Segno, luce e comunità nelle “Metropoli” di Gabriele Basilico

Metropoli, la mostra dedicata Gabriele Basilico, curata da Giovanna Calvenzi e Filippo Maggia, indaga questo ambito fotografico, con oltre 250 opere.

Molto probabilmente quando si pensa a Gabriele Basilico la prima cosa che viene in mente sono le sue fotografie sul paesaggio urbano. Al secondo piano del Palazzo delle Esposizioni di Roma la mostra Metropoli, curata da Giovanna CalvenziFilippo Maggia, indaga proprio questo ambito fotografico, con oltre 250 opere di diverso formato scattate dal fotografo milanese durante tutta la sua vita, nell’arco di tempo che va dagli anni Sessanta agli anni Zero del nuovo millennio.

Tra fotografie in bianco e nero e a colori il percorso espositivo si articola in cinque sezioni: le prime due presentano gruppi ordinati di piccole fotografie, uno dedicato al paesaggio industriale milanese della fine degli anni Settanta e l’altro a degli itinerari che raccontano il paesaggio italiano tra una città di partenza e una di arrivo in un’analisi on the road della morfologia urbana, realizzati nel 1996. La terza sezione, con fotografie di formato più grande e più distanziate l’una dall’altra, si concentra sulle metropoli ritratte da Basilico nei suoi numerosissimi viaggi: da Palermo a Shanghai, Genova, Berlino, Mosca, e ancora New York, Rio de Janeiro e molte altre. Le ultime due sezioni sono, per così dire, due focus su due specifiche città: Roma, in cui il fotografo frequentemente torna nell’arco della sua vita, per sviluppare sempre nuovi progetti, soffermandosi su quel peculiare rapporto tra decadente e sublime, tra antico e moderno, che caratterizza la Capitale (qui sono presenti anche alcune fotografie che Basilico ha scattato durante la ristrutturazione dello stesso Palazzo delle Esposizioni); e la dilaniata Beirut, con fotografie scattate nel 1991, alla fine della lunghissima e distruttiva guerra civile libanese, e nel 2011, per documentarne la ricostruzione. Queste due campagne fotografiche mediorientali si trovano in strettissimo rapporto, in un continuum, un’unicità spazio-temporale che nell’anello che affaccia sull’atrio centrale del palazzo si fa forma tangibile. A completare l’esposizione sono presenti tre video documentaristici che analizzano l’attività del fotografo.

Il paesaggio metropolitano nelle fotografie di Basilico non è scenografia, non è un palcoscenico vuoto pronto ad accogliere l’azione umana, e non è neppure ambiente antropico fine a se stesso. La congiunzione tra la tecnica d’impressione luminosa e l’architettura (e non a caso Basilico pur dedicandosi esclusivamente alla fotografia si è laureato in Architettura al Politecnico di Milano, nel 1973) crea nella bidimensionalità della carta fotografica un segno estetico. Questo segno si coniuga nei substrati culturali in ogni città ritratta, e quel che appare alla fine di questo processo sembra non essere la specificità della “forma” urbana, ma la sua specificità “simpatica”, nell’accezione letterale di “condivisione sentimentale”, quello che accade molto più spesso nel ritratto umano, ma che in quello cittadino, più sottile e per natura meno accattivante, è esistenziale e macroscopico.

La forma architettonica si fa grammatica dell’immagine fotografica, sempre assoluta, strutturata e ordinata: nelle architetture industriali che ricordano quelle fotografate dei coniugi Bacher, nelle visioni cittadine dechirichiana, ma anche nel disordine urbano creato dall’informe massa umana, nell’indistinto o semidistinto mosso fotografico. Una visione neoclassica del rapporto tra la luce e la materia, poco importa se l’immagine ritrae un supertecnologico centro metropolitano o una periferia fittissima di abitazioni sgangherate, un tipico grattacielo newyorkese o un palazzo in cui domina l’obliquità, un condominio anni Settanta o la Fontana di Trevi. Tutte queste forme vibrano nella linea d’ombra, nella scala di grigi del bianco e nero, a volte nei colori, negli angoli e nelle curve intrinseche della composizione formale dell’immagine. Questa vibrazione è il vero soggetto delle fotografie, tanto che quasi ci si dimentica che quelle rappresentate siano città diverse, luoghi differenti per cultura e tradizioni, ma appare davanti a noi, invece, l’apice della globalizzazione, la città mondiale con tutte le sue sfumature, specchio dell’umanità degli ultimi sessant’anni, crocevia geometrico e prospettico del sentire umano, delle forme ideali dell’uomo che si sono succedute nell’intera Storia, dei materiali che ha imparato a sfruttare nella costruzione, degli spazi che ha imparato a vivere, della forma concreta e pura con cui ha immaginato la comunità.

L’allestimento della mostra rispecchia quest’ordine concettuale. Le fotografie si ergono ordinate come colonne di un naós vuoto, o meglio apparentemente vuoto, perché queste colonne rispecchiano la divinità contemporanea, l’uomo, il visitatore che le sta guardando, che ha nella metropoli il suo tempio e nelle forme architettoniche parte del suo significante metafisico.

Gabriele Basilico – Metropoli
a cura di Giovanna Calvenzi e Filippo Maggia
Fino al 13 aprile 2020
Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale, 194 – Roma
Orario: Domenica, martedì, mercoledì e giovedì 10,00-20,00
Venerdì e sabato 10,00-22,30
tel: 06 3996 7500
email: info.pde@palaexpo.it
sito: www.palazzoesposizioni.it