Sabine Weiss. La poesia dell’istante

La Casa dei Tre Oci a Venezia omaggia la grande fotografa scomparsa lo scorso 28 dicembre con una personale ricca di scatti inediti. Dall’11 marzo, la mostra a cura di Virginie Chardin, promossa dalla Fondazione di Venezia, realizzata da Marsilio Arte in collaborazione con Berggruen Institute, prodotta dallo studio Sabine Weiss di Parigi e da Laure Delloye-Augustins, con il sostegno di Jeu de Paume e del Festival internazionale Les Rencontres de la photographie d’Arles.

Sabine Weiss a Venezia, con una retrospettiva molto articolata, che giunge come omaggio de La Casa dei Tre Oci a pochi mesi dalla scomparsa della fotografa francese. A partire dall’11 marzo, e sino al 23 ottobre 2022, Sabine Weiss. La poesia dell’istante sarà la prima antologica italiana e la più ampia personale dedicata ad una delle principali rappresentanti della ‘fotografia umanista’, accanto a Robert Doisneau, Willy Ronis, Edouard Boubat, Brassaï e Izis.

Gitans, Sainte Maries de la Mer, France. 1960
Credit: © Sabine Weiss

Quando [Sabine Weiss] fotografa i bambini, diventa bambina lei stessa. Non esistono assolutamente barriere tra lei, loro e la sua macchina fotografica.

Nelle parole di Hugh Weiss, artista e marito di Sabine Weiss, citate dal comunicato ufficiale della mostra veneziana, curata da Virginie Chardin, si intravvedevano i prodromi di un modo di osservare il mondo del tutto peculiare, portato avanti da quella che può considerarsi l’unica donna del Dopoguerra ad aver esercitato senza sosta la professione ed averne toccato ogni angolo: dal ritratto al reportage, dai viaggi alla moda e fino agli scatti di strada, laddove i volti dei bambini citati da suo marito erano immensamente empatici.

Empatia che si ritrova nella progettazione stessa di questa esposizione, la più importante retrospettiva a lei dedicata e alla cui realizzazione la Weiss ha partecipato, sino agli ultimi giorni, in maniera attiva. Aveva, difatti, aperto i suoi archivi personali, conservati a Parigi, offrendo un racconto ampio e strutturato del suo lavoro e della sua straordinaria storia, per la prima volta in assoluto.

Per essere potente, una fotografia deve parlarci di un aspetto della condizione umana, farci sentire l’emozione che il fotografo ha provato di fronte al suo soggetto.

Affermava la fotografa franco svizzera e questo può dirsi il suo approccio alla fotografia e a ciò che il mondo le mostrava e che si rilegge in ogni scatto, filiazione della precipua volontà di immortalare emozioni, sentimenti, la vibrante superficie dell’anima.

Il pubblico de La Casa dei Tre Oci, diretta da Denis Curti, avrà modo sia di ripercorrere alcune serie e pubblicazioni che hanno tracciato la carriera di Sabine Weiss, sia di scoprire alcuni progetti inediti, come, ad esempio la serie dedicata ai manicomi, realizzata nell’inverno tra il 1951 e 1952, in Francia.

Fulcro della retrospettiva Sabine Weiss. La poesia dell’istante è inerente all’indagine del lavoro della fotografa che raccontano gli Anni Cinquanta del secolo scorso, periodo che combaciò con il suo riconoscimento internazionale, quando entrata nel team dell’agenzia Rapho, dall’anno successivo i suoi scatti furono pubblicati da Picture Post, Paris Match, Vogue, Le Ore, The New York Times, Life, Newsweek e in parallelo espose insieme ad altri al MOMA di New York, in occasione della mostra Post War European Photography. L’anno successivo, il 1954, la ritrovò come protagonista di un’importante personale all’Art Institute di Chicago e il 1955 la rivide al MOMA scelta da Edward Steichen per la storica antologica The Family of Man.

Senza svelare troppo, possiamo certamente dire che il pubblico sarà sorpreso dall’intensità del racconto fotografico di Sabine Weiss, del viaggiare attraverso i suoi occhi e la sua prospettiva, la sua ironia e la sua profonda sensibilità, unite alla capacità di raccontare un mondo in piena e rapida trasformazione, narrazione che abbraccia il mondo e la società e che si svela, ai Tre Oci grazie alle opere inedite grazie alle quali aggiungere nuovi tasselli alla storia della Weiss e del grande universo composto dalle fotografe e dai loro spesso ostacolati percorsi.

Fil rouge di molti scatti, in particolare quelli degli anni ’80 – quando Sabine Weiss aveva sessant’anni – si caratterizzano per ciò che la curatrice Virginie Chardin afferma essere ‘una straordinaria vivacità intellettuale con note sentimentali, incentrate sulla solitudine, sulla fede e sui momenti di riflessione dell’esistenza’.

Saint-Sylvestre, Paris, France. 1980
Credit: © Sabine Weiss

Oltre alle molte fotografie, la mostra proporrà documentari ed estratti video in cui Sabine Weiss si raccontava, condivideva le proprie esperienze evidenziando anche le numerose difficoltà spettanti ad una donna che sceglieva di essere una fotografa professionista.

Ad accompagnare l’antologica un catalogo edito da Marsilio Arte e Radio Monte Carlo sarà media partner ufficiale.

Appuntamento, perciò, a Venezia, l’11 marzo per rendere omaggio a Sabinw Weiss e alla sua poesia fotografica.

Sabine Weiss. La poesia dell’istante
CASA DEI TRE OCI
Venezia, Giudecca 43,
11 marzo – 23 ottobre 2022

Azzurra Immediato

Azzurra Immediato, storica dell’arte, curatrice e critica, riveste il ruolo di Senior Art Curator per Arteprima Progetti. Collabora già con riviste quali ArtsLife, Photolux Magazine, Il Denaro, Ottica Contemporanea, Rivista Segno, ed alcuni quotidiani. Incentra la propria ricerca su progetti artistici multidisciplinari, con una particolare attenzione alla fotografia, alla videoarte ed alle arti performative, oltre alla pittura e alla scultura, è, inoltre, tra primi i firmatari del Manifesto Art Thinking, assegnando alla cultura ruolo fondamentale. Dal 2018 collabora con il Photolux Festival e, inoltre, nel 2020 ha intrapreso una collaborazione con lo Studio Jaumann, unendo il mondo dell’Arte con quello della Giurisprudenza e della Intellectual Property.