George Grosz, Eclisse di sole, 1926

Nell’attesa di criminali e malvagi

Le api hanno una glandola, detta glandola di Nasonoff, che emette tracce di onde profumate, di natura verosimilmente corpuscolare, che verrebbero captate solamente dalle compagne della stessa colonia alla quale appartiene l’insetto trasmettitore. (Questa erudizione la devo alla lettura di un appassionante articolo dell’usciere di Palazzo Chigi). Assemblea Generale della banca delle Banche. Quanta gente, quanti funzionari, quanti pezzi grossi dell’alta finanza, bontà divina! C’è da rimanere un pizzico forensi. Da molti anni assisto a questa celebrazione, e non cambia mai niente. Fra cinquant’anni, tutto considerato, auguriamolo ai posteried alle api: “ogni mutamento è dirimente”, sostiene l’antica saggezza, in questo grande salone umbertino che mette nostalgia e inneggia ai potenti, la funzione sarà analoga a quella di oggi e identica a quella che descrissi il 31 maggio dello scorso anno: non c’è da correggere proprio niente (se si eccettua un refuso nello scritto di un politico). 

Solo gli uomini cambiano: i futuri protagonisti in questo preciso momento si stanno facendo la pipì nelle fasce (e i qui presenti politici che ancora camperanno, se la faranno nei calzoni). 

Invece le emanazioni profumate dei potenti, vengono, ahimè, captate da tutti. 

In particolare nel Foro Parlamentare:

– Perché siamo oggi riuniti, in attesa, nel Foro?

– Perché oggi i vigliacchi arrivano.

– Perché nel Senato un’inazione simile? Che cosa hanno i nostri politici e le loro donne, per starsene senza imporsi?

– È che i vigliacchi arrivano: che leggi potrebbero fare i Senatori della putrefazione? Quando verranno i vigliacchi, è loro che se ne incaricheranno.

– Perché il nostro Re si è alzato di buon mattino, e resta sulla porta più alta della città, grevemente seduto sul suo trono, la corona in testa e la confusione dei generi in tasca?

– È che oggi i vigliacchi arrivano. E l’imperatrice aspetta di accogliere il loro capo. Ella ha preparato pure per quest’ultimo, a guisa di regalo, una pergamena che si adorna di numerosi titoli e di nomi onorifi

– Perché oggi i nostri due consoli e i pretori sono usciti con le loro porpore, e ricamate? A che cosa mirano i loro braccialetti, le loro chincaglierie, i residui delle loro orazioni con laute ametiste e i loro anelli che brillano con il fuoco limpido degli smeraldi?

– Da che cosa dipende che hanno oggi preziosi bastoni, ornati d’oro e d’argento, di una temerarietà senza pari?

– È che oggi i vili arrivano, ed essi detestano l’eloquenza e le arringhe.

– Perché, all’improvviso questa inquietudine e questo disordine che si alzano? (Oh quanto le espressioni son diventate gravi!) Come mai in un batter d’occhio le piazze e le strade si vuotano, e perché ognuno rientra nel proprio rifugio tutto preoccupato di niente?

– È che fa notte senza che i delittuosi siano arrivati. Ed ecco gente venuta dalla frontiera ad annunciare che non ci sono più vigliacchi, anche là dove è la regina stessa ad essere vigliacca. E adesso che diventeremo senza criminali, vili, codardi, pusillanimi e imbonitori?

Quegli uomini erano una soluzione …