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ART CITY Bologna 2026: il corpo della lingua e un viaggio in città

ART CITY Bologna torna, per la sua quattordicesima edizione, ad animare la città emiliana, nei febbrili giorni concomitanti con ARTEFIERA.

Di cosa si tratta? ART CITY è un programma istituzionale promosso dal Comune di Bologna in collaborazione con BolognaFiere che tenta di trasformare la città in un palcoscenico diffuso dedicato all’arte contemporanea, la cui volontà è quella di proiettare “l’arte fuori dai padiglioni fieristici per attivare un dialogo diretto con il tessuto urbano e con la sua comunità”.

Ma cosa vuol dire portar fuori l’arte dal luogo deputato alla prima esposizione fieristica del calendario italiano? Significa tessere una trama, una tela, provare a ripensare lo spazio urbano come telaio su cui tessere i fili conduttori di un viaggio, complesso, variegato, affascinante. Chi conosce la kermesse sa bene quanto ART CITY Bologna non desideri essere un rispecchiamento tout court di ARTEFIERA, semmai una eco, una espansione capace di abbracciare altre tematiche, visioni grandi e piccine, ambiziose o legate anche al bisogno di rispondere, attraverso la grammatica del linguaggio artistico, ai desideri di una comunità.

Ogni edizione di ART CITY Bologna  reca in sé la volontà di esplorare un tema precipuo, sempre più, da qualche anno, sviluppato in relazione ai luoghi coinvolti e alle loro storie, rendendo l’arte un veicolo di conoscenza, interpretazione e consapevolezza territoriale. Come sottolineato alla conferenza stampa da Lorenzo Balbi, direttore artistico della rassegna e dal sindaco Lepore, insieme con gli altri attori istituzionali della edizione 2026, ART CITY Bologna apre al pubblico, in modo nuovo, musei, palazzi storici, archivi e biblioteche che nella mappa time and site specific – come amiamo dire noi addetti ai lavori – convivono con i progetti pensati e ideati da spazi indipendenti, studi d’artista, officine, teatri, cortili, tutti quei spesso luoghi non convenzionali, che sono il cuore pulsante della città, gemmando un programma che si configura attraverso differenze ed assonanze, capace di includere non solo mostre, ma anche performance, concerti, installazioni ed eventi speciali, quella che è definita “Una mappa culturale in continua espansione che restituisce la complessità e la vitalità del sistema artistico bolognese”.

Il tema del 2026 è delineato dalle parole chiave “il corpo della lingua” come specificato da Caterina Molteni, Curatrice dello Special Program e che sancisce la volontà di porre questo momento pubblico come tempo di sperimentazione, condiviso tra artiste e artisti italiani e internazionali a intervenire in spazi solitamente non fruibili a scopo espositivo o poco noti al grande pubblico. Partner d’eccezione per il 2026 è l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, collaborazione che dichiara la contemporaneità storica fondata sul mito della conoscenza, della condivisione e del dialogo, come dal 1088 l’Ateneo cittadino insegna. Ed è per questo che lo Special Program di ART CITY Bologna 2026 rende omaggio a tale eredità culturale con un itinerario di arte contemporanea ideato ad hoc, in grado di attraversare i luoghi di questa prestigiosa istituzione, alcuni dei quali aperti al pubblico per l’occasione: l’Aula Alessandro Ghigi dell’ex Istituto di Zoologia, l’Atrio dell’ex Facoltà di Ingegneria, la Sala della Boschereccia di Palazzo Hercolani, il Teatro Anatomico della Biblioteca comunale dell’Archiginnasio, la Fondazione Federico Zeri, il Laboratorio didattico del Distretto Navile e l’Aula Magna della Biblioteca Universitaria di Bologna. Le opere che animeranno di contemporaneità questi spazi straordinari, appositamente commissionate o riallestite, tentano l’impresa di avviare una relazione diretta volta ad attivare nuove letture della storia accademica, architettonica e politica dell’Ateneo. Gli artisti chiamati a perimetrare tale concetto sono giulia deval, Mike Kelley, Ana Mendieta, Alexandra Pirici, Augustas Serapinas, Jenna Sutela e Nora Turato, seguendo i prodromi di quanto “Il corpo della lingua, ispirato all’omonimo testo di Giorgio Agamben, rammenta ciò che il filosofo ha delineato come anatomia del linguaggio: non un concetto statico, ma un corpo vivo, “in fuga non si sa verso dove, ma certo fuori da ogni identità grammaticale e da ogni lessico definitivo”. Per Agamben, è sottolineato da ART CITY Bologna, “il linguaggio – come il sapere – prende forma nella voce, nei gesti, nella relazione con l’altro. Ripensare il corpo significa quindi ripensare anche la conoscenza e le sue modalità di trasmissione”.

Visioni che si rapportano anche con il nuovo sito della rassegna, presentato con grande orgoglio e la nuova identità visiva, ideata da Al mare. Studio, come omaggio all’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, a partire dall’immaginario dei glossatori medievali, i primi interpreti e commentatori dei testi giuridici che contribuirono alla formazione del sapere universitario. I loro segni, annotazioni e rimandi diventano un linguaggio grafico contemporaneo che prende forma dallo studio su carta, all’evidenziatore, alla penna biro, dagli appunti e dagli scarabocchi che trasformano la parola in forma.

Immancabile, naturalmente, tutto ciò che ruota attorno al Main Program, ovvero tutti i punti della grande mappa di ART CITY Bologna, oltre 300 eventi, sparsi in tutto il territorio, consultabili sulla mappa digitale e che definiscono centinaia di sfaccettature delle poetiche artistiche presenti a Bologna, forti della propria autonomia e della propria capacità di affiancare i progetti istituzionali. Momento culminante della manifestazione tutta è, senza dubbio, l’ART CITY White Night, il sabato sera dell’Art Week, quando gallerie, musei e tutti gli spazi espositivi restano aperti fino a mezzanotte. Una festa urbana, gratuita e inclusiva, che coinvolge professionisti del settore, collezionisti, cittadine e cittadini, visitatrici e visitatori, confermando ART CITY Bologna come uno degli appuntamenti culturali più partecipati e identitari della città.
Cultura diffusa come patrimonio collettivo, il corpo di una lingua che è di tutti e che sembra rispondere a quell’interrogativo che la nuova edizione di ARTEFIERA, diretta da Davide Ferri, chiede dal distretto fieristico: Cosa fare?

La cultura, da sempre, ha le risposte. Da leggere, interpretare e fare proprie, per un futuro condiviso.

ART CITY Bologna
5 – 8 febbraio 2026
Direzione artistica Lorenzo Balbi
promosso dal Comune di Bologna in collaborazione con BolognaFiere 
Special Program: Il corpo della lingua giulia deval, Mike Kelley, Ana Mendieta, Alexandra Pirici,
Augustas Serapinas, Jenna Sutela e Nora Turato a cura di Caterina Molteni Alma Mater Studiorum – Università di Bologna | sedi varie ART CITY Bologna 2026
Rassegna con ingresso gratuito

Azzurra Immediato

Storica dell’arte, curatrice, progettista culturale ed art editor - Rivista Segno, Photolux Magazine, ArtsLife, Il Denaro, Ottica Contemporanea, stayinart - Firmataria del Manifesto Art Thinking, siede nel board di IAR, International Artist Residency e in Da.a per il progetto OLTRE/ legato alla fotografia e al territorio. Indaga progetti multidisciplinari di curatela e non solo. È stata consulente per Jaumann, unendo Arte, Giurisprudenza ed Intellectual Property. Dirige la Sezione Fotografia della kermesse VinArte. Collabora da anni con il Photolux e altre realtà simili. È docente di Storia del Costume e della Moda in IAAD Bologna e Ultime tendenze nelle Arti visive per ACCADEMIA ITALIANA, di Storia della Moda all’Istituto di Moda Burgo Bologna, di Sociologia della Moda presso l’Accademia Cappiello di Firenze e di Storia del Cinema e del Video in Accademia del Lusso a Milano. Collabora con Futuridea, occupandosi di curatela e progettazione culturale. Dal 2020 in DOT-Net|Sartoria Digitale si è occupata di marketing, brand identity e comunicazione aziendale.

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