Il divino nella Natura
Un camminamento tra i versi del “Cantico delle Creature” e le sale di Palazzo Bonacquisti
Palazzo Bonacquisti, sito nel cuore della città di Assisi, terra natia di San Francesco, si affaccia sulla piazza principale e dinanzi al Tempio della Minerva, accogliendo l’atmosfera raccolta e luminosa che caratterizza il credo francescano. Le sue sale ospitano le collezioni permanenti, gli ambienti immersivi dedicati al Santo ed esposizioni temporanee. La personale dell’artista e teosofo spirituale e simbolista Bruno Ceccobelli genera un dialogo capillare con quanto i versi del “Cantico delle Creature” tramandano, in sincronia con le virtù del Santo, quelle della trascendenza del reale, dell’abbandono di un mondo fondato sulla produzione e sul consumo e della negazione della violenza e dell’edonismo.
Altissimu, onnipotente, bon Signore
tue so’ le laude, la gloria
e l’honore et onne benedictione.
Ad Te solo, Altissimu, se konfano,
et nullu homo ène dignu Te mentovare. (…)
L’ingresso al vano di Cantico nel segno di San Francesco intercetta il sussurro di reminiscenza della sottile goccia d’acqua del beato canto che attraversa il silenzio della notte e brilla alla luce del mattino con gracile delicatezza e vitale anima. L’anima rugiada intride le trame della iuta del saio che ha vestito i santi Francesco e Chiara. In Saio san Francesco (2025), la fierezza umana, accresciuta dalla falsa credenza di autosufficienza elidente il rapporto con l’Eterno, fa precipitare il bitume nella narrazione della Torre di Babele. Solamente con quel puro predicare di San Francesco, il bitume recupera la funzione della salvezza e della separazione dal caos come grembo protettivo e provvidenziale, stringendo il Tau nel segno della redenzione e dell’appartenenza al Creatore, come ultima lettera dell’alfabeto ebraico, con cui il Santo d’Assisi amava firmare le sue lettere e benedizioni in ricordo della vittoria del celeste sul male, dell’amore per la pace, la penitenza, l’umiltà e la letizia del Creato. Il sigillo spirituale, raffigurazione concreta della croce di Cristo, avvolge sincronicamente, in una sublimazione spirituale invisibile, la fronte di Santa Chiara che, in Saio santa Chiara (2013), reca nelle mani due grossi fili di color greggio, che rompono la dimensione bidimensionale della tavola. La Santa, colpita da “grave infermità che l’aveva costretta al giaciglio, si faceva sollevare e sorreggere con sostegni e, seduta, filava delicatissimi tessuti”. La nascita del “punto Assisi” è legata anche all’elemento spirituale del soggolo, il nastro dell’abito tradizionale delle monache Clarisse fondate dalla Santa d’Assisi, rimembrando la sobrietà, il raccoglimento, l’essenzialità e il candore della vita monastica.


(…) Laudato sie, mi’ Signore,
cum tutte le Tue creature, spetialmente
messor lo frate Sole, lo qual è iorno,
et allumini noi per lui. Et ellu è bellu
et radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione. (…)
L’oro oculare del Frate Sole, nell’opera Occhio solare (2012) riveste di luce intellettuale e spirituale i raggi che invadono il percorso della mostra e metamorfizzano in lettere. L’occhio, terzo chakra del plesso solare, con la sua energia è coscienza dello spirito e parte virile diurna dell’individuo, espressione dell’Uno che si propaga nelle dodici qualità del cosmo, in grado di congiungere il mondo sovrannaturale e terreno, alimentando la crescita dell’oro, ove l’intera creazione fa ritorno a seguito della caduta nel biblico peccato originale. Sorge liberamente il quesito dell’artista: “esiste prima la luce e poi il segno come Verbo oppure il segno e la luce corrispondono?” L’unico postulato in nostro possesso appartiene alla fisica quantistica che decreta la luce come informazione. Il logos del sole si fa fuoco artistico, principio della creazione che governa la natura, Cristo come Verbo, che conferisce l’intelletto e lo spirito critico all’Iride Mercurio (2025), corpo celeste più prossimo al sole, ulteriore sposalizio tra spirito, anima e materia. Nel perno, un vortice nero è fonte della policromia sinfonica del mondo, contenendo i colori degli elementi primari della vita. Dal loro incontro scaturisce il nero della sorella morte che, per san Francesco, si identificava con la rinascenza di tutte le cose.
(…) Laudato si’, mi’ Signore,
per sora luna e le stelle:
in celu l’ài formate
clarite et pretiose et belle. (…)
Nell’opera Platò (1989), si apre il firmamento con le sue stelle, lune e pianeti in un microcosmo bidimensionale che è specchio dell’infinito macrocosmo. Tra intarsi sulle tonalità del rosa e del celeste, in un confine labile tra autenticità e artificio, in un piano fittizio legato alle ombre del Mito della Caverna platoniano, trova forma l’iperuranio.
(…) Laudato si’, mi’ Signore,
per frate Vento et per aere
et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale a le Tue creature
dài sustentamento. (…)
Nella vesica piscis di Via con te (2012), luogo di incontro tra il cielo e la terra dell’abbraccio materno, si staglia, da vertice a vertice e nel verde rigoglioso che dona protezione, fertilità e cura costante verso i fedeli, la figura dell’orante, l’uomo che può intendere la morte, in quanto capace del pensiero autentico. Bruno Laeng, esperto in Neuroscienze cognitive, , in Le icone. Uno studio psicologico dell’arte sacra (Roma,1990, pp. 163-164), riporta che le mani sono un sostituto iconografico universale della parola. Nella loro elevazione, è insito l’innalzamento delle parole verso l’alto, l’atto della preghiera. Tertulliano, nel II secolo, inoltre, legge l’attività libera, compiuta dal soggetto, come un innalzamento e allargamento delle braccia, secondo quei gesti che imitano la Passione del Signore e, dunque, come preghiera attraverso cui professare la fede in Cristo. L’orante è l’individuo che si apre, riceve il soffio divino e accoglie la sua azione invisibile come una vela che si dispiega al vento. Il soffio di Zefiro, entrandovi, trasforma il respiro dell’orante in preghiera e lode.
E il vento, come soffio divino, invade anche l’aura di Signora Cumuli (1996) che abita all’interno di una cornice ex voto del ‘600. La personificazione di una nube, come l’orante, porge in alto il palmo delle mani mentre è avvolta da una spirale di aria leggibile come la grazia e la volontà di Dio, a noi ignote.




(…) Laudato si’, mi’ Signore,
per sor Aqua,
la quale è multo utile et humile
et pretiosa et casta. (…)
Nella panca di Acqua lunare (1989), lo Spirito Santo si manifesta nell’acqua che scorre nel letto dorato della luce di Dio, in un’immagine che si colma della grazia divina che si scopre agli uomini, infondendo la vita eterna. L’aurum potabile trasmuta in elisir di purificazione e richiama la teofania. Sul retro della panca, una donna assopita recupera l’iconografia della Vergine dormiente, corrispettivo mariano della sepoltura di Cristo, e quindi prefigurazione del destino dell’individuo. La morte non è, pertanto, assimilata alla fine ma al sonno pacifico in attesa della risurrezione. Gli occhi chiusi simboleggiano la contemplazione della gloria di Dio. Al di sopra del suo corpo, sono posti degli specchi cinti al di sotto da mezzelune che ci riconducono alla riflessione spirituale della natura ciclica e femminile della luna, alla potenza femminile legata alla Vergine e al suo dominio sul tempo e sulla materia corruttibile.
(…) Laudato si’, mi’ Signore,
per frate focu,
per lo quale ennallumini la notte,
et ello è bello et iocundo
et robustoso et forte. (…)
Tummo (2026) è una grande pala d’altare, apribile in sette sequenze immaginifiche differenti. È omaggio – come sostiene l’artista – “al simbolo del Fuoco, come calore anche interiore di passione e di idealità”. Il Fuoco interiore, accolto ritualmente, purifica la mente per il raggiungimento dell’illuminazione nella repressione di atteggiamenti, quali l’attaccamento, l’avversione, l’ignoranza generanti sofferenza umana.
(…) Laudato si’, mi’ Signore,
per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi
con coloriti flori et herba. (…)
Al centro del grande feltro, in La sposa che nasce dai fiori (2012), si profila una figura androgina danzante che, immersa in un profluvio floreale, si dichiara sposa della natura e celebra l’unione nuziale con la terra, prefigurando il ritorno alla spiritualità primordiale e al nesso profondo con i cicli vitali della terra.
(…) Laudato si’, mi’ Signore,
per quelli ke perdonano per lo Tuo amore,
et sostengo infirmitate et tribulatione. (…)
Sulla destra della sposa, si trovano i due amanti dell’opera Soli amanti (2013), sui cui volti scende la luce che riconosce nella capacità del perdono anche la possibilità di recare amore. La luce che discende è verità superiore che attua il risveglio interiore e rivela la presenza attiva del trascendente sull’uomo, pronto ad assume la consapevolezza delle proprie virtù.
(…) Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati. (…)
Due sono i lavori dedicati alla pace. In Orizzonte osservabile (2024), il bitume si dispone in un buco nero, tracciando la linea del confine visibile che protegge il mistero divino, la pace cosmica e designa il luogo ove vigono la purezza e la devozione; è il limbo da cui nulla torna indietro e che contiene il mistero della morte e l’impossibilità di comprendere interamente l’essenza di Dio. San Michele (2014), è un lavoro dedicato al Profeta e Arcangelo, capo della milizia celeste e protettore della Chiesa, il cui nome, in ebraico, significa “chi è come Dio?”, un’espressione di rivolta contro l’orgoglio di Lucifero. Sulla stoffa damascata dipinta che evoca la figura del Santo, penetra la luce dedicata alla pace sulla nostra terra.
(…) guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ka la morte secunda no ‘l farrà male. (…)
Il sacramento del perdono dei peccati e la riconciliazione con la pace della coscienza trovano adito nell’opera Confessa me (1988) che ricorda un confessionale, in cui due figure aprono alla loro interiorità simbolicamente, tramite i due grandi pertugi che si connotano come fessure, ove dimorano le nostre azioni. Il lavoro è una porta recuperata dall’artista nel suo vecchio studio romano.
(…) Laudato si’, mi’ Signore,
per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare (…)
Mystic zimmer (1994), dall’inglese “mistico” e dal tedesco “stanza” è abitacolo, già esposta alla fiera di Colonia del ’94, e che riproduce l’interno vangoghiano. L’artista olandese visse brevemente ma in maniera intensa, invaso da una profonda ricerca interiore e una passione amorosa connaturata per l’arte. È stato predicatore tra i minatori poveri in Borinage in Belgio, offrendo conforto e predicando la Bibbia, trasformando la tela in un nuovo altare e disvelando l’anima nascosta delle entità e di quei soggetti umili e poveri, in cui risiede la verità più sincera della creazione. Ordunque, la sala imprime un insigne raccoglimento per il pensiero sul ruolo dell’artista. Nel cassetto del tavolo, si erge la candela, la cui cera è terra, la cui luce sconfigge l’oscurità, mentre l’ossigeno che la alimenta, tramite la combustione, salda il legame tra la terra e il cielo nella sua fiamma viva. Sulla sedia sospesa a parete, si eleva un uovo blu, l’uovo cosmico, l’origine del tutto che trascende il Terreno e si propaga tra le particelle dell’unità primordiale; è regno di tutte le possibilità. Un orologio senza lancette designa l’annullamento di un tempo misurabile secondo la convenzione attribuita dall’uomo ma è, unitamente, struttura fondamentale del nostro esistere nel mondo. La sequenza fittizia e misurabile degli istanti è supplita dall’esserci dell’essere che è tempo. L’uomo, tuttavia, solamente con la morte, accede al tempo autentico.
In una nicchia, si mostra l’opera Vanitas (1993), un monito del Memento Mori, un inno alla fragilità umana. L’uomo si specchia negli occhi della morte, percependo la sua stessa finitudine. Orbene, è fondante chiarire che, a seguito dell’incendio nello studio dell’artista, l’opera si nutre di un ulteriore senso che, aggiungendosi all’ipotesi iniziale, spinge a definire il lavoro come la “morte della morte”.
(…) Laudate et benedicete mi’ Signore
et rengratiate et serviateli cum
grande humilitate. (San Francesco d’Assisi, Cantico delle Creature)


La sala cristologica è dedicata agli onori del Signore e alla nostra umiltà. Tra le opere esposte, quali Incrocio, RA e Polifemo del 2017, l’unica datata 1981 è L’incrocio, in cui quattro mani replicano la simbologia della croce latina posta nel suo fulcro, completando i punti cardinali con i loro intermedi in una Rosa dei venti che guida l’individuo nella ricerca della direzione della propria vita verso la giusta rotta attraverso l’unione del cielo e della terra, della verticalità e orizzontalità, la spiritualità come seme della luce che entra nella terra e la feconda. Nella parte opposta dell’ambiente, tra le opere con tecnica mista, quali Sera di terra (1987), Natura e Pace (2013) e Veronica (2025), Testa matta (1988) si pone come identificazione a metà tra la vita dell’artista e quella del Santo, ricordato anche come “giullare” di Dio o “folle” di Dio. Il rifiuto delle logiche del potere è il conseguente rovesciamento dei valori mondani in un camminamento controcorrente lontano dall’ipocrisia, dalla finzione e dalle leggi del sistema. L’ironia, in un elogio della follia, è strumento per smascherare i vizi e le false certezze della società.
Il maestro Bruno Ceccobelli afferma: “la croce, per me, è sempre stata il lavoro, non il lavoro come sacrificio ma il lavoro come conoscenza, obbligatorio per la mia coscienza e felicità”.
“Assumere, in sé, la grazia e la bellezza è un dono che pochi possono avere nella propria testa”.
Cantico nel segno di Francesco
Bruno Ceccobelli
A cura di Giovanni Gazzaneo
Palazzo Bonacquisti, Piazza del Comune di Assisi (PG)
T. +39 075 5734760
Mail: info@fondazioneperugia.it

