Vivarium
Progetto allestitivo e concept della mostra Vivarium a cura di Giulio Ceppi

VIVARIUM @ Milano Design Week 2023

Il potere educativo dei materiali bio-based: una promessa per il futuro

Durante la Design Week milanese l’Accademia di Belle Arti di Brera ospita il progetto Vivarium, curato da Giulio Ceppi e promosso da Materially e TotalTool, che esplora il tema dei materiali bio-based come ingredienti fondamentali per la scoperta e la crescita di progettualità nelle nuove generazioni. La mostra, in affaccio sul Cortile della Pesa, rappresenta il cuore di un viaggio narrativo in cui la natura, straordinaria maestra di saggezza e meraviglia, è vista come strumento fondamentale per un futuro portatore di una promessa di concreta sostenibilità.

Durante la Design Week Vivarium offrirà anche approfondimenti su materiali, processi, ricerche e applicazioni direttamente dalla voce e dall’esperienza dei protagonisti. Alcuni talk ospitati nelle aule dell’Accademia di Belle Arti di Brera vedranno coinvolti educatori, ricercatori, imprenditori e progettisti e saranno dedicati sia al pubblico presente a Brera che a quanti li seguiranno in streaming.

Angela Faravelli: Come nasce l’idea di questa mostra? 

Giulio Ceppi: L’intento è comunicare alle nuove generazioni, dalle scuole materne alle lauree magistrali in Design, come l’economia circolare stia cambiando la definizione e lo statuto dei materiali; si tratta di un obiettivo fondamentale se davvero vogliamo avere un mondo sostenibile. Siamo tutti consapevoli di dover guardare il mondo dei materiali con occhi nuovi, ovvero intendere i materiali come cambi di stato, come trasformazioni di energia, come derivazioni del secondo principio della termodinamica per cui “nulla si crea e nulla si distrugge”. Questo ci insegna e ci impone l’economia circolare: tutto diviene, tutto si trasforma. Un materiale non è una cosa, ma uno stato di transizione, un processo metabolico. Vivarium racconta infatti i materiali bio-based ma vuole farlo attraverso gli occhi di chi esplora e vede un mondo diverso da noi adulti: è un’esposizione con e per i bambini, per farne la promessa di un futuro diverso, decisamente più sostenibile di quello attuale.

AF: Quello che dici mi riporta alla mente i fantastici disegni di organismi viventi di Ernst Haeckel, biologo e allievo di Charles Darwin, creatore della parola “ecologia”, che ci ha insegnato oltre centocinquanta anni fa, a vedere “oltre il visibile”. Puoi raccontarci qualcosa in più su ciò che si vede in mostra?

GC: L’allestimento che ho progettato richiama gli armadi in legno delle farmacie di una volta, preziosi espositori realizzati da Viganò di Cantù. Al loro interno i materiali bio-based selezionati sono suddivisi in quattro macro-famiglie: Alghe e Piante, Insetti e Crostacei, Funghi e Batteri, Materiali da Scarti. Ho cercato di rappresentare queste nuove dimensioni come fossero qualcosa di inatteso, novelle epifanie quasi sacrali, al limite del magico e della meraviglia, come nuovi penati (domestici e non) che dobbiamo imparare a conoscere e adorare. Per ogni “famiglia” è stata realizzata una campana di vetro, posta al centro di ogni armadio, come fosse appunto un “Santo in campana”, divini protettori della fragilità e impotenza umana.

AF: Vedo che ogni campana di vetro è composta da una serie di “accoppiamenti giudiziosi” che si rifanno ai grandi maestri dell’arte moderna e contemporanea, oltre che del Design, andando a richiamare un immaginario pop e fantasioso.

GC: Ciascuna campana di vetro rappresenta un mondo che ho cercato di esemplificare inserendo richiami e riferimenti che fanno parte della nostra cultura e del nostro immaginario: una sorta di wunderkammer in cui in realtà la meraviglia che vi è custodita fa parte del quotidiano. Vi sono ad esempio i funghi dell’installazione Upside Down Mushroom Room (2000) di Carsten Höller – dal 2018visibile nella torre della Fondazione Prada a Milano, il Telefono Aragosta (1936) un oggetto surrealista di Salvador Dalí e l’iconica serigrafia che raffigura l’archetipo della mela realizzata da Enzo Mari nel 1963 per Danese. Ho cercato di creare un immaginario affinché attraverso questi oggetti i bambini possano imparare a vedere un mondo fatto di materiali diversi, in modo che poi ci possano insegnare a loro volta a farlo. Vivarium è un augurio in tal direzione, e un impegno affinché questa promessa accada.

AF: Per entrare nel vivo del progetto immagino che per ognuna delle quattro “famiglie” di Vivarium sia stata fatta un’accurata selezione di materiali prodotti da artisti, start-up e aziende consolidate cercando di dare un assaggio di quanto l’uso di materiali bio-based oggi offra in termini applicativi e industriali. Puoi farci qualche esempio?

GC: Sono esposti prototipi e prodotti in via di sperimentazione; infatti, Vivarium propone per la prima volta a Milano alcuni materiali bio-based derivati dalla ricerca statunitense del Silk Lab – Tufts University, Boston e del DumoLab – Weitzman School of Design, University of Pennsylvania. I primi sono prodotti principalmente da una soluzione setosa derivata da bachi da seta sbozzimati e di grande performatività. I secondi sono risultato di ambient-condition-manufacturing e altri processi che coinvolgono esclusivamente materiali bio-based. Ad esempio all’interno della categoria Alghe e Piante, abbiamo selezionato le fibre di bambù ultra-performanti della start-up olandese Bambooder. Questi materiali saranno i nostri alleati futuri per decarbonizzare il pianeta, unendo la parte terrena e quella acquea per riequilibrare il logorio della crosta terrestre 

AF: Vedo che nell’allestimento hai inserito anche un omaggio alla Pinacoteca di Brera con il dipinto “Vaso di fiori sulla finestra di un harem” (1881) di Francesco Hayez una metafora evidente di quanto garofani, rose, gigli superino in bellezza il genere umano.

GC: Esatto! Proprio come quando Ettore Fornasetti disegnava negli anni Sessanta i suoi fantastici decori per Giò Ponti: aveva già intuito che la bellezza delle farfalle andava ben oltre i loro sgargianti colori. Ne sono un esempio per la famiglia Insetti e Crostacei i prodotti di Arkimia che, attraverso raffinati intarsi e decori realizzati con conchiglie lucidate e lavorate, esaltano le proprie caratteristiche estetiche e tattili.

AF: Non sempre ci ricordiamo che la natura è il più grande dei laboratori. 

GC: È difficile immaginarsi che i materiali possano nascere da coltivazioni di batteri o che i funghi possano prendere le forme di oggetti. Esiste un micromondo, a noi in parte invisibile, di agenti che trasformano silenziosamente la materia in altro, permettendoci di avere nuovi materiali in modo naturale, ma anche di produrre energia, fare luce, produrre calore… insomma di leggere la mutazione circolare della vita. Tra chi lavora su funghi e i batteri nostrani primeggia Mogu, con panelli fonoassorbenti, i materiali per pavimentazione e i materiali naturali da cui cresce il micelio base dei suoi prodotti: cotone, canapolo, poliolo, ostriche e altri.

AF: Residui e scarti organici sono una risorsa preziosa: dovremmo aver ormai imparato che in natura non esiste il concetto di rifiuto, ma che tutto diventa nutrimento per altro, serve a innescare nuove reazioni organiche.

GC: Legni fossili, estratti dal suolo che li ha conservati per millenni, possono tornare a vivere, come bucce di arancia diventano un tessuto di alta moda. Bisogna acquisire consapevolezza che i rifiuti hanno un valore e che qualsiasi scarto può diventare altro, insegnandoci che lo spreco è un lusso, che oggi non ci possiamo più permettere. Vegetali e animali che passano di stato, da vivi a leaving, da integri a disgregati, danno vita a moltissimi materiali bio-based. Di questa famiglia Vivarium presenta le bellissime creazioni tessili derivate dagli agrumi di Sicilia di Orange Fiber, in collaborazione con Tessuti di Sondrio, i cui preziosi cotoni organici vengono sapientemente tinti utilizzando una vecchia tecnica di decotto che seleziona le sole parti non edibili, ma ci sono anche i fantastici legni millenari riscoperti e letteralmente estratti da Zanuso Legno. È così che il passato torna necessariamente a far parte del futuro.

VIVARIUM @ Accademia di Belle Arti di Brera
a cura di Giulio Ceppi
18-23 aprile 2023 – dalle ore 10.00 alle ore 20.00

Angela Faravelli

Dopo la laurea in Scienze dell’Architettura presso il Politecnico di Milano ha approfondito ulteriormente la progettazione museale e l’exhibit design con un focus specifico sull’arte contemporanea conseguendo la laurea magistrale in Visual Cultures e pratiche curatoriali all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano. Attualmente svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore, collabora con enti pubblici e privati in ambito curatoriale e di ufficio stampa, inoltre si occupa di coordinamento editoriale e della gestione di archivi d’artista. Penna della Rivista Segno cartacea, è referente per la zona Milano, Lombardia e per la Svizzera italiana per Segnonline. angela.faravelli@segnonline.it