Hanno ucciso l’uomo ragno

Arte pubblica sì, arte pubblica no. Una riflessione su alcune recenti installazioni come Punto di fuga di JR. E su una mutazione antropologica in corso.

Dopo mesi di chiusura dello sguardo e di scialo senza misura di parole, pensavo fosse finalmente giunta l’ora di voltarsi intorno, di andar per mostre, di lasciarsi trasportare dalle proprie suggestioni accogliendo le immagini rubate nelle strade o negli spazi espositivi come un dono. E invece no.

I mercanti di salsicce sono tornati alla carica e gli inadeguati direttori di Musei dai nomi vuoti e altisonanti hanno aperto i garage alle mandrie trasandate. E che dire dei social media manager e degli addetti stampa, i soli capaci di farci perdere più tempo degli informatori farmaceutici quando facciamo la fila dal medico curante, che distribuiscono, a ritmo incalzante, le ultime trovate dell’industria culturale? Vedi JR a Roma: non gli bastava Firenze? E che dire della banana gigante e delle altre statuette di Veneziano – la più carina è quella che rappresenta l’autore nelle vesti del David di Michelangelo – per le vie di Pietrasanta? Dovremmo star lì a occuparci dell’ultimo finto scandalo di Cattelan, del monolite impattato, e invece fioccano i commenti sulle installazioni “sbagliate”.

Ma non sarà che la pandemia ci ha insegnato a riconsiderare il valore dello spazio? Se, sino a poco fa, il museo o la piazza grande erano oasi esclusive, adesso sono diventati un luogo come un altro. Prima viene la vita, poi l’arte. E la vita è fatta di cose semplici. Di passeggiate all’aria aperta. Di bambini che hanno voglia di giocare, e si divertono di più incontrando l’uomo ragno che l’ultima colata di Urs Fischer o l’ennesima, specchiante installazione concettuale. Intendo dire che la pandemia ha forse dato la spallata finale, almeno per il nostro tempo, al meccanismo duchampiano per cui l’autore crea l’opera attraverso la sua collocazione.

Adesso, come nell’Ottocento, quando eravamo tutti patrioti e soldatini, l’opera è tornata a “decidere” l’ambiente circostante. E lo fa attraverso un linguaggio forse un po’ banale, ma comprensibile e immediato. La riflessione ovviamente, va parecchio approfondita. Ma in un’altra occasione. Devo andare al mare e vi auguro altrettanto. Non so perché – dovrò parlarne col mio psicanalista – un vecchio motivo degli 883 mi risuona ossessivo nella mente: “Hanno ucciso l’uomo ragno chi sia stato non si sa forse quelli della mala forse la pubblicità…”.