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Renato Guttuso

Renato Guttuso: Opere di ricerca e opere di mercato

Renato Guttuso occupa una posizione di assoluto rilievo nel panorama dell’arte italiana del Novecento. La vastità della sua produzione non implica, tuttavia, un’uniformità qualitativa: anche nel corpus di un artista della sua statura è necessario distinguere le opere nelle quali la ricerca formale, la forza espressiva e la qualità pittorica raggiungono gli esiti più alti da quelle in cui il linguaggio tende a riproporre formule già consolidate.
Questa distinzione è essenziale non soltanto sul piano del giudizio estetico, ma anche per comprendere la complessità del percorso di Guttuso e le ragioni per cui opere apparentemente simili, talvolta realizzate nello stesso periodo, possano assumere nel tempo una diversa rilevanza artistica e un valore di mercato significativamente differente.

All’interno della produzione di Guttuso si possono riconoscere due livelli distinti. Da una parte vi sono i dipinti nei quali la ricerca formale, la forza espressiva e la costruzione pittorica raggiungono risultati di assoluta eccellenza: sono le opere che trovano posto nelle grandi collezioni e nelle istituzioni museali e che consentono a Guttuso di confrontarsi con i maggiori protagonisti della pittura del Novecento. Accanto a questo nucleo di opere si sviluppa una produzione molto più ampia, nella quale vengono ripresi soggetti, composizioni e soluzioni già sperimentati. Si tratta spesso di lavori di buona qualità esecutiva, ma nei quali il linguaggio appare ormai consolidato e tende più alla ripetizione che alla ricerca di nuove soluzioni. In una parte di questa produzione, la rapidità dell’esecuzione e la necessità di rispondere a una domanda di mercato sempre più ampia appare evidente agli occhi degli esperti.

Un elemento particolarmente significativo, e forse poco conosciuto, riguarda il modo in cui Guttuso stesso organizzava le proprie opere su carta. Nel suo studio teneva tre cartelle nelle quali i lavori erano suddivisi in prima, seconda e terza scelta. Al di là del significato pratico di questa classificazione, il dato è interessante perché testimonia una consapevolezza molto lucida della diversa qualità della propria produzione. Guttuso sapeva distinguere le opere nelle quali riconosceva un valore maggiore da quelle che considerava di livello intermedio o più modesto.

Questa consapevolezza dell’artista è importante perché invita a non attribuire automaticamente alla firma e alle dimensioni lo stesso valore a ogni opera. Il nome di Guttuso costituisce naturalmente un elemento essenziale nella valutazione, ma non può esaurire il giudizio. Un’opera dovrebbe essere considerata soprattutto per ciò che realmente esprime: per la qualità della pittura, per l’intensità della ricerca, per la forza della composizione e per il posto che occupa nel percorso dell’artista.

È proprio questo aspetto che va considerato con attenzione quando si vuol comprendere l’importanza della sua opera.

La quantità di lavori prodotti e la loro diversa qualità hanno inevitabilmente contribuito a rendere più difficile, nel tempo, una lettura complessiva della sua produzione. Quando opere molto diverse per qualità vengono ricondotte indistintamente allo stesso nome, il rischio è che il valore delle opere più importanti venga condizionato dal confronto con una produzione più ordinaria.

Per questo ritengo necessario distinguere ciò che nasce da un’autentica necessità creativa da ciò che può essere stato favorito dalle esigenze di un mercato sempre più interessato alla sua pittura. Non si tratta, naturalmente, di stabilire una separazione rigida tra arte e mercato, quasi che le due dimensioni fossero necessariamente incompatibili. Si tratta piuttosto di comprendere come il successo di un artista possa modificare le condizioni della sua produzione e, di conseguenza, la natura stessa delle opere che arrivano sul mercato.

Tra gli amici lo chiamavamo affettuosamente «soldificio Guttuso», ironizzando sulla sua straordinaria capacità produttiva e sulla rapidità con cui riusciva a trasformare la sua pittura in una forma economica. Dietro quella battuta, tuttavia, vi era un aspetto reale della sua personalità artistica: Guttuso possedeva una capacità di lavoro fuori dal comune e seppe costruire intorno alla propria pittura una presenza pubblica e commerciale di dimensioni eccezionali.

Ebbi modo di affrontare personalmente con Guttuso anche il tema della diffusione delle sue opere. Ricordo una lunga conversazione mentre firmava centinaia di stampe di un suo autoritratto destinate agli abbonati di Arte Mondadori. In quell’occasione mi raccontò che, per avere il suo autoritratto in copertina, aveva dovuto cedere all’editore anche l’originale dell’opera. Quel colloquio mi lasciò l’impressione di trovarmi di fronte a un artista pienamente consapevole dell’importanza della diffusione delle immagini della propria pittura e del rapporto tra la propria opera, il pubblico e i mezzi di comunicazione.

La doppia natura della sua produzione, dunque, non dovrebbe essere interpretata come una fase di declino. È più convincente leggerla come una conseguenza della straordinaria affermazione raggiunta dall’artista. Quanto più cresceva la notorietà di Guttuso, tanto maggiore diventava la domanda delle sue opere.

Questo non ridimensiona la statura di Guttuso. Al contrario, permette di definirla con maggiore precisione. La grandezza di un artista non dipende dal fatto che ogni sua opera sia un capolavoro, ma dalla presenza, all’interno della sua produzione, di opere capaci di rappresentare in modo alto e autentico la sua ricerca. È dunque possibile, e anzi necessario, riconoscere che opere realizzate nello stesso periodo, con tecniche e dimensioni analoghe, possano avere valori molto diversi.

È anche attraverso questa consapevolezza che, a mio avviso, Guttuso può essere restituito pienamente al posto che gli spetta nel panorama del Novecento italiano, accanto a figure come Giorgio Morandi, Giorgio de Chirico e Carlo Carrà.

Per raggiungere questo obbiettivo non occorre attenuare le contraddizioni della sua vicenda, né trasformare ogni opera in una testimonianza indiscutibile del suo genio. Occorre, semplicemente, distinguere.

Paradossalmente, riconoscere che una parte della produzione di Guttuso fu condizionata dalle logiche del mercato non indebolisce il giudizio complessivo sull’artista, anzi, lo rafforza. Lo rende più consapevole. Significa separare ciò che appartiene alla sua ricerca più alta da ciò che riflette le condizioni della sua straordinaria affermazione pubblica. E significa, soprattutto, restituire alle opere migliori la possibilità di essere giudicate per ciò che realmente sono.

Lasciatemi terminare con una boutade: Guttuso rispecchiò la sua vita nella sua attività di pittore: lavorò tanto per la borghesia, realizzando opere d’arte importanti e costose, quanto per il popolo, producendo dipinti di minore impegno e dal prezzo decisamente più popolare.

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