Simone Camerlengo

Simone Camerlengo intervistato da Lorenzo Kamerlengo per The Hermit Purple, Luoghi remoti e arte contemporanea su Segnonline.

Parlami di un tuo maestro, o di una persona che è stata importante per la tua crescita.

Come artista penso sia complicato identificare un maestro o una persona specifica che risulti importante sulle altre. Quello dell’artista è un lavoro che si confronta con il suo presente, ma allo stesso tempo con la storia, con il passato. Quindi penso sia inevitabile parlare di maestri o di persone che abbiamo favorito ad una crescita, artista e non se vogliamo..
Nel mio percorso artistico sento che due sono le personalità che in primis mi hanno però avvicinato a questo mondo, e che forse mi sento di dover citare: Cézanne e Picasso.

Quali sono secondo te il tuo lavoro/mostra migliore ed il tuo lavoro/mostra peggiore? E perché?

Ogni lavoro con cui mi confronto anche se nell’incertezza continua, una volta compiuto sento che sia buono, mi emana un’identità e personalità forte.
Penso che nel fare arte tutti i lavori siano i migliori e i peggiori allo stesso tempo, se si è coscienti che siamo in un cammino. Rispetto alle opere d’arte si dovrebbe parlare più di amore, che di riuscita migliore, si può essere più affezionati ad un lavoro e meno ad un altro…ma fare una scala di valori sulla riuscita penso spetti ad un occhio esterno dal nostro.
Parlare di mostre è già diverso, perché entrano altri fattori in gioco, ma forse si parla di affetto comunque. Se ripenso alle mostre fatte sino ad ora forse la migliore è “While my niggaz stay high, i stay lower”, fatta all’interno della residenza BocsArt Cosenza; perché penso che ogni lavoro realizzato formalmente e concettualmente ha raggiunto una solidità e concretezza matura. La peggiore non saprei, ditemi voi…

Se ti ritrovassi su un’isola deserta, proseguiresti la tua ricerca artistica? Se sì, in che modo?

Non sono sicuro di sapere rispondere. Forse si, perché se fare arte significa confrontarsi e conoscere le infinite possibilità della sensibilità umana, anche in quel caso non cesserebbe la voglia di “trovare soluzioni”, proporre in primis a noi stessi nuovi modi di osservare, conoscere, elaborare ciò che ci circonda…

In che modo sta influendo l’isolamento di questo periodo su di te?

Male. Chiuso in 4 mura le cose con cui riesco a confrontarmi sono molte di meno, gli stimoli, le persone e chi più ne ha ne metta… Sicuramente è un periodo di riflessione, ma allo stesso tempo ho messo molto in standby tutto.