Il Ministro della Cultura Dario Franceschini, Giovanna Melandri, Presidente Fondazione MAXXI, e il sindaco di L’Aquila Pierluigi Biondi

MAXXI L’Aquila

Con la mostra Punto di equilibrio, curata da Bartolomeo Pietromarchi e Margherita Guccione, apre il MAXXI L’Aquila.

Palazzo Ardinghelli, restaurato nel post terremoto, sarà il MAXXI L’Aquila, non un succorsale ne una dependance del MAXXI Roma, sottolinea la presidente Melandri, ma un museo di arte contemporanea, architettura e fotografia autonomo.

La prima mostra è dedicata a Ettore Spalletti. Sua è una delle nove opere commissionate ad altrettanti artisti per questa occasione che dialogano con oltre 60 opere della collezione del MAXXI.

Appena varcato l’ingresso da via Garibaldi, troviamo l’installazione site-specific in legno combusto Senza Titolo di Nunzio che, con le sue assi curve sospese dal soffitto, guida lo sguardo dalla corte principale, dove risuonano gli echi dell’installazione sonora di Liliana Moro Fischio 3/2018, fino all’altro ingresso in piazza Santa Maria Paganica, mettendo in comunicazione i due accessi del museo con la città.

Una volta entrati, il personaggio dai tratti orientali della scultura Senza titolo di Juan Muñoz accoglie i visitatori e sembra invitarli a continuare il percorso verso il maestoso scalone dal sapore borrominiano
illuminato dal neon The Missing Poem is the Poem di Maurizio Nannucci. Quest’opera si relaziona con gli affreschi settecenteschi di Vincenzo Damini che sovrastano la scala e accompagna il visitatore al piano nobile, dove una teoria di 16 sale espositive accoglie il dialogo tra le opere site-specific, quelle della collezione MAXXI e gli ambienti storici.
Nel ballatoio ad anello che affaccia sulla corte, troviamo due opere di Maria Lai: Senza titolo, pagine di stoffa cucite con filo nero su un grande tessuto, della serie Lenzuoli e Il viaggiatore astrale, uno dei suoi celebri libri cuciti.

Nel primo dei due grandi saloni con i due camini monumentali arricchiti da preziosi stucchi, insieme a Mother di Maurizio Cattelan, Mimetico di Alighiero Boetti e Quadro di fili elettrici di Michelangelo Pistoletto, incontriamo La città sale di Elisabetta Benassi: una scultura di sale, elemento che l’artista definisce “deposito di memoria”. Ispirata a La città che sale di Umberto Boccioni, capolavoro futurista dedicato alla forza dinamica della città moderna, qui Benassi riflette sulla percarietà delle città nonostante la loro solida apparenza e sul rapporto tra passato e presente, tra storia e futuro.

Per il salone successivo, Alberto Garutti ha realizzato Accedere al presente, una lunga tela che scorre su cinque rulli in modo quasi impercettibile, rivelando lentamente i suoi colori: un’opera narrativa sul senso del tempo che, in forma astratta, suggestiva e inesorabile fluisce davanti ai nostri occhi. Nella stessa sala troviamo Achrome di Piero Manzoni e Wireless Fidelity di Luca Trevisani.

William Kentridge

Il salone principale, chiamato Sala della Voliera, è dedicato a William Kentridge con una selezione di arazzi tra cui il celebre North Pole Map.
Proseguendo lungo il ballatoio, dove è allestita la pianta di Roma Interrotta (collage con le visionarie proposte di 12 architetti chiamati nel 1978 a pensare una nuova Roma) introdotta da una tavola di Aldo Rossi, si arriva alla prima di una teoria di stanze incastonate l’una dentro l’altra che iniziano con quella dove è allestita l’abbagliante scultura luminosa Bent and Fused di Monica Bonvicini, e poi alla ex cappella del palazzo.

Bent and Fused di Monica Bonvicini

Il Maestro Ettore Spalletti ha scelto proprio questo suggestivo ambiente per il suo capolavoro, Colonna nel vuoto, L’Aquila: una colonna, elemento centrale nella storia dell’arte che, posta al centro dello spazio, diviene espressione dell’intangibile legame tra mondo terreno e ultraterreno, simbolicamente rappresentato dal lanternino della cupola. L’opera resterà esposta in modo permanente, omaggio al grande maestro abruzzese.

Ettore Spalletti, Colonna nel vuoto, L’Aquila, 2019

Dalla cappella si accede alla stanza che ospita Studio per “Eco nel vuoto” di Giulio Paolini, il disegno The Circular Crest Of A Submerged Crater di Salvatore Arancio e Come se di Daniela De Lorenzo, che traduce un atto performativo in una scultura fatta di strati di carta sovrapposti, ritagliati secondo il profilo della proiezione a terra del suo corpo in movimento.

Nelle sale successive sono accolti i lavori provenienti dalla collezione di architettura dedicati al tema della città: le Cartoline postali di Venezia e due maquette de La Ville Spatiale di Yona Friedman, il modello de La Città Compatta di Franco Purini e Laura Thermes, una tavola del progetto di conorso per i nuovi Uffici della Camera dei Deputati di Maurizio Sacripanti, il Monumento Continuo di Superstudio, alcuni disegni di Bernard Khoury dedicati a Beirut, gli Elementi di Città di Giovanni Michelucci e due modelli di Toyo Ito.
Il percorso prosegue con una serie di sale dedicate alla fotografia, a partire dal progetto Aquila di Stefano Cerio: il suo lavoro, che indaga il rapporto tra realtà e finzione, si concentra sui paesaggi abruzzesi di Campo Felice, Campo Imperatore e Pescasseroli, in cui colloca dei parchi gioco gonfiabili. Il contrasto tra l’austerità del paesaggio e il carattere ludico dei gonfiabili determina una condizine surreale.
Nelle sale successive si trovano i lavori di Iwan Baan, Olivo Barbieri, Gabriele Basilico, Giovanni Chiaramonte, Guido Guidi, un focus sulla montagna con il dittico di Walter Niedermeyer e i modelli della Casa-Atelier Kostner dei Modus e del Bivacco Fanton di Demogo.
Chiude questa sequenza lo spazio che ospita il progetto L’Aquila di Paolo Pellegrin: un grande polittico di 140 scatti in bianco e nero dedicati alla città e due fotografie a colori che ritraggono montagne e borghi fuori L’Aquila riprese in una notte di luna piena, immagini evocative che trascendono lo scorrere del tempo e rimandano al paesaggismo romantico ottocentesco.

Anastasia Potemkina, untitled, 2018-2020

Da qui si accede alla stanza con il progetto dell’artista russa Anastasia Potemkina, Untitled, composto da due elementi interconnessi: una vasca idroponica abitata da una pianta spontanea autoctona e una serie di specchi con inciso il profilo di piante infestanti, che saranno poi disposti in luoghi cittadini significativi per la comunità. Un segno di riappropriazione della città da parte della Natura come forma di silenziosa resistenza e rigenerazione.
Nella sala attigua, l’installazione sonora Live Ammunition! di Hassan Khan, ci conduce alle scale per scendere alla Project Room al piano terra, dove il video di Allora & Calzadilla The Great Silence conclude il percorso.