Il 18 gennaio del 1987, in una gelida giornata d’inverno, il cuore di Renato Guttuso cessò di battere. Alla morte Guttuso ricevette gli onori della Nazione e vennero celebrati quattro funerali: dopo un momento di preghiera privatissimo a Palazzo del Grillo per il privilegio del “cerchio magico”, presieduto dall’amico cardinale Fiorenzo Angelini; il primo rito è stato al Pantheon, il luogo romano degli dei, con una cerimonia laica per i compagni del pugno chiuso e la bandiera rossa, celebrato da Alberto Moravia, Alessandro Natta e Carlo Bo; il secondo, religioso, nella chiesa di Santa Maria sopra la Minerva, officiato da dodici preti e presieduto sempre dal cardinale Angelini; il terzo, ancora religioso, nella chiesa Madre di Bagheria dove la salma è arrivata con l’aereo del Presidente della Repubblica. A Bagheria la cerimonia funebre è stata officiata dall’arciprete monsignor Giovanni Muratore alla presenza del Cardinale Salvatore Pappalardo, Arcivescovo di Palermo, che lo ricorderà come amico testimoniando la spiritualità dell’artista.
I compagni di Bagheria, per non essere da meno di quelli di Roma, hanno voluto dare l’ultimo saluto davanti il sacrato della Chiesa Madre nella Piazza Vittorio Emanuele III, con interventi di ossequioso rispetto del sindaco Antonio Gargano, del figlio adottivo Fabio Carapezza e del prof. Nino Buttitta, mentre con tono eccessivamente politicizzato, sarà l’intervento di Peppino Speciale del Partito Comunista. Di quest’ultimo intervento non ho alcuna remora a definirlo fuori luogo e quasi irriverente nei confronti della stragrande maggioranza dei presenti.
Al termine la salma venne tumulata nella tomba di famiglia e solo successivamente nell’arca monumentale progettata dallo scultore dei papi Giacomo Manzù ed edificata all’interno del complesso monumentale di Villa Cattolica, sede del “Museo Guttuso”.
Da trapassato la prima prodezza guttusiana è rappresentata dall’ubiquità, visto che il suo nome compare ad oggi in due distinti siti: sulla lapide al cimitero e nel mausoleo a Villa Cattolica.
Alle cerimonie religiose non sono mancate le più alte cariche dello Stato: dal presidente della Repubblica a quello del Senato e della Camera ai maggiori leader nazionali di tutti i partiti, sia a Roma che a Bagheria. Ovunque folle oceaniche.
Quello che è venuto fuori in tutti i discorsi commemorativi è stato il suo attaccamento a Bagheria, come meglio di tutti aveva fatto egli stesso: “È inutile che ti dica come viva sempre in me il legame con Bagheria. Credo e me ne accorgo sempre più andando avanti con gli anni, che tutto quel che ho capito, le mie mancanze e i miei meriti, le mie virtù e i miei difetti siano tipicamente bagheresi – la costanza (ostinazione), la capacità di lavoro, l’imprudenza, ecc. ed anche la fantasia!”

