Ci uniamo nel commemorare Simone Forti, scomparsa a Los Angeles all’età di 91 anni. Lascia il nipote Larry Rail. Simone è stata un’amica, una collaboratrice e una mentore molto amata, che per oltre sessant’anni ha esercitato un’influenza inestimabile sull’arte contemporanea, la performance e la danza.
Simone è nata a Firenze, in Italia, il 25 marzo 1935 in una famiglia ebrea. Nel 1938, l’anno in cui Mussolini privò gli ebrei italiani della cittadinanza, la sua famiglia emigrò, passando per la Svizzera e la Francia prima di approdare a New York City e poi proseguire in auto fino a Los Angeles. Simone frequentò il Reed College di Portland, nell’Oregon, prima di abbandonare gli studi e trasferirsi a San Francisco, dove iniziò a studiare con la ballerina Anna Halprin, il cui approccio improvvisativo plasmò la sensibilità di Simone. Lavorò con Halprin per altri quattro anni prima di trasferirsi a New York nel 1959 con il suo allora marito, l’artista Robert Morris.
Lì, Simone si immerse rapidamente in una scena artistica in continua evoluzione nel centro della città, contribuendo al movimento che sarebbe poi diventato noto come Fluxus. Tra il 1960 e il 1961, presentò per la prima volta otto Dance Constructions, opere che avrebbero trasformato sia l’arte di Simone sia il futuro della coreografia e della danza, nell’ambito della “Chambers Street Loft Series” organizzata da Yoko Ono. In Handbook in Motion, uno dei suoi numerosi e influenti libri d’artista, definì le Dance Constructions “un concerto pilota per le opere che avrei realizzato negli anni a venire”. Durante l’anno trascorso a Roma dal 1968 al 1969, le sue regolari visite allo zoo ispirarono le performance e i disegni che sarebbero diventati noti come Animal Studies. “Mi ritrovai a cadere in uno stato passivo di identificazione con gli animali”, scrisse. “Si potrebbe dire che stessi antropomorfizzando”. Tornò negli Stati Uniti, trascorse un periodo vivendo in comunità a Woodstock e poi, nei primi anni ’70, insegnò al California Institute for the Arts. Definiva i suoi workshop, che condusse per decenni, il suo “laboratorio”, e i suoi studenti spesso diventavano collaboratori per tutta la vita. Dopo altri due decenni e mezzo trascorsi lavorando a New York City e alla Mad Brook Farm nel Vermont, nel 1998 tornò a Los Angeles, dove riallacciò vecchie relazioni e
ne coltivò di nuove. Continuò a sviluppare una pratica che chiamava Logomotion, che comprendeva le sue News Animations, improvvisazioni che rispondevano direttamente ai titoli dei giornali, e per molti anni espose presso The Box L.A. Fu proprio a The Box che Simone, Yvonne Rainer e Steve Paxton presentarono per la prima volta Tea for Three (2016), una riflessione commovente e giocosa sulla loro lunga amicizia e sul loro comune impegno nella danza improvvisata.
Le opere di Simone sono state ampiamente esposte e collezionate. La sua prima grande retrospettiva istituzionale, Thinking with the Body: A Retrospective in Motion, è stata ospitata dal Museum der Moderne di Salisburgo nel 2014. La sua arte ha avuto un ruolo fondamentale nella mostra del MoMA del 2018 Judson Dance Theater: The Work Is Never Done, mentre il MOCA di Los Angeles ha ospitato la sua retrospettiva del 2023, Simone Forti. Nel 2023 ha ricevuto il Leone d’Oro alla carriera dalla Biennale di Venezia Danza.
La sua opera e la sua eredità saranno custodite dal Simone Forti Art Trust.
È rappresentata da Raffaella Cortese a Milano.

