Aspirando al cielo, le dematerializzazioni di Giuliano Giuliani si configurano come tentativi di ascensione, slanci silenziosi in cui la pietra cerca di emanciparsi dalla sua natura terrena e materica.
Nella mostra Destata Pietra, a cura di Bruno Ceci, sono esposte nove opere dell’artista, in cui emergono gli esiti più recenti della sua ricerca. Il travertino, fin dai suoi esordi ridotto ad un velo, viene elaborato con sempre maggior virtuosismo, e la poesia della pietra della sua produzione cinquantennale, sembra cedere il passo ad una nuova poesia della forma.
La pietra sottile, pur nella sua delicatezza, si fa materia plastica, corpo vissuto, depositario di un tempo che si fa forma, un foglio che per citare Bukowsky diventa simbolo di impermanenza, un’ossatura lapidea ridotta ad ostia, trasparente, fragile come la nostra esistenza terrena.
La sensibilità michelangiolesca della figura intrinseca al blocco, in attesa di essere liberata, trova in Giuliani una traslazione ontologica: l’opera non è l’estrazione di un’immagine, ma l’evocazione dell’anima della materia, astrazione generata dalla sua morfologia, spesso sindone di una presenza cosmica.



L’esposizione è corredata da un catalogo con le fotografie di Ignacio Maria Coccia e Mario Dondero, testi di Eugenio De Signoribus, Bruno Ceci, Giuseppe Appella, Anthony Molino, Flavia Orsati, Vittorio Sgarbi e Davide Rondoni.
Quella dell’artista dei veli, è una tecnica scultorea che attinge alla sapienza degli antichi cavatori, alle memorie arcaiche e fisiche di un tempo in cui il materiale andava conosciuto, ascoltato, assecondato. La lavorazione emerge come gesto partecipato, generato da una conoscenza quasi geologica, interpretando la storia sedimentata tra i panni lapidei del travertino.
In Giuliani, la pietra non è soggiogata da strumentazioni elettroniche, ma accompagnata in un percorso di emersione: la scultura diviene così atto rituale, meditativo, risveglio di una memoria sepolta nei vuoti del travertino, simulacri di vite antiche, flore che tra il candore del materiale, risorgono come infiorescenze astratte, grazie al sensibile inserimento dei ricami dello stilista Graziano Giordani.
Il suo gesto creativo si inscrive nella tensione platonica verso la sintesi, come progressiva sottrazione dell’eccesso, non solo nella pratica artistica, ma come filosofia esistenziale.
Tale essenzialità diventa porta d’accesso ad una dimensione altra, spirituale, laddove l’invisibile non è negazione ma pienezza, pietra e aria, totalità manifesta nella forma rarefatta.



