Giuseppe Leone, Palinuro, Pasolini e il mare, courtesy l'artista

Giuseppe Leone ‘Palinuro, Pasolini e il mare’: quando l’arte si fa teatro

… ‘nella luce straziante di quel mare’ si legge nei versi pasoliniani raccolti in Poesia in forma di rosa e da tali riflessioni, Giuseppe Leone ha intrapreso il suo nuovo viaggio artistico condiviso con la Storia e con il Mito.

In occasione del centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini e nell’ambito del progetto Le città e il mare, ideato dal Premio Penisola Sorrentina Arturo Esposito® diretto da Mario Esposito ed in collaborazione con l’Università degli Studi Federico II di Napoli, il 17 settembre scorso la Nave Palinuro della Marina Militare Italiana, ha ospitato a bordo un’opera in foggia di trittico del maestro sannita: ‘Palinuro, Pasolini e il mare’. La giornata ha rappresentato, inoltre, una tappa d’anticipazione del Premio che si svolgerà, come di consueto, il prossimo ottobre.

Giuseppe Leoneda artista e uomo del Novecento – nella sua perpetua riflessione sulle dinamiche antropologiche e storiche del presente, si relaziona con la storia passata e le radici ancestrali mediterranee che si inabissano sino al mito classico senza perdere mai di vista la capacità del linguaggio artistico di farsi volano verso un orizzonte infinito e futuro. È, perciò, nel legame tra il mito classico – quello di Palinuro – e quello letterario – Pasolini – che il Mediterraneo, carezzando la costa campana, ha accolto la narrazione lirico pittorica di Leone, in cui ricorrono i tratti di una grammatica riconoscibile, un ritorno alle origini ed anche una volontà di porre in evidenza i prodromi necessari ad un ripensamento delle dinamiche che attanagliano l’uomo e il libero pensiero.

Il trittico ‘Palinuro, Pasolini e il mare’ svelato ed installato sulla Nave Palinuro, racconta della metafora dell’Arte come narrazione, come afferma lo stesso artista:

l’Arte che diventa teatro in quanto fenomenologia simbolica di un racconto, che arriva dal mito, dalla leggenda ma che è anche allegoria del nostro tempo

Ed il trittico, in verità, ha portato in scena anche quegli elementi riconoscibili dell’arte di Leone – il simbolismo, il tema del Narciso e l’elemento narrativo della pittura – sì da tradurre l’opera in una indagine sul tema del potere che gli Dei hanno esercitato sull’Uomo, nella mitologia classica – come nella storia delle religioni – e che, oggi, si rispecchia nei giochi di forza della società.

Come dimostrano le due saette che si abbattono sui capi di Pier Paolo Pasolini e sul profilo di Palinuro non sono simbolo di luce, bensì metafora di sangue, ciò perchè nel sacrificio richiesto dagli Dei agli uomini, li porta a diventare essi stessi dèi, e quindi mito – metamorfosi che appare anche nella narrazione cristologica –

Ecco, dunque, che il racconto per immagine e simbologia, quella ‘poesia visiva’ attribuita a Giuseppe Leone, torna protagonista di una rinnovata trama antropologica che sulla Nave Palinuro ha traslato la visione privilegiata dell’occhio principe dell’artista e che, mediante la memoria pasoliniana e la memoria del mito classico sa delineare un inatteso viaggio nel presente. 

L’opera di Leone, il cui rimando al proprio linguaggio è caratterizzato da ‘anarchici riciclaggi’, dal valore affidato al frammento quale testimonianza di un racconto più ampio, dall’uso della lingua afona il cui segno affonda le proprie radici nella grafia mediterranea, dall’elemento della cornice che inquadra ed eterna l’idea da cui avviare una speculazione ontologica oltre ogni confine, rispecchia una grammatica già definita come costituita da ciò che Francesco Gallo Mazzeo chiamò ‘oro, petrolio e alchimie’ – e che si ritrova nel trittico grazie all’uso di materie quali la pietra, i pigmenti in purezza, il bitume ed altro ancora – determinante nella costruzione di un sentimento rivelatore d’alterità ma mai astratto, bensì afferente ad un sentire comune, universale, come ‘Pasolini, Palinuro e il mare’ dimostra.

La Nave Palinuro della Marina Militare Italiana

Il nodo concettuale dell’opera è da intendersi come una interrelazione che nel mito vedeva contrapporsi gli Dei agli Uomini; afferma l’artista:

Gli Dei sono gelosi degli uomini geniali e la genialità dell’uomo li rende simili a Dei ed è per questo che questi ultimi contribuiscono ad annientarli. Anche Pasolini rientrava in questa logica e allo stesso modo si compì il destino di Palinuro, il cui fato fu mutato dagli Dei. Gli Dei odiano gli Uomini, come anche l’Eneide raccontava.

Leone, nella sua carriera ha spesso affrontato il tema del mito anche come indagine su una nuova interpretazione che assoggetta la negatività impressa nel pensiero umano per scalfire, al contrario, la visione solo tragica troppo spesso affidata al racconto leggendario. La capacità dell’arte di trovare nel passato scintille di futuro ha permesso all’artista sannita di porre il focus sui profondi malintesi di cui la mitologia è stata oggetto ed attraverso un abbecedario che Luciano Caramel definì affine alla mitopoiesi, oggi ‘Palinuro, Pasolini e il mare’ pone dinanzi al nostro sguardo quei simboli che portano in evidenza il gioco, la lotta senza tempo tra il potere oligarchico di pochi e l’arguzia dell’uomo, la sua intelligenza.

I frammenti che giungono dal mare – elementi di una barca disfatta che somigliano al costato di Cristo e sono eco del viaggio destinato all’uomo – dialogano con una materia non effimera, il bitume, con l’iconica barchetta che torna spesso nelle opere di Leone, rimandando ancora al mito allegorico, e con la raffigurazione iconica e legata al – malinteso di – Narciso con cui compaiono, in una seconda cornice, i profili di Pasolini e Palinuro, ad inscenare quella “pittura come recita portata avanti già decenni orsono con Michele Sovente” ricorda l’artista.

Il racconto dell’arte, pertanto, agisce tramite la sua radice che, nel corso dei processi esistenziali, giunge a noi, come nave che solca i mari della vita, come le onde del pensiero che contro la costa talvolta naufragano, talaltra approdano. ‘Palinuro, Pasolini e il mare’ dalla Nave museo Palinuro ribadisce ciò che Leone, nella sua poetica, indaga a fondo da sempre, ossia la volontà che il potere politico e sociale avanza e pretende nei confronti del potere della libertà: così come gli Dei annientavano gli umani per brama ed invidia, il potere uccide il pensiero libero degli uomini di intelletto.

Azzurra Immediato

Azzurra Immediato, storica dell’arte, curatrice e critica, riveste il ruolo di Senior Art Curator per Arteprima Progetti. Collabora già con riviste quali ArtsLife, Photolux Magazine, Il Denaro, Ottica Contemporanea, Rivista Segno, ed alcuni quotidiani. Incentra la propria ricerca su progetti artistici multidisciplinari, con una particolare attenzione alla fotografia, alla videoarte ed alle arti performative, oltre alla pittura e alla scultura, è, inoltre, tra primi i firmatari del Manifesto Art Thinking, assegnando alla cultura ruolo fondamentale. Dal 2018 collabora con il Photolux Festival e, inoltre, nel 2020 ha intrapreso una collaborazione con lo Studio Jaumann, unendo il mondo dell’Arte con quello della Giurisprudenza e della Intellectual Property.