Guilmi sembra un luogo ai margini. Salendo verso il piccolo borgo montano di poche centinaia di abitanti, si ha inizialmente la sensazione di trovarsi su un’isola tra le rocce, lontani dalle dinamiche sociali globali e immersi in un tempo scandito dai ritmi della natura. È un’impressione soltanto apparente. Qui, infatti, la storia ha lasciato tracce profonde e la comunità continua a trasformarsi, intrecciando abitanti storici, nuove presenze legate a sensibilità neorurali e comunità migranti.
È dentro questa stratificazione che, dal 2007, Guilmi Art Project (GAP) costruisce la propria ricerca, accogliendo residenze su invito e facendo del territorio e della comunità i suoi assi portanti. Con Fuochi. Per ribaltare simboli, la residenza di Grazialba di Summa e Juan Esteban Sandoval Arango, a cura di Federico Bacci, Lucia Giardino e Martina Macchia, questa ricerca si misura con la materia, lo scarto e la possibilità di restituire ciò che viene scartato a un nuovo ciclo.
Camminando tra i vicoli e intrecciando conversazioni con artisti, curatori e abitanti, il passaggio da spettatrice estranea ai processi in atto è quasi inevitabile. Ci si ritrova a sentire di appartenere, almeno per quei giorni, a quella comunità. La terra, gli oggetti di uso quotidiano, le mani dei bambini, il letame del maiale — animale che ha reso Guilmi nota in tutto l’Abruzzo per la produzione della ventricina — diventano così materiali di un’azione che interroga il modello economico e culturale dello scarto affermatosi nella contemporaneità.

Si legge sul calendario della raccolta dei rifiuti di Ecolan, la società pubblica che gestisce il sistema integrato dei rifiuti per 82 comuni abruzzesi, servendo oltre 220 mila abitanti: “La ceramica NON è vetro: piattini, piatti, tazzine, vassoi, pirofile in ceramica vanno gettati nell’indifferenziato”. Ma è davvero impossibile riciclare la ceramica? E, soprattutto, dichiarare che la ceramica non sia riciclabile come il vetro non rischia di assecondare un modello di consumo fondato sulla sostituzione anziché sul riuso?
Da questi interrogativi prende avvio la ricerca di di Summa e Sandoval, sviluppata in diverse fasi tra il 2025 e il 2026, sui materiali, sulle tecniche e sui saperi del territorio, nel tentativo di sovvertire, insieme alla comunità, la logica lineare che trasforma la materia in scarto e di riattivare una circolarità propria delle economie rurali tradizionali.
All’inizio del 2025 gli artisti si recano a Guilmi per una prima fase di mappatura del territorio, di raccolta delle argille locali e di studio dei possibili materiali da miscelare con l’argilla. Dal detto popolare «del maiale non si butta via niente», di Summa trae l’idea di sperimentare l’impiego del letame di maiale nella produzione di ciotole e borracce, avviando una prima ricerca sulle possibilità di trasformazione della materia organica attraverso la cottura.

Tra il 30 luglio e il 6 agosto la ricerca degli artisti si concentra sul gesto più radicale: prendere ciò che è stato dichiarato inutile, frantumarlo e restituirgli una possibilità d’uso. È in quest’ultima fase che i simboli e i valori sedimentati vengono messi in discussione, attraverso una pratica che restituisce tempo e materia alla comunità. Nei giorni del 31 luglio e del 1° agosto, gli abitanti di Guilmi sono invitati a donare gli oggetti in ceramica rotti o inutilizzati che conservano nelle proprie case. Piattini, tazze e terraglie vengono frantumati in un grande mortaio; le polveri ottenute sono quindi impastate con l’argilla locale e trasformate in nuovi manufatti, infine cotti in un forno effimero costruito per l’occasione nel belvedere del paese, rimasto acceso per l’intera notte tra il 5 e il 6 agosto.
A modellare l’argilla sono principalmente i bambini e le bambine del paese, tra vecchi e nuovi residenti, insieme alla folta comunità libica presente a Guilmi. Una presenza che porta con sé una storia — tutt’altro che marginale — che affonda le proprie radici anche nel colonialismo italiano in Libia, nelle relazioni e nelle migrazioni che ne sono derivate e che, a distanza di generazioni, continuano a inscriversi nella geografia umana di questo piccolo borgo abruzzese. Qui, nomi e cognomi italiani convivono con quelli arabi, pratiche religiose diverse e storie familiari che attraversano il Mediterraneo. Un intreccio che, pur non essendo il mio, per qualche giorno mi ha fatto sentire meno ospite e più abitante. In questa complessità la pratica di di Summa e Sandoval si spinge oltre il laboratorio sulla tradizione e il recupero della materia per diventare un dispositivo collettivo attraverso cui interrogare ciò che una comunità conserva, ciò che scarta e ciò che decide di rimettere in circolo.


La Pitech, il luogo espositivo dove è possibile visitare la mostra fino al 23 agosto, restituisce questo lungo viaggio della materia: corpi e argilla, la ricerca sul territorio, i risultati della cottura e i suoi fallimenti, le prove, le polveri macerate, il letame mescolato all’argilla. Anche ciò che sembra marginale entra nel processo. I contenitori delle provette, per esempio, provengono dai Crodini della vicina di casa. Accanto a questo archivio di materiali e sperimentazioni, una piccola mostra raccoglie gli oggetti realizzati dai bambini e dalle bambine durante il laboratorio. Nella giornata dell’opening del 6 agosto, alcuni di loro tornano a prendere il proprio manufatto e lo portano via con sé.
Ciò che è stato raccolto, scartato, frantumato e trasformato torna nelle mani di chi ha partecipato al processo. La materia non viene semplicemente riciclata; viene restituita a una comunità che, attraverso il fare insieme, ne ridefinisce il valore. Così, il forno effimero non è soltanto il luogo in cui l’argilla si trasforma, ma il punto attorno a cui una comunità si riunisce, in una sera d’estate, mentre il fuoco resta acceso.




Grazialba di Summa e Juan Esteban Sandoval Arango
Fuochi. Per ribaltare simboli
a cura di Federico Bacci, Lucia Giardino, Martina Macchia
Dal 6 al 23 agosto 2026
Guilmi Art Project
via Italia Italia 30, 66050, Guilmi (CH)
guilmiartproject.com | guilmiartproject@gmail.com

