L’appuntamento vede la presenza di undici artisti che hanno preso parte alle residenze in alcuni centri marchigiani rielaborando dei lavori realizzati nell’ultimo anno. Il colore blu ha un significato emblematico: pigmento storico estratto dalla Isatis tinctoria è il filo conduttore e memoria che lega paesaggio, immaginazione, metafora di una geografia corporea e collettiva. Un cammino condiviso dagli artisti e dagli abitanti dove si sono svolte le residenze: Urbino, Pergola, Urbania, Peglio, Borgo Pace, Sant’Angelo in Vado e Pesaro.
In mostra i lavori di Elena Bellantoni, Angelo Bellobono, Gea Casolaro, Fabrizio Cotognini, Giovanni Gaggia, Giulia Marchi, Juan Pablo Macías, Anna Roberti, Marta Roberti, Giorgia Severi e Marco Strappato. Le opere restituiscono il senso del lavoro svolto con le comunità ospitanti tra continuità, variazioni e sviluppi tutti da scoprire. Non una semplice ricognizione, piuttosto un’occasione per trovare nuovi significati nelle opere che avevano già segnato il cammino di Blu.


La mostra è una narrazione, un’apertura verso l’universo mobile degli artisti selezionati. Angelo Bellobono ha coinvolto gli studenti dell’Istituto comprensivo G. Binotti di Pergola in un’esplorazione del paesaggio circostante. Visite che si trasformano in momenti di condivisione, nel corso delle quali i ragazzi hanno dato vita ad un viaggio sensoriale ed emotivo, tracciando mappe “sensibili”. Nel quartiere delle Tinte, segnato dall’alluvione del 2022, Gea Casolaro ha trasformato una ferita urbana in segno di rinascita. Bellantoni ha messo in scena una performance corale per rievocare l’uso storico del farmaco dal colore blu – e denunciare il sopruso, rovesciandone il significato e il segno di resistenza e lotta condivisa – nel corso della Controriforma, quando veniva utilizzato per sedare l’isteria femminile. Borgo Pace è invece teatro del lavoro collettivo di Anna e Marta Roberti, che hanno ridefinito concettualmente la figura del lupo. Giovanni Gaggia ha rielaborato un’opera nata ad Urbania che riflette su un antico rituale meteorologico attraverso l’utilizzo della ceramica e la conoscenza di saperi popolari; Marchi invece, ha ripreso un lavoro concepito per l’Oratorio di San Rocco a Pergola, ma questa volta l’installazione “ricama” memoria spirituale e terrena tramite il connubio tra iconografia e tradizione del cucito del territorio. Giorgia severi ha proposto un’opera dal forte impatto emotivo che riflette sull’azione dell’uomo e del clima sul paesaggio, mentre nel lavoro di Juan Pablo Macìas il respiro umano viene fuso con i suoni della natura, dando vita ad un’alchimia sonora che riconcilia i due mondi. Il percorso si conclude con le opere di Marco Strappato e Fabrizio Cotognini, protagonisti della tappa espositiva Cartolina Blu (appuntamento tenutosi a Pergola sempre nell’ambito di Pesaro 2024), che hanno esplorato la valenza dell’assenza più che della presenza nell’uso del colore, studiandone variazioni, deviazioni, tensioni in corso d’opera con operazioni di “sottrazioni” di significati, che hanno dato vita a nuove possibili letture del blu – anche quando esso viene negato.


Geografie Blu è un invito a proseguire insieme nei processi di tutela e valorizzazione condivisa del paesaggio culturale. Un’esperienza corale che non si limita alle opere in mostra ma che proseguirà anche dopo la chiusura della stessa. Patrocinata dal Comune di Pesaro e dalla Fondazione Marche Cultura, l’esposizione traccia un segno indelebile che origina dal colore blu e dalle sue sfumature, inquieto e inafferrabile, che mette in relazione opere, persone, materiali e riflessioni.

