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Roberto ghezzi, Iceland still, a project about time, 2025
Roberto ghezzi, Iceland still, a project about time, 2025

Il tempo al plurale, il nuovo progetto di Roberto Ghezzi in Islanda

A partire dal giugno scorso, Roberto Ghezzi ha intrapreso una spedizione di ricerca in Islanda, muovendosi nei paesaggi che si estendono tra Egilsstaðir, Höfn e l’area montuosa del Landmannalaugar.

Il progetto titolato Iceland Still indaga il Tempo, un concetto che da sempre fa parte della ricerca dell’artista; basti pensare alle Naturografie, tele che si trasformano secondo quei processi tangibili del fluire del tempo che sono decomposizione e rigenerazione, e che richiedono all’artista dei calcoli in termini di spazio e durata per consentire alla Natura di “scrivere” e di lasciare una traccia. Il mezzo scelto dall’artista per questa occasione non è più il supporto materico su cui il tempo agisce in maniera diretta, ma la fotografia — inizialmente analogica e in una seconda fase anche digitale — come dispositivo di esplorazione temporale. La restituzione della sua permanenza nell’Isola si costruirà a partire da una sequenza di scatti realizzati in 24 ore continue, nello stesso punto del paesaggio islandese, grazie anche alla collaborazione del fotografo Antonio Manta e del “drone operator” Leonardo Vianello Mizar; dei fotogrammi che in potenza potrebbero formare un time-lapse e che invece confluiranno in un’unica immagine, in una sovrapposizione visiva che, con ogni probabilità, assumerà una forma installativa.

Leggendo più attentamente il titolo, l’avverbio still, traducibile con “ancora”, rimanda all’idea di un continuum, di un qualcosa che sembrava potesse essere terminato e che invece perdura o si ripete; se da un lato si può intravedere questo significato, dall’altro “still”, come aggettivo, è un riferimento al fermo immagine, e di conseguenza anche all’idea di un singolo fotogramma. Ed è proprio su questa tensione tra immobilità e continuità che si fonda una delle domande chiave del processo: è possibile rappresentare il passaggio del tempo in un’unica immagine? Quando pensiamo a un time-lapse, quest’ultimo appare evidente; ma un’altra domanda può sorgere: qual è il tempo che viene “rappresentato”?  In questo contesto si potrebbe inserire il pensiero del filosofo Daniel Dennett (La mente e le menti, 1996), in particolare il concetto di “sciovinismo temporale”, ovvero la tendenza umana a proiettare i propri ritmi temporali sul mondo esterno. Il time-lapse ne è un esempio emblematico poiché comprime e accelera i processi naturali, conferendo loro una narrativa di intenzionalità, che è in fondo umanizzata e antropocentrica. La scelta di Ghezzi appare allora ancora più audace poiché rifiuta questa imposizione, accettando i compromessi scaturiti dalla sperimentazione e richiedendo a chi osserverà di immergersi in un paesaggio che la mente, per via della limitatezza della memoria, non potrebbe trattenere.

Nell’interrogare il tempo, Roberto Ghezzi supera la concezione tradizionale della sua linearità, accogliendo l’idea che possa essere inteso piuttosto come un insieme di bolle: singole unità autonome, che entrano in contatto tra loro e acquistano significato solo all’interno di questa relazione, la cui validità non è universale, ma relativa. Come spesso accade nei progetti dell’artista, anche in Iceland Still la forza risiede nell’interdisciplinarità. Il processo è infatti accompagnato da un dialogo con il mondo della fisica quantistica, che apre a una riflessione scientifica, estetica e poetica sui concetti indagati.

Roberto Ghezzi, Iceland still, i deserti neri, lunga esposizione, 2025

ICELAND STILL
Un progetto di Roberto Ghezzi – Islanda Orientale – giugno-luglio 2025

In collaborazione con BAM Bottega Antonio Manta e Leonardo Vianello Mizar

Sponsor tecnici Light Adventures e BAM di Antonio Manta – Supporto Phoresta ETS

Communication & public relations Amalia Di Lanno

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