Cristina Banban, Melodrama, 2019

Lo specchio infranto

Omero è uno schiavista, e il bacio del principe a Biancaneve non è consensuale.

Nella prefazione al suo celeberrimo Il secolo breve, Eric Hobsbawm cita il grande Eliot – “il mondo finisce in questo modo: non con il rumore di un’esplosione, ma con un fastidioso piagnisteo” – echeggiando una parola che sarà poi ripresa dal compianto Robert Hughes nel titolo di un suo profetico pamphlet, dedicato all’arte americana degli anni Ottanta e ancora di pressante attualità. La cultura del piagnisteo, spiega Huges, “è il cadavere del liberalismo degli anni Sessanta, è il frutto dell’ossessione per i diritti civili e dell’esaltazione vittimistica delle minoranze”.

Un’ossessione ancora viva e vegeta, se si pensa che la Howard University, storico ateneo afroamericano, ha deciso di bandire, neanche fossero schiavisti, Virgilio e Cicerone, mentre un editorialista di San Francisco si interroga sull’opportunità del bacio … del principe alla bella addormentata. Volevo dire a Biancaneve, ma è lo stesso: sempre di bacio senza consenso si tratta. Non c’è gesto visivo o letterario che, nel feroce, a tratti incomprensibile prurito della Corn Flakes Generation, non venga passato al vaglio e incriminato. Già era difficile credere al principe azzurro. Adesso scopriamo pure che è un molestatore. Ma non era meglio restare ignoranti? Del resto, come diceva mio nonno, se potessimo leggere i pensieri dei vicini, e loro i nostri, fuggiremmo tutti via schifati. O saremmo come minimo costretti a interrogare i testimoni.

Vediamo. Biancaneve da sveglia, il principe l’aveva già baciata? Avrebbe potuto, ma non ci ha neanche provato. Il sonno dell’amata, come nella storia di Amore e Psiche, saccheggiata a piene mani dai cartonisti americani (nella favola dei Fratelli Grimm, Biancaneve, più prosaicamente, guarisce durante il trasporto della bara in cui i nani la avevano racchiusa: i portatori inciampano, e il tozzo di mela avvelenata precipita lontano) è condizione essenziale perché egli si faccia finalmente forza. Almeno sotto questo aspetto, è un male necessario. Altri, va detto, lo sono molto meno. Il principe “violenta” la principessa con un bacio (tra l’altro in perfetta buona fede, pensando fosse morta): e se fosse accaduto il contrario? Se fosse stata lei a fingersi stecchita per conquistare il suo amante un po’ imbranato? Esiste, evidentemente, una gerarchia per cui il cane calpestato dalla moto o il bacio rubato non sono accettabili, i bimbi denutriti di Amnesty International invece sì. È una vita che Orwell ci ripete che, se tutti gli animali sono uguali, alcuni lo sono più degli altri. Ma i Grilli parlanti non stanno simpatici a nessuno. Preferiamo prendercela con quel cattivone del principe che con Grimilde, senza sapere che le sue fattezze – Disney è davvero una simpatica canaglia – sono quelle di Uta di Naumburg, nobildonna tedesca del Medioevo così bella che ancora oggi i cantastorie rivolgono alla sua statua versi struggenti e appassionati.

No, l’arte non è il brodino riscaldato dalla nonna a conforto dei bambini. È solo il magico specchio della vita. Sta a noi decidere se vale la pena usarlo, scoprendoci imbruttiti, o se è meglio non guardare. A proposito, lo sapete che a Hitler – Cattelan, ancora una volta, ha visto giusto – piaceva disegnare i sette nani?