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Z!NG Var Group 2025, courtesy

Z!NG: Zone of Innovation & Growth. L’intelligenza plurale e il linguaggio dell’Arte nel tempo digitale con Var Group e VDA Award 2025

Una due giorni tra impresa, arte e intelligenza artificiale: la nuova geografia del pensiero contemporaneo

Ogni tempo lascia intravvedere, nelle proprie dinamiche, un’immagine di sé. La nostra epoca, intessuta di algoritmi, reti e simulazioni, pare aver affidato alla tecnologia il compito di essere insieme specchio e medium dell’intelligenza umana. Ma ciò che accade quando l’innovazione incontra la consapevolezza, quando l’impresa si fa laboratorio culturale e l’arte torna a interrogare il codice, è qualcosa di più profondo, è un vero cambio di paradigma.

Var Digital Art, Z!NG Var Group 2025, courtesy


È in un simile orizzonte che si è collocato Z!ng – Zone of Innovation & Growth, il grande evento di Var Group ospitato al Palacongressi di Rimini il 23 e 24 ottobre scorsi. Due giornate che hanno trasformato lo spazio congressuale in un organismo sensibile, in una costellazione di intelligenze plurali umane, artificiali, collettive, organizzative – chiamate a dialogare per ripensare il futuro dell’impresa e della cultura.
Z!ng non è stato un tradizionale summit sull’innovazione quanto una sorta di tangibile mise en scène poetica, quasi un ecosistema transdisciplinare in cui la scienza ha incontrato la filosofia, la tecnologia si è tradotta in linguaggio estetico, e la creatività divenuta la forma più evoluta della conoscenza.

Z!NG Var Group 2025, Courtesy

Z!ng stesso è un formato nato per stimolare una riflessione concreta su come trasformare l’impresa integrando intelligenze diverse – artificiali, umane, collettive e organizzative – al fine di generare un nuovo paradigma evolutivo fondato su valori quali sostenibilità, inclusione e condivisione. In due giorni, il Palacongressi riminese si è trasformato in un laboratorio vivo, in cui tecnologie, persone e idee hanno agito in sinergia, producendo consapevolezza attraverso il confronto e la contaminazione.

Un ecosistema dell’intelligenza plurale

L’intelligenza è plurale”: questa la dichiarazione d’intenti che ha attraversato ogni sessione come suggerito da Var Group. Z!ng si è configurato con tutta l’energia di un ecosistema di intelligenze in relazione, in cui la visione strategica si è intrecciata all’esperienza concreta, la conoscenza empirica alla sensibilità umanistica. La struttura dell’evento, sotto la guida colta e ironica di Chiara Francini, è stata costruita su keynote, casi reali, sessioni interattive e challenge, abbracciando il dialogo tra innovatori e pensatori, costruendo una narrazione corale sulla trasformazione digitale come pratica di cultura, in una dimensione crossmediale, ove aziende digital del panorama internazionale e visionarietà tipicamente italiana hanno saputo gemmare straordinarie prospettive.

AMECA ROBOT UMANOIDE, Z!NG Var Group 2025, courtesy

Nel corso della prima giornata, il 23 ottobre, Ameca, il celebre robot umanoide, ha aperto la scena con un’apparizione che è già metafora, sintetizzabile in una messa in scena in cui la macchina guarda l’uomo, lo imita, lo studia, ma al contempo lo interroga, portando a farle affermare:

L’uomo ha qualcosa che io, come intelligenza artificiale, non avrò mai: la capacità di sbagliare e di imparare dai miei errori.

Accanto a lei, Chiara Francini ha portato sul palco la dimensione emotiva e narrativa del cambiamento, introducendo una riflessione sul linguaggio come forma d’intelligenza condivisa mentre Francesca Moriani, CEO di Var Group, ha delineato con lucidità la missione di un’impresa che considera l’innovazione come responsabilità culturale e strumento di benessere collettivo.

Tra gli ospiti internazionali, Alec Ross, autore, professore e imprenditore, ha offerto una prospettiva globale sulle traiettorie dell’economia digitale:

L’intelligenza artificiale è plurale: percettiva, generativa, agetica, fisica. E solo gli ottimisti cambiano il mondo.

Doug Kirkpatrick, “management reimagineer”, il quale ha proposto una visione del lavoro come organismo dinamico e auto-organizzato:

Immaginate un mondo in cui apriamo al lavoro di squadra, alla felicità dell’essere umano, all’innovazione: la vostra organizzazione verrà beneficiata. Voi ne verrete beneficiati.

Lorenzo Maternini, CEO di Perspective AI, ha esplorato il ruolo delle tecnologie predittive nella progettazione etica del futuro e si è chiesto:

Cosa vuol dire essere creativi oggi?

Mia Ceran, giornalista e conduttrice e podcaster, che ha sostenuto con fermezza la necessità, oggi, di entrare nell’ottica di un ‘ottimismo informato’ per non cedere alla dimensione delle fake news o alla percezione di una negatività collettiva del mondo che non si appoggia a dati scientifici o rigorosi.

Ancora Luna Bianchi, cofondatrice e co-CEO di Immanence e AD di Decentral, ha posto al centro il tema delle identità multiple e dell’intelligenza decentralizzata:

Dobbiamo sempre essere capaci di esprimere la nostra identità anche se coadiuvati dagli algoritmi. Abbiamo, rispetto all’AI, una responsabilità che è unica dell’agency umana.

Mentre Julio Velasco, allenatore di pallavolo e direttore sportivo, ha offerto una lezione sul valore umano della leadership, trasformando l’allenamento in metafora di apprendimento collettivo:

Chi non ha paura è incosciente, chi ha paura ma va avanti lo stesso, quello sì che è coraggioso.

La seconda giornata, il 24 ottobre, ha visto nuovamente protagonista Chiara Francini, in dialogo con Giovanni Moriani, Senior Advisor Sesa

Integrare non aggiungendo ma semplificando. Questa la chiave di volta della sinergia tra competenza umana e precisione algoritmica dell’AI.

e Jacopo Romagnoli, Head of Innovation & Blockchain, che ha raccontato del decimo anniversario dell’Hackathon Var Group. E ancora il mondo dello sport presente con l’iconica Federica Pellegrini, che ha raccontato la disciplina come forma di intelligenza corporea e resilienza emotiva:

L’AI può essere per lo Sport un supporto fondamentale per l’analisi costante delle prestazioni, dei dati biometrici, per il miglioramento continuo delle performance.

Mentre Francesco Marino, direttore di Digitalic, ha guidato con sensibilità giornalistica le conversazioni sulle nuove frontiere della comunicazione digitale. Affascinanti gli interventi di Stefano Mancuso, neurobiologo e direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia Vegetale, che ha parlato dell’intelligenza delle piante come modello per ripensare i sistemi organizzativi e di quanto l’intelligenza sia la capacità basilare di risolvere problemi, seguito da Andrea Pontremoli, CEO e partner di Dallara, che ha illustrato come la complessità possa diventare leva creativa per la progettazione con un claim decisivo:

Dobbiamo immaginare il futuro nel quale vogliamo stare.

Nelle sessioni plenarie si è aperto, naturalmente, il fondamentale varco sul versante culturale e artistico, insieme con Alessandro Tiezzi, Head of Var Digital Art, e Davide Sarchioni, Curatore e Direttore artistico del progetto, i quali hanno introdotto la profonda e ramificata dimensione estetica della tecnologia, anticipando il momento clou dell’evento: il Var Digital Art Award 2025, di cui racconteremo tra qualche istante più in dettaglio.

Alex Tiezzi e Davide Sarchioni VDA 2025, Z!NG Var Group 2025, Courtesy

Z!ng Design: la co-creazione come linguaggio del futuro

Una delle sezioni più dinamiche è stata Zing Design, il luogo dove le intelligenze, umana, artificiale e corale, si sono incontrate per generare visione, forma e significato, sessioni durante le quali l’anfiteatro si è trasformato in palcoscenico per il racconto della co-creazione tra Var Group e i suoi partner è diventato pratica concreta. Sul palco, difatti, si sono alternati Francesco Marino, co-founder di Digitalic; Andrea Colamedici, filosofo e co-founder di Tlon; Giovanni Todaro, Director Technical Sales di IBM Italia; Enrico Mercadante, Vice President Networking Sales EMEA di Cisco; Alessandro Di Grazia, Sales Strategic Leader di iSquared; Michele Papa, Head of Partner Sales Italy per AWS; Giulia Coraglia, T&I Operations Project Coordinator di McQueen; Diego Bellato, Head of Digitalization and Methodologies di Comacchio; Francesca Del Bonifro e Paola Barone, Senior Data Scientist di Intesa Sanpaolo; Fabiano Finamore, SMB Lead per Western Europe in Microsoft; Marco Milani, Plant Manager di Comacchio; e Luca Masini, CTO di Esselunga. Le loro testimonianze hanno restituito un panorama inedito dell’innovazione come fenomeno corale e relazionale: un sistema in cui la tecnologia diventa alleanza e la creatività metodo, aprendo la strada a nuove forme di sostenibilità e benessere organizzativo.

Z!NG Var Group 2025, Courtesy

Karaoke di Paul Sears: il cortocircuito tra solitudine e collettività

La sessione Z!ng Design si è conclusa con Karaoke, l’opera digital fisico-musicale di Paul Sears, tra le più originali dell’intera manifestazione. In un intreccio di suono, presenza, voce e tecnologia, l’artista ha costruito un cortocircuito relazionale tra performer, spettatori e dispositivo. L’opera, articolata in tre momenti ha recato con sé la declamazione del motto:

Social media, now we can all be lonely together

L’improvvisazione musicale e la coda rappata ha proposto una riflessione lucida e poetica sulla condizione contemporanea: la solitudine condivisa nell’era digitale. Karaoke è stata inscenata da live music e mediante un video in foggia di pannello optometrico, tipico da “prova della vista”: una sorta di invito per il pubblico a decifrare la segnaletica emotiva dei social, per non smarrirsi nel traffico dei dati. La dimensione performativa e collettiva ideata da Paul Sears – accompagnato da Alessandro Benassi, clarinetto basso, Livio Magnini, chitarra e Luca Stignani, ritmi – ha restituito al pubblico la consapevolezza secondo cui ogni atto di comunicazione è una costruzione relazionale, e che la tecnologia, se compresa criticamente, può essere un mezzo di empatia e ascolto.

Paul Sears, Karaoke, Z!NG Var Group 2025, Courtesy

Var Digital Art Award 2025: arte e codice come materia del pensiero

All’interno di Z!ng un posto speciale è stato assegnato, come già detto, al Var Digital Art Award 2025 momento destinato a segnare un punto di svolta per la scena italiana dell’arte digitale. Promosso da Var Digital Art, l’hub culturale di Var Group, e coordinato dal direttore artistico Davide Sarchioni, il premio biennale, giunto nel 2025 alla sua seconda edizione, ha presentato dodici artisti selezionati tra le eccellenze del panorama nazionale da un comitato scientifico composto da Cesare Biasini Selvaggi, Ivan Quaroni, Gemma Fantacci e Serena Tabacchi, e i quattro finalisti hanno esposto le proprie opere durante Z!ng in uno spazio multimediale.

VDA 2025, Z!NG Var Group 2025, Courtesy

Anche quest’anno il VDA Award ha permesso di perimetrare una nuova visione ed una inedita narrazione fondata sul legame tra arte e nuove tecnologie, tracciata dalla collaborazione e dalla ricerca di artisti e artiste di fama nazionale e internazionale I primi undici finalisti sono stati Auriea Harvey, Daniele Di Donato, Fabio Giampietro, Giovanni Motta, Lorenza Liguori, Manuel Gardina, Martina Menegon, Matteo Mauro, Niro Perrone, Quite Ensemble e The Cool Couple, giunti a quattro per la convention riminese.

Auriea Harvey, con l’opera mother/child

Auriea Harvey con Alex Tiezzi e Davide Sarchioni VDA 2025, Z!NG Var Group 2025, Courtesy

Con l’opera in versione digitale mother/child, Auriea Harvey ha vinto il VDA Award 2025, offrendo una riflessione intensa sulla maternità come esperienza di forza e vulnerabilità. L’opera, ispirata alla Pietà di Michelangelo, nasce come ambiente digitale tridimensionale modellato attraverso tecniche di scultura virtuale e stampa 3D. Attraverso forme fluide e cromie vibranti, la Harvey ha fuso memoria e innovazione, traducendo l’intimità in una vera ed universale grammatica di luce e codici. La sua “argilla matematica” plasma la materia del tempo, fondendo reale e virtuale in un equilibrio emotivo in grado di interrogare quella che è l’essenza stessa dell’umano.

Martina Menegon, con l’opera untouched.7285252 (dalla serie untouched)

Nella videoinstallazione di Martina Menegon, l’autoritratto diventa spazio di ibridazione. Attraverso la scansione 3D e la realtà aumentata, l’artista ha portato in scena una cartografia del corpo smaterializzato, in bilico tra intimità e distanza, identità e replica digitale. L’intera serie untouched trasforma la vulnerabilità in linguaggio, rendendo tangibile quella tensione tra il desiderio di connessione e la perdita di contatto fisico, in un tempo che è spesso vittima di tale accadimento.

Quiet Ensemble con l’opera Fragile

Con Fragile, il duo Quiet Ensemble ha esplorato la cosiddetta poetica della vulnerabilità tecnologica. L’opera è stata sviluppata come una sequenza di vibrazioni luminose e incrinature digitali, in cui la materia elettronica sembra re_agire, respirare quasi, manifestando la propria fragilità organica. È un lavoro che ribalta l’idea di perfezione del digitale, a cui, invece, al contrario, restituisce quel che potremmo definire una sua dimensione imprevedibile, viva, effimera.

The Cool Couple con l’opera Flyin’ High

Nell’opera video Flyin’ High, il duo The Cool Couple ha messo in scena un volo virtuale da Milano a Roma, ricostruito attraverso l’intelligenza artificiale di Microsoft Flight Simulator. Un viaggio allusivo ed illusorio in un certo senso, capace di trasformarsi in metafora dell’epoca contemporanea: la simulazione come nuovo paesaggio, la tecnologia come lente che rivela i paradossi ecologici e sociali del presente.

Il comitato scientifico, formato da Cesare Biasini Selvaggi, Ivan Quaroni, Gemma Fantacci e Serena Tabacchi ha assegnato menzione speciale a Matteo Mauro per l’opera What I think it becomes.

Menzione Speciale Matteo Mauro, VDA Award 2025, Ph. Var Gourp

La giuria esterna, composta da Marco Pittarello (Prompt Magazine), Davide Silvioli (Università di Roma “Tor Vergata”), Alessandro Tiezzi e Davide Sarchioni, insieme al voto del pubblico di Z!ng, ha premiato la ricerca di Aureia Harvey per la sua capacità di coniugare innovazione tecnica e profondità poetica..

Come ha sottolineato Davide Sarchioni:

L’arte ci ricorda l’importanza di fermarci, osservare e interrogarci sul senso umano del progresso.

In un contesto dominato dalla velocità, l’arte digitale si propone nuovamente di essere uno spazio di consapevolezza, dimensione nella quale la tecnologia si fa strumento di introspezione e non di alienazione.

Auriea Harvey, Alex Tiezzi e Davide Sarchioni, Var Digital Art Award 2025, Ph. Isaco Praxolu

Z!ng e Var Digital Art: verso un umanesimo dell’innovazione

Z!ng e il VDA Award condividono la stessa radice concettuale: la convinzione che l’innovazione non sia solo un progresso tecnico, bensì un processo culturale. In tal senso, Var Group non è solo leader alla guida di una transizione trasformativa digitale delle imprese, ma tende a costruire una nuova cultura dell’intelligenza: inclusiva, sostenibile, relazionale; si pensi che già Z!ng è stato pensato come evento a ridotto impatto ambientale, accessibile e progettato per compensare le emissioni e abbattere le barriere fisiche e digitali.

L’Arte, nel contesto di Z!ng, si è proposta quale medium critico e strumento di connessione, capace di tradurre la complessità tecnologica in esperienza sensibile. La collaborazione tra direzione artistica, professionisti del settore, artisti e manager ha dimostrato, ancora una volta, quanto la cultura d’impresa possa farsi linguaggio estetico e che, in verità, la creatività non appartiene solo agli spazi tradizionali del Sistema Arte ma anche alle aziende, allorquando scelgono di pensare il proprio ruolo come parte di una trasformazione collettiva – sempre più necessaria

Var Digital Art, Z!NG Var Group 2025, courtesy

Verso una cultura dell’intelligenza plurale

Z!ng 2025 ha restituito una visione del futuro in cui le intelligenze – umane e artificiali – non competono poiché collaborano, costruendo ponti tra discipline e generazioni. Nel dialogo sempre più vasto tra umanità e algoritmo, tra impresa e arte, sembra profilarsi un nuovo paradigma di crescita, non più verticale, quanto, invece, orizzontale, condiviso, sostenibile. In tale dimensione il Var Digital Art Award 2025 e l’intero ecosistema Z!ng indicano così la via verso un ‘umanesimo digitale’ fondato sulla conoscenza, sull’empatia e sulla bellezza come forme di intelligenza. Più in generale, Var Group come azienda italiana, attraverso progetti come questo, riafferma la propria tradizione di innovazione culturale, ovvero capace di coniugare il pensiero e la forma, la tecnica e la poesia, l’impresa e la visione.


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Azzurra Immediato

Azzurra Immediato, storica dell’arte, curatrice e critica, riveste il ruolo di Senior Art Curator per Arteprima Progetti. Collabora già con riviste quali ArtsLife, Photolux Magazine, Il Denaro, Ottica Contemporanea, Rivista Segno, ed alcuni quotidiani. Incentra la propria ricerca su progetti artistici multidisciplinari, con una particolare attenzione alla fotografia, alla videoarte ed alle arti performative, oltre alla pittura e alla scultura, è, inoltre, tra primi i firmatari del Manifesto Art Thinking, assegnando alla cultura ruolo fondamentale. Dal 2018 collabora con il Photolux Festival e, inoltre, nel 2020 ha intrapreso una collaborazione con lo Studio Jaumann, unendo il mondo dell’Arte con quello della Giurisprudenza e della Intellectual Property.

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