ArtVerona 2026
Hito Steyerl, Mechanical Kurds, installation view, Roma, 2026. Ph. Ela Bialkowska – OKNO-studio. Courtesy MACRO – Museo d'Arte Contemporanea di Roma. ©Hito Steyerl by SIAE

She Devil 14

She Devil, indaga il quotidiano con l’approfondimento di una condizione sgradevolmente abituale del vissuto della donna nella società.
La recensione della mostra è reperibile nel numero estivo di Segno.

She Devil, la rassegna di videoarte ideata nel 2006 da Stefania Miscetti, viene ospitata al MACRO a Roma con la successione di 14 film d’artista, video performance e animazione che rimandano l’usuale tema specifico della paura; attraverso la visione femminile. Il quotidiano viene indagato con l’approfondimento di una condizione sgradevolmente abituale del vissuto della donna nella società. I lavori di questa edizione sono di Nathalie Djurberg & Hans Berg (che cura la colonna sonora) madrina di questa edizione; Marianna Simnett presentata da Susanna Bianchini; Yuyan Wang presentata da Dobrila Denegri; P. Staff presentata da Eloisa Magiera; Helen Anna Flanagan & Josefin Arnell (con la musica di Yung Kartz) presentata da Maria Lodovica Ferrari; Berta Tilmantaité, Neringa Rekašiūtė, Rūta Meilutytė, Aurelija Urbonavičiūtė presentata da Alessandra Mammì; Cecelia Condit presentata da Elena Magini; Laure Prouvost presentata da Caterina Taurelli Salimbeni; Tabita Rezaire presentata da Alice Labor; Monira Al Qadiri presentata da Valentina Bruschi; Janis Rafa presentata da Paola Ugolini; Camille Henrot (con la musica di Benjamin Morando presentata da Manuela Pacella; Raffaella Crispino presentata da Alessandra Troncone; Regina José Galindo presentata da Benedetta Casini. Con il video, lo strumento creativo condiviso, ogni artista si sofferma in modo del tutto soggettivo sul tema specifico della paura, per portare in superficie esperienze e vissuti o almeno auspicarsi di poter trovare elementi che liberino l’esistenza dal sentimento che le accompagna.

In ogni lavoro si indaga un aspetto della vita che rende fragili, che porta a subire momenti di debolezza e d’impotenza, ma anche una possibilità di riscatto. Superare la brutalità e il vuoto con diverse modalità di resistenza, attraverso l’elemento della natura o con i mezzi dell’IA: ogni strumento può costruire una nuova coscienza e restituire un senso di possibilità e occasione di liberazione. Come negli elementi ispiratori della rassegna, derivati dalle azioni prodigiose dell’eroina della MARVEL o lo spirito ribelle del personaggio del film del 1989, diretto da Susan Seidelman, la consapevolezza di un presente complicato e bloccato da ottusità e prevaricazioni può trasformare lo stato delle cose con punti di vista e reazioni che capovolgono la realtà. Per smettere di “avere paura anche della propria ombra” come suggerisce Regina José Galindo nel suo video intitolato Autofobia, in cui una donna spara, ma è visibile soltanto la sua ombra.

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