Sislej Xhafa, Ovoid solitude, 2019. Courtesy Galleria Continua, San Gimignano

Fuori i mercanti dal tempio! – ovvero figure e sfondi del sistema dell’arte

L’apertura del Museo del Sesso,
a New York, è stata rimandata.
 
Prima deve aprire il Museo dei Preliminari. 
Daniele Luttazzi,
Lepidezze postribolari

Vi ricordate la poesia di Andrea Zanzotto? Sì, quella bella, quella che nei primi versi recita «Siccome un bel tacer non fu mai scritto | un bello scritto non fu mai tacere»? Ecco, tacere. Tanto mi sto interrogando sul tacere, in questi giorni. Tanto mi sono interrogato sul fermarmi e chinare il capo di fronte al dolore. Al dolore di chi vede i propri cari morire senza sostituire questa immagine di morte con un’adeguata cerimonia di saluto, civile o religiosa che sia. 

Se posso permettermi però, e mi permetto perché ho scritto “qualcosina” in merito al mettere in guardia sui rischi del nostro modo di vivere lontani dai desideri della Terra (mettendo a rischio me stesso), preferirei continuare argomentando sull’arte, non privo di rispetto dovuto ai morti. Anzi, con il dolore di non aver fatto nulla. Di poter fare poco. Se non rispettare la loro dignità. Scrivendo ancora (alla fine di questo ciclo di articoli fornirò una risposta sul perché scrivere).

Abbiamo sempre ragionato, chi più chi meno (io meno, male e in modo satirico*) sull’arte e sul suo sistema. O comunque, l’abbiamo fatto da quando arte e sistema sono diventati tali, e cioè abbastanza recentemente: chiaramente potrete credere in quello che affermo se ritenete che la storia dell’umanità non sia nata lo stesso giorno in cui sarebbero stati coniati i suddetti termini. 

Ridurrei, per risultare comprensibile, l’arte e il suo sistema in due concetti non molto distanti dal mondo artistico, ovvero figura e sfondo. Ciò mi permette di muovermi meglio in questo sentiero, forse senza pestare troppe m****, e mantenendo inoltre una differenza facilmente immaginabile tra le due. 

Sarò pleonastico, ma ci tengo ad apparire puntiglioso. La figura è qualcosa che ha materialità e può essere tastata, come una succosa chewing-gum. Lo sfondo, invece, è uno spazio atto a contenere la figura, come la bocca.

Ebbene, con l’arrivo del Covid-19, e più che col suo arrivo sarebbe opportuno dire con l’arrivo delle misure di contenimento e contrasto, e il relativo blocco del motore economico che pompa denaro e significato alla vita, la figura/chewing-gum/arte in una paradossale inversione dei ruoli ha “sputato” lo sfondo/bocca/sistema. Quest’ultimo ha lasciato la figura sospesa nel vuoto, isolandola dal contesto, sguarnita come sguarnite sanno essere le chewing-gum quando terminano il loro sapore: cioè una massa di sostanza gommosa nella sua più pura inutilità, nudità. 

Ciò che è nudo, lo sappiamo tutti se almeno una volta nella vita abbiamo perduto il costume dopo un tuffo in piscina, è insieme mancanza, manifestazione e manifestazione della mancanza, corredata da – dipende dai casi – vergogna o eccitazione. Ebbene l’arte, in questa storia, s’è trovata da sola, tuttalpiù all’interno di un link (vi rimando alla #lafrittatadellossimoro se avete perso un pezzo, che contraddice quanto sto affermando), un link che rinvia chi lo digita a un tour virtuale (?): un chewing-gum masticato. E il sistema, invece, s’è trovato improvvisamente solitario, pronto a penitenze, impreparato: una bocca colpita da paresi.

Che succederà adesso che l’arte è in quarantena dal sistema, adesso che il sistema ha smesso di reggere il moccolo all’arte? Se lo chiedono molti teorici. A mio avviso inizierà la stagione in cui i mercanti dovranno essere cacciati fuori dal tempio. Altrimenti tutto sarà vano.

*Cfr. Dario O. La Mendola, “La cenere dell’acanto. Ontologia dell’estetica contemporanea”, Aurea Phoenix edizioni.

Dario Orphee La Mendola

Dario Orphée La Mendola, si laurea in Filosofia, con una tesi sul sentimento, presso l'Università degli studi di Palermo. Insegna Estetica ed Etica della Comunicazione all'Accademia di Belle Arti di Agrigento, e Progettazione delle professionalità all'Accademia di Belle Arti di Catania. Curatore indipendente, si occupa di ecologia e filosofia dell'agricoltura. Per Segnonline scrive soprattutto contributi di opinione e riflessione su diversi argomenti che riguardano l’arte con particolare attenzione alle problematiche estetiche ed etiche.