Il destino a volte gioca degli scherzi imprevedibili, impensabili anche dal più fantasioso dei romanzieri. Succede che un gruppo di amici si ritrovano in agosto a Pescara, cercando (inutilmente) di scimmiottare qualche giorno di inarrivabile “vacanza”. Massimo ospite di Maria Letizia, Roberto qui impiantato con la sua pur articolata vita. E succede che questo gruppo un giorno si spinga fino a Lettomanoppello per incontrare e salutare Giacinto (di Pietrantonio, qui occorre le specifica). E davanti a un chinotto e una cedrata, ricorre più volte la domanda: “Ma Marcella l’hai sentita ultimamente?”. “Sì, io giovedì, per una cosa di lavoro”. “Io no, sono settimane che non ci parlo, credo abbia qualche problemino familiare…”.
“Ok, oggi pomeriggio la chiamiamo…”. Ma alle 17, in spiaggia, arriva il fulmine a ciel sereno: Marcella è deceduta. Sì, proprio lei, Marcella Russo, amica, collega, sodale di infinite risate e bevute, ma anche di intensi scambi di lavoro e di sensazioni, sempre legate all’arte e al suo mondo. Perché Marcella era una curatrice, con storiche esperienze come il mitico “Fuori uso”, che la vide fra i protagonisti dagli anni Novanta. E poi era diventata uno degli uffici stampa fra i più attivi nel Paese per il settore dell’arte. Ma soprattutto perché lei era un interlocutrice profonda e decisamente “libera”, quando si trattava di commentare un evento, o l’ultima mostra un’artista.
Ora ci ritroviamo a piangerla, davanti a numerosi bicchieri di vino, e scopriamo perché per ore ci siamo voluti negare questa verità. Non è possibile, io ci ho parlato pochi giorni fa, ma no, dai, lei era piena di vita, sarà uno scherzo. “Io l’ho conosciuta all’università di Pescara”, ricorda Roberto (Sala, direttore di Segno). “Avevamo cominciato gli studi insieme. Le nostre strade si erano poi incrociate di nuovo quando lei aveva cominciato a lavorare con Cesare Manzo per Fuori Uso. Grazie a quella esperienza era entrata nel mondo dell’arte con la sua sicurezza e caparbietà che l’hanno sempre contraddistinta. Con la nascita dell’ufficio stampa poi i nostri incontri e rapporti di lavoro sono diventati più frequenti. Mi aveva soprannominato Gastone. Diceva che avevo fortuna negli incontri. Siamo stati insieme a Todi dal ‘nostro’ Massimo Mattioli per una mostra, e al ritorno dal viaggio, sotto casa sua, mi ha detto:’sono stata proprio bene con te, sei un ottimo compagno di viaggio’. Ho salvato un suo vocale con la sua risata che comunque non dimenticherò mai”.
“Certo, lei ha seguito l’ufficio stampa dei due eventi che ho curato recentemente in Umbria, un grande successo, soprattutto proprio a livello di comunicazione”, riprende Massimo (Mattioli, direttore di ArtsLife). “Ma sapete? La cosa speciale era che non solo era bravissima a coinvolgere persone nei progetti che seguiva, oltre che meticolosa fino alla maniacalità nella sua professione. Ma a questo affiancava una capacità unica di aggiungere ‘umanità’ al suo contributo. Abbiamo fatto delle cene memorabili, dove lei era il fulcro dei discorsi, anche del divertimento, fra frotte di giornalisti e giovani artisti”.
“Marcella è stata fra le prime persone che ho conosciuto a Pescara”, aggiunge Maria Letizia (Paiato, già cofondatrice con Marcella Russo dell’ufficio stampa RPPress). ”Una donna magnetica, dall”allure’ inconfondibile, la cui presenza in una stanza era difficile da ignorare. Autentica e franca in ogni conversazione, talvolta spietata nei giudizi sull’arte, non sempre facile, a volte difficile da domare (era il suo bello); la sue esperienza è stata sempre per me una grande fonte di crescita anche e soprattutto nei momenti di tensione; quelli veri in cui misuri la tenuta dell’amicizia. Quella RP, dell’ufficio stampa fondato insieme, era un intreccio di personalità (eravamo anche nate entrambe l’11 aprile), due lettere di un progetto comune che lei ha in seguito portato avanti da sola (io ho preso la mia strada) ottenendo grandi risultati che mi hanno sempre resa orgogliosa della sua amicizia. Insieme ci siamo divertite tantissimo. Abbiamo conosciuto tanti artisti, oggi amici, creato avventure. E abbiamo anche ballato tantissimo. Lo sapevate che l’ho sposata io? Recitando per lei e Teto una poesia di Hikmet: ‘TU’. Adesso mi suona strano quel Tu, ma è lei”.





I ricordi degli amici
Giacinto di Pietrantonio
Ho conosciuto Marcella nel 1994 alla mia prima Fuori Uso, insieme ne abbiamo fatti sei. Da allora ci ha unito una vera e forte passione per l’arte che è diventata amicizia. Schietta, ironica, energia pura e sempre piena di progetti. Generosa, non si tirava mai indietro e soprattutto non se la tirava anche se avrebbe potuto. Mancherà molto a tutti noi.

Giovanni Gaggia
Una quotidianità, tutti i giorni, per anni. Dalle cose più semplici, ma veramente, alle più essenziali. Tanto il dialogo sulla terra, i prodotti della natura, le cose buone e tanti viaggi. Abbiamo condiviso tanto, ma forse tutto. Io ho raccolto, e questo mi riempie il cuore, le sue – le tue – parole nel mio ultimo libro, fino all’ultima pagina, nella cui ci sono i nomi, e che rimarranno per sempre, delle persone a cui ho dedicato il mio libro, tra cui lei. Il nostro è stato – ma non è stato, lo è – un rapporto profondo, al pari d’un amore, abbiamo realmente condiviso tutto.
Michele Giangrande
Marcella aveva il raro dono di credere nella bellezza prima ancora che prendesse forma. Lavorare con lei , dalla profondità e dai traguardi del progetto ABYSS, fino alle pareti del MATTA di Pescara dove, proprio grazie a lei, oggi campeggia una mia opera pubblica, è stato un privilegio immenso. La sua energia curatoria e umana ha lasciato un segno indelebile in tutti noi. Ci mancherai enormemente, ma la tua luce resta custodita nelle opere e nei cuori di chi ti ha voluto bene.
Vincenzo Marsiglia
Sei stata la persona che con tutte le esperienze che aveva ricevuto dal mondo dell’arte donava un’energia dirompente. La parola negatività non esisteva nel tuo vocabolario. Grazie Marcella di avermi donato la tua luce, questa luce la porterò sempre con me e con la tua stessa forza la vorrò distribuire.
Carmela Palmieri
Abbiamo lavorato insieme al progetto di Buonanotte Contemporanea con Fabio Armillotta e Marco Santomauro e per noi è stata una grande scoperta, non solo professionale. Era una bella persona, di quelle che sei fortunato ad incontrare, di quelle che ti lasciano qualcosa anche se le incontri per caso per strada. Lei ci ha lasciato di sicuro il suo sorriso, il suo buonumore e quel modo battagliero, leggero e saggio nello stesso tempo di prendersi la vita a piene mani.
Antonello Tolve
Di Marcella sarà difficile dimenticare il suo sorriso contagioso che esplodeva come un fuoco d’artificio ed era capace di rendere qualsiasi situazione leggera.
Enzo De Leonibus
Marcella una forza della natura. Schietta, positiva e leale, grande amore per la vita e per l’arte, il suo sguardo pronto alla complicità, alla vita.
Chiara Serri
“Che problema c’è? Ci penso io”. Marcella era presente, sempre. Presente a se stessa e agli altri, dotata di una naturale empatia, che la rendeva speciale. Con una risata contagiosa e tanta positiva leggerezza, scioglieva tutti i nodi, anche quelli più intricati. Era una grandissima professionista, una persona con cui condividere idee e visioni, non solo progetti. Capace e preparata, con un curriculum professionale di grande spessore, di cui probabilmente parlava troppo poco… Una carissima amica.
Synchronos | Musma
Ciao Marcella, grazie per esserti presa cura di noi, per aver creduto in noi e per averci accompagnato lungo il nostro cammino. Sei stata il nostro ufficio stampa, sì, ma per noi sei stata molto di più: sei stata una sorella maggiore, una presenza sicura, una persona su cui sapevamo di poter contare.
Ci hai sostenuto, ci hai fatto crescere, ci hai accolto e, tante volte, hai trovato le parole giuste per raccontarci e far arrivare la nostra voce là dove noi non riuscivamo ad arrivare.
Ed è proprio questo che oggi fa più male: pensare che non ci sarai più, che non potrai più essere la nostra voce, che non potremo più condividere con te progetti, emozioni, soddisfazioni e paure.
Facciamo fatica a crederci. Ci sembra impossibile dover imparare a vivere questo vuoto.
Porteremo con noi tutto quello che ci hai dato, la tua professionalità, la tua forza, il tuo affetto e soprattutto il bene che ci hai voluto.

