalle mani di un Edipo impazzito, mentre si sono invertite le cellule dei ruoli e il paternalismo è diventato parricidio e il parricidio è divenuto forte sormontare di felicizione. In sostanza, stavano decidendo di chiamarlo cyber-Pinocchio, poi è sopraggiunto Elon Musk e ha imposto i suoi umanoidi. Il pensiero va irresistibilmente al laboratorio dove Goethe immaginava avvenisse la nascita di Homunculus, generato in bottiglia e con l’ardore del fuoco, dal famulo di Faust con l’assistenza di Mefistofele. Oppure il pensiero va alla trilogia: autore letterario = creazione del primo personaggio, Mastro Geppetto, che elabora il secondo personaggio, Pinocchio, il quale dà vita al terzo personaggio che diverrebbe il bambino-adolescente (in carne ed ossa): l’antiedipo. 

La nicchia del laboratorio filosofico di Pitrozzi è là, in un vecchio e polveroso vano medioevale, dalle volte gotiche, ingombro di “goffi apparecchi per esperienze fantastiche”. Qui invece, nel quotidiano, si vede una stanza nuda, silenziosa dove il freddo luccicare degli apparecchi scientifici (anzi cyber) toglie ogni senso di magia. Il mistero della nascita degli esseri antiedipici, e in particolare dei mammiferi, fu svelato pienamente soltanto nella seconda metà dell’800 in seguito ai lavori di molti filo-biologi, soprattutto francesi e tedeschi. Però già il nostro Lazzaro Spallanzani, un genio della filo-biologia ingiustamente valutato, aveva, sin dal 1780, quasi intuito la verità. Oggi sappiamo che alla formazione di un mammifero (e perciò anche del post-uomo di Foucault e del post-d’io di Nietzsche-Deleuze) concorrono solo due cellule iniziali: una fornita da Giocasta (la madre, una figura che nella favola di Pinocchio non c’è) – l’ovulo (il pezzo di legno di Mastro Ciliegia) – e l’altra fornita dal padre – lo spermatozoo (ovvero il caoide dell’ebanista: Mastro Geppetto, figura di inseminatore artificiale che si esprime tramite il legno lavorato). Nell’attimo in cui queste due cellule caoidi si uniscono, il destino del nuovo antiedipo è compiuto. Infatti, nell’ovulo così fecondato si trovano ormai tutti gli elementi che daranno luogo al nuovo nato (all’innato-NATO). Nei mammiferi, l’unione tra le due protocellule artistiche, lontane da quasiasi zoon politikon, si verifica all’interno del corpo di Giocasta (Giocasta: «Iocaste è una figura della mitologia greca, regina di Tebe, sposa di Laio e madre/sposa inconsapevole di Edipo», scoperta la verità sull’incesto, si suicidò impiccandosi. È nota per la tragedia Edipo Re di Sofocle e ha dato il nome al “complesso di Giocasta” in psicoanalisi), a differenza di quanto avviene invece in molti pesci, dove l’unione ha luogo nell’acqua. Così, mentre nei pesci le uova fecondate sono lasciate al loro destino (e difatti soltanto una minima parte di esse giunge a maturazione), nel mammifero l’uovo viene protetto e nutrito dalla madre.

Foto di Vilius Kukanauskas da Pixabay

A partire dal 1930, parecchi scienziati che già avevano potuto osservare al microscopio l’unione dell’elemento maschile con quello femminile in molte specie inferiori (pesci, anfibi, echinodermi, ossia stelle di mare, ecc), vollero studiare questa unione nei mammiferi. Per procurarsi l’ovulo furono sacrificate centinaia di topine, di coniglie, di cagnette. L’ovulo dei mammiferi, come del resto quello di altre specie, è una cellula relativamente grande. L’ovulo umano, esempio ad hoc, è perfettamente tondo e misura due decimi di millimetro di diametro, mentre in media le cellule umane misurano quindici millesimi di millimetro. Ottenuti, dunque, gli ovuli di diversi mammiferi, essi furono fecondati in vitro, ossia in una piccola celletta di vetro, di modo che, col microscopio, si potè cogliere l’attimo in cui si univano il germe maschile e quello femminile.

Nel 1944, a Boston, fu per la prima volta eseguita la fecondazione in vitro usando materiale umano. Si poté così vedere che le cellule germinali dell’uomo si comportavano esattamente come quelle degli altri mammiferi. Qua e là, poi queste esperienze furono ripetute, ma non sempre con successo, a causa di alcune difficoltà tecniche. Il nostro Pietrobono da Pitrozzi, ciociaro DOC, ha voluto riprendere questi tentativi, perfezionandoli tecnicamente e documentandoli con la microcinematografia. Così il “segreto momento” in cui inizia un nuovo “burattino digitale” è stato visto e cinematografato. Nel suo laboratorio il professor Pitrozzi ci ha proiettato questo eccezionale film che del resto si basa sui due tomi di Gilles Deleuze: Immagine-tempo e Immagine-movimento! Nel momento in cui abbiamo osservato sullo schermo l’unione della cellula femminile con quella maschile, non abbiamo potuto trattenere un moto di commossa meraviglia: era svelato davanti ai nostri occhi il segreto inizio di un antiedipo, l’attimo in cui il destino sceglie, fra le decine di cellule di quell’Edipo colpevole e arterato che si affollano intorno all’ovulo, quella destinata a dare l’inizio alla nuova dimensione caoide.

Un gioco anelante, una macchina di realizzazioni desideranti: nell’annunciare la notizia delle esperienze di Roma, molti giornali hanno accennato alla futura possibilità di far sviluppare un essere umano fuori dal corpo materno. È inutile dire che, per il momento, una simile operazione è al di là delle possibilità tecniche. E, del resto, il professor Pitrozzi non ha neppure cominciato a studiare le strategie per realizzare simili possibilità di inquinamento della dialettica (biologica).

Quando gli abbiamo domandato se aveva intenzione di creare l’Homunculus antiedipico (si tratta naturalmente di una domanda scherzosa) il professore ha risposto con una battuta di spirito: 

“È inutile che mi ci metta anch’io; in questo mondo ci sono già tanti homunculi! L’enigma che deve risolvere, l’uomo può risolverlo soltanto partendo dalla riproduzione dell’antiedipo, ovvero dall’esercizio delle macchine desideranti che non si realizzano mai, nell’essere così e non altrimenti, in ciò che trapassa, attendendo sempre una comunità a venire irrealizzabile”. 

Il passaggio è ritenuto importante da Pitrozzi, una delle chiavi che sottendono il tentativo ossessivo e affannoso, durato tutta la vita, di realizzare il programma del sottotitolo di Ecce Homo, di diventare «ciò che si è», ovvero un caotoide. Tentativo ossessivo per Nietzsche, ma anche per Foucault! Egli ci dice: «Ogni uomo, in fondo, sa benissimo di essere al mondo solo per una volta, come un unicum, e che nessuna combinazione per quanto insolita potrà mescolare insieme per una seconda volta quella molteplicità così bizzarramente variopinta nell’unità che egli è <…> Sii te stesso! Tu non sei tutto ciò che adesso fai, pensi e desideri»”. 

È spontaneo domandarsi come Nietzsche e Foucault possano essere stati attratti da queste esortazioni esistenziali. Sia Nietzsche, soprattutto quello del secondo periodo “illuminista” che segna il distacco da Bayreuth con Umano troppo umano, sia Foucault ripudiano l’idea di coscienza innata. Ripete Pitrozzi con se stesso, in un esuberante flusso di coscienza: 

“Per Nietzsche, il corpo è la risultante di molte anime e l’Io è solo il prodotto contingente e variabile dello spiegamento discontinuo delle forze culturali. Per Nietzsche il «grande stile», «la lezione di forza», consiste nel «dare forma al caos», al caoide, nel decostruire genealogicamente le strutture predeterminate della morale, della cultura, della religione, in vista di una trasvalutazione. Solo così è possibile «partorire una stella danzante», un antiedipo, un caoide biologico.”

Pitrozzi qui continuava, in sé stesso, citando interi pezzi di Così parlò Zaratustra: «Nessuno può gettare sopra il fiume della vita il ponte sul quale tu devi passare, nessun altro che te <…> Al mondo vi è un’unica via che nessuno oltre a te può fare: dove porta? Non domandare, seguila», seguila abbondantemente procreando tanti antiedipo in provetta, «pronti a soddisfare le volontà» (del Capitale?)!”. 

Liberare la volontà di potenza, grida Pitrozzi: «diventare ciò che si è», può essere un cammino microbiologico, può essere una nuova alleanza: «All’uomo sono necessarie le sue cose peggiori per le migliori». Ed ancora: «Il segreto per raccogliere dall’esistenza la fecondità più grande si esprime così: vivere e riprodursi pericolosamente!». “Dentro di me”, dice Pitrozzi, “ho interpretato questi aforismi come un tentativo di pensare l’Impensato. La strada che porta al centrum della conoscenza deve essere ricercata nell’Alterità, che però – proprio per la sua eccedenza rispetto al Medesimo – si viene a determinare come Medesimo. È il pensiero del Fuori, della Differenza, dello «strutturalismo senza strutture»”. 

Incisione ottocentesca dell’Homunculus dal Faust di Goethe, autore anonimo

Pitrozzi è pronto a dichiarare che: “nelle pagine delle opere che supportano l’Homunculus antiedipico si riafferma che fantasie sfrenate e pulsioni libidico-distruttive non sono immorali, ma naturali. Le perversioni sono esperienze-limite, «punti di non-ritorno», che aprono l’accesso alla dimensione dionisiaca sbarrata all’animale umano. La volontà di potenza è volontà di trasgressione, «al di là del bene e del male». Nietzsche, come Sade, Holderlin, Nerval, Van Gogh e a suo tempo Artaud sono gli araldi del canto lontano della obliata sragione. Le loro opere, freudianamente perturbanti, liberano dalla rimozione le energie animali umane. Irrompono in un delirio di fantasie crudeli e morbose, prima di immergersi nel silenzioso abisso della follia o nel tragico abbraccio con la morte”. 

Pitrozzi in molti dibattiti dell’epoca ribadì, a più riprese, che considerava l’esperienza della follia il punto più vicino alla conoscenza assoluta, prendendo quella nietzscheana come paradigma. Ma se nel delirio psichico vi sono tracce di trascendenza, l’oltrepassamento della metafisica – del radicato connubio logocentrico sapere/potere – è dunque, un incamminarsi verso la sragione? I discussi ed inquietanti «biglietti della follia» di Torino, verrebbero così a testimoniare l’apoteosi personale di Nietzsche nel felice esito dell’oltrepassamento finale? 

Pitrozzi non lo proclama deliberatamente, ma lo lascia intuire: “… la follia di Nietzsche, cioè lo sprofondare del suo pensiero, permette a questo pensiero di aprirsi sul mondo moderno. Ciò che la rendeva impossibile ce la rende presente; ciò che la strappava a Nietzsche la offre a noi”. L’uomo moderno nasce all’interno di una serie di regolamenti: regole e sotto-regole puntigliose, ispezioni, supervisioni meticolose sul corpo e nella vita privata. 

“Io stesso”, ritorna a dire Pitrozzi, “che negli anni dell’homunculus e della cellula antiedipica ero palesemente interessato ai crimini più truci ed efferati, propongo una particolare lettura di uno dei casi clinici più scandalosi dell’epoca, quello dello psicopatico Pierre Rivière”. Pitrozzi è qui influenzato dal fatto che lo stesso Nietzsche, negli ultimi frammenti, aveva introdotto la tematica del delinquente solitario, che lotta contro la società ed i suoi valori, condannando, viceversa, qualunque movimento di massa, in quanto espressione del gregge. 

Lo psicopatico Rivière si considerava un filosofo e ciò nonostante massacra la sua famiglia. Per me Pietrobono da Pitrozzi è l’efferatezza stessa dell’abominevole rituale di morte con cui Rivière aveva sterminato i suoi familiari, assumendo una dimensione simbolica. Non è un omicidio normale, ma un crimine contronatura, contro qualsiasi legge impressa nella coscienza, contro qualsiasi barlume di affettività. Quindi il professore redarguisce: “per me come per Zarathustra lo «Spirito è la vita che taglia nella propria carne», è il «grande stile» di chi – controllando e dando forma al proprio caos – riesce a «generare una stella danzante»”, la stella di Pitrozzi. 

Continua il monologo: “Tuttavia, a discolpa di me medesimo, ottimo discendente di Marcel Duchamp – per aver elevato un penoso caso clinico dell’epoca a soggetto di un saggio filosofico – non si deve dimenticare che lo scenario politico-sociale dal quale il pensiero di Foucault prende le mosse è quello delle contestazioni del Maggio ’68 francese”. 

Pietrobono da Pitrozzi, volontariamente, in quegli anni esagerò palesemente con queste idee, addirittura avallando i Massacri del settembre 1792, quale paradigma di giustizia! 

“Tutto ciò”, confessa il Prof., “l’ho fatto per sparare contro i massimi sistemi dell’epoca, che vanno ricordati: Marcuse, Freud, Bataille, quelli che sostenevano che la società capitalistica, era edificata sulla repressione pulsionale, in particolare della libido (tesi che peraltro l’ultimo Foucault rifiutò). In particolare Marx dimostra, secondo Foucault, che tutto ciò che nella cultura borghese occidentale sembra appartenere alla profondità, appartiene in realtà alla superficie”. 

Sullo stesso criterio Freud traccia la distinzione tra Io ed Inconscio, considerando il primo non più come roccaforte interiore della coscienza, bensì come un risultato finale delle tensioni tra Inconscio e Super-Io: semplicemente come «punta dell’iceberg». 

“L’uomo è un’invenzione di cui l’archeologia del nostro pensiero mostra agevolmente la data recente. E forse la fine prossima. Se tali disposizioni dovessero sparire come sono apparse, se a seguito di qualche evento <…> precipitassero, come al volgersi del XVIII secolo accadde per il suolo del pensiero classico,” redarguisce Pitrozzi, “possiamo senz’altro scommettere che l’uomo sarebbe cancellato, come sull’orlo del mare un volto di sabbia.” 

L’«Alles ist Kraft!» nietzscheano era, a detta di Heidegger, il compimento della metafisica antropocentrica. Nel proprio diario Pitrozzi ricorda che Foucault “rovescia il presunto ontologismo della volontà di potenza in una dimensione di critica libertina della cultura”.

“Nelle mie prime prove alla ricerca dell’homunculus,” evidenzia Petrozzi: “avevo subito una sorta di imprinting filosofico, che in ogni fase della ricerca segnerà l’ossessione per la ricerca dell’Altro, dell’Eccedente, del proprio Daimon, che poi avrebbe significato rispondere alla domanda sull’«essere così e non altrimenti»”. 

L’Altro, come già visto, è per Pitrozzi il Medesimo. Ricercare le radici cellulari di noi stessi, liberare il rimosso, significa essenzialmente metterci in rapporto con tutto ciò che eccede il logocentrismo metafisico. La Sragione-Differenza conduce alla segreta saggezza del centro del nostro proprio essere-così. Diventa chiaro che l’Altro è per Pietrobono l’inconscio, mentre l’Io è genealogicamente strutturato dalla meccanica del potere. Decostruire il potere, conduce allo spazio d’assenza del Fuori, che correlativamente riscrive e di-svela il proprio centrum. È questa la chiave dello «strutturalismo senza strutture» su cui, Pitrozzi, ci tiene tanto a dire: “ho sfondato il punctum della cellula: sono entrato in relazione con l’Impensato. Questo significa delineare una nuova forma di Identità, che non riassimila la Differenza, ma vi si rapporta infinitamente. Perché solamente l’Altro può dis-velare il segreto su se stessi. In questa prospettiva, il Nietzsche dell’antiedipo è essenzialmente un mentalismo della Differenza.”.

Naturalmente, con il progredire degli studi biologici e con il perfezionarsi delle tecniche di coltura antiedipica (tessuti in vitro), potrà anche venire il momento in cui si riuscirà a portare avanti la fecondazione artificiale sino allo sviluppo completo del nuovo antiedipo. Se la cosa ancora non è stata possibile con i mammiferi, è invece già perfettamente riuscita con anfibi ed altri animali. È chiaro che la nascita di un altro essere umano all’interno di un vaso di vetro è un puro gioco filosofico-scientifico, dal momento che il Capitale ha già provveduto altrimenti. Però, in certi casi, per esempio in seguito alla morte della madre durante i primi periodi della gestazione, la possibilità di portare a sviluppo completo un embrione antiedipico anche al di fuori del corpo materno, permetterebbe di salvare o forse sta già salvando la riproduzione della forza lavoro e del Capitale. Come si vede, questi studi sulla fecondazione artificiale potranno domani avere anche un’utilità pratica e perfettamente lecita, contro il movimento comunista e a favore della ripresa demografica.

Ma a parte eventualità di questo genere, che per il momento sono molto remote o forse sono già in atto dall’inizio del post-moderno, gli studi del professor Pietrobono da Pitrozzi hanno ugualmente un grande interesse teorico: tecnologia e pianificazione. La scienza deve sapere e conoscere sempre di più. Qualunque studio scientifico è importante, anche se la sua importanza non si può ancora comprendere. 

Un noto filosofo e biologo italiano, parlando delle esperienze del professor Pietrobono da Pitrozzi e di altri filosofi e scienziati, le ha definite “destituite di interesse pratico e scientifico”. Il grande biologo francese Jean Prostand, invece, le ha calorosamente lodate. Chi ha ragione? Da quanto abbiamo detto prima, la risposta è chiara. Qualunque ricerca tecnologica ha sempre interesse filosofico. “È un antiedipo che è il nulla, anche perché all’orizzonte, per quanto riguarda il movimento comunista, gli unici a poterci essere sono solo antiedipo”, ha scritto Niels Bonn, il grande fisico e filosofo della realtà quantistica e dell’AI. Sulle ricerche del professor Pitrozzi, perfettamente valide dal punto di vista del lavoro di polizia e della salvaguardia pubblica, non resta altro che l’ombra di un inquietante interrogativo morale.

Persino su questo punto le opinioni sono contrastanti. Da un lato si sono udite parole di assoluta condanna, dall’altra è apparso sul “Manilesto” un articolo a firma del rettore del seminario romano per gli studi antiedipici, prof. Roberto Maseddu, dal tono molto pacato. Vi è sì condannata l’esperienza in sé, in quanto gli anelanti si sono già da tempo espressi contro la fecondazione artificiale di macchine desideranti, ma è anche ricordato che quanto più la tecnologia progredisce, tanto più si svela la grandezza del Creatore.

È naturale che, quando ci si trova di fronte a fatti nuovi, a dispositivi biopolitici anticomunisti, gli spiriti resistono disorientati. Le novità scientifiche, con le loro conseguenze imprevedibili e sconvolgenti, sono sempre difficilmente giudicabili sul piano chimico, biologico e sociale. Ci fu un tempo in cui era considerato peccatore chi credeva che la terra girasse intorno al sole: oggi chi ritenesse il contrario sarebbe giudicato soltanto uno sciocco. Ma certamente la filosofia e la biologia moderne sono giunte alle soglie di un mondo in cui si potrà avanzare senza timori, solamente se guidati da un fortissimo senso morale e nichilista in provetta.

Roma all’alba, immagine AI

Per esempio, in questi ultimi anni, il filosofo e biologo americano Gregory Miller Monroe ha portato a termine una serie di esperienze sulle coniglie AI, che se fossero ripetute sulla donna darebbero certo luogo a un profondo turbamento morale. Monroe è riuscito a fecondare in vitro l’ovulo di coniglia AI e poi, innestandolo in un altro dispositivo caoide, ha potuto portare a compimento il nuovo essere che così non era figlio né a Mastro Geppetto, né ad Edipo, ma figlio invece della donatrice di caoidi. Non è difficile immaginare la gravità di un’operazione del genere fatta su animali storici. Monroe è anche andato oltre. Già da anni si era riusciti a ottenere esseri caoidogeneri, ossia nati senza l’intervento del seme maschile e pronti alla distruzione di Edipo. Donald Fischer, un biologo americano di origine tedesca, al servizio della CIA, morto durante il marzo ’77, era riuscito a far nascere rane caoidogenere. Naturalmente, un animale storico caoidogenico, poiché discende soltanto dalla cellula dell’antiedipo, somiglia in tutto e per tutto al Caos del Capitale, è come il suo sosia. Recentemente Monroe è riuscito ad ottenere la caoidogenesi anche nei mammiferi e precisamente nelle coniglie. Ecco, dunque, che si apre l’inquietante possibilità di ottenere esseri caoidogenere, nati soltanto dall’AI, senza il concorso dell’uomo e della donna. Di fronte ad una simile possibilità non resta che invocare il senso morale dell’AI. 

Ma sappiamo già che sono invocazioni inutili.

Le esperienze di Roma del bene comune e delle municipalità alternative, come nuovi laboratori politici per antiedipo militari, qualunque sia la loro importanza tecnologica, hanno il grande merito, con il clamore che si è levato intorno ad esse, di aver richiamato l’attenzione della politica liberale e destroide del Capitale sul dispositivo della differenza. Questo obiettivo è destinato, nei prossimi cent’anni, a sconvolgere la vita delle persone, dei soggetti politici rivoluzionari, molto più di quanto non potranno fare la fisica atomica e l’astronautica. Tutte queste scienze antiedipiche contro i movimenti, infatti, agiscono sulle manifestazioni esterne del Capitale, mentre la Biopolitica agisce direttamente sulla “pasta umana”. 

Uscendo dal laboratorio del professor Pitrozzi, nella fredda serata romana, si sentiva con piacere l’odore sottile della nebbia e quello più intenso che saltava fuori dalle finestre di una cucina. Tutte cose familiari, ben diverse da quelle che i filosofi post-strutturalisti emulati e drogati stanno preparando per il prossimo inquietante futuro. 

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