Fase di lavorazione presso le ex cave delle terre gialle, Bagnoli, Arcidosso, GR, 2023. Ph Marco Passaniti
Fase di lavorazione presso le ex cave delle terre gialle, Bagnoli, Arcidosso, GR, 2023. Ph Marco Passaniti

Samantha Passaniti “Oltreterra Art Project”

L’intervista a Samantha Passaniti in occasione del suo progetto interdisciplinare concluso in Toscana. tra Siena e la provincia di Grosseto.

Fino al trentuno gennaio di questo nuovo anno, si può ancora visitare, presso il Museo di Storia Naturale dell’Accademia dei Fisiocritici di Siena, la mostra conclusiva di Oltreterra Art Project, un lungo progetto interdisciplinare di Samantha Passaniti, a cura di Valeria De Siero e Davide Silvioli. In attesa dell’uscita del catalogo a documentazione di tutto l’evento, che, tra sopralluoghi in natura, laboratori, conferenze ed esposizioni, è partito nel 2023, leggiamo dalle parole dei diretti interessati le peculiarità di questa iniziativa.

Francesca Policastri: Come è nato il tuo interesse verso questa particolare tipologia di terra (la terra di Siena) e come si inserisce, in generale, questa materia nel tuo lavoro?

Samantha Passaniti: La mia ricerca artistica è incentrata sulla realizzazione di opere scultoree, installative e bidimensionali attraverso la sperimentazione di materiali di recupero e naturali che raccolgo nell’ambiente.  La terra è uno dei materiali che prediligo, mi ha sempre affascinata per il colore, per la sua conformazione scabrosa e concettualmente per il significato: è materia primordiale e potenziale, la base di tutto.

Per formazione provengo dalla pittura e studiando approfonditamente i materiali della tradizione pittorica è nata spontaneamente l’esigenza di andare a lavorare con la famosa terra di Siena, che non è una semplice terra ma è un pigmento pittorico importantissimo con proprietà coloranti e di stabilità chimica elevatissime che hanno permesso il suo utilizzo da sempre ed in tutte le tecniche dell’arte. La terra di Siena è un materiale che si genera in una particolare condizione ambientale in strati sotterranei e da tempo immemore è stata cavata dal terreno del Monte Amiata, un tempo facente parte della repubblica di Siena ma oggi inserito nella provincia di Grosseto.

Nell’800 è nata addirittura una vera e propria industria legata alle cave della Terra di Siena per la commercializzazione di questo importante materiale in tutto il mondo. Nella seconda metà del 900 con l’avvento dell’industria chimica queste famose cave sono state abbandonate.

Ho trovato tutto questo molto interessante e così interagendo con il Museo di Storia Naturale di Siena, con due guide ambientali e con l’ associazione Storie d’Amiata, sono riuscita ad accedere ad una di queste cave abbandonate, forse l’unica rimasta visibile, e proprio lì ho raccolto del materiale ed ho realizzato le opere per il progetto Oltreterra.

FP: Qual è il tratto distintivo che caratterizza le opere da te realizzate usando la terra recuperata nelle antiche cave?

SP: La produzione per questo progetto è incentrata su una forte componente sperimentale nei confronti delle tecniche con cui tratto il materiale. Partendo dalle pratiche della tradizione, come ad esempio la lavorazione della carta, arrivo a nuove conclusioni estetiche completamente distanti e incoerenti rispetto alle tecniche tradizionali.

L’oggetto ed il soggetto delle opere sono la materia stessa, in questo caso la terra di Siena, che cerco di liberare, gestire ed esaltare manipolandola e facendola interagire con altri materiali di riciclo, come in questo caso la carta, o di recupero come le stoffe, il legno, i cavi di rame e gli elementi in acciaio. Attraverso i materiali gioco con lo spazio alternando forme razionali, geometriche e logiche ad espressioni più morbide e sinuose. Materia e forme componendosi nello spazio si potenziano, nessun elemento è visto nella sua singolarità ma ognuno è un piccolo tassello di un progetto più organico, ogni opera è come un segno, l’insieme delle opere compongono il quadro finale. La distribuzione di ogni elemento è intercambiabile e potenzialmente si adatta e cambia in base allo spazio in cui si inerisce.

Oltreterra, Rocca Aldobrandeaca di Arcidosso GR, 2023. Ph. Marco Passaniti

FP: Quali sono gli aspetti principali da considerare nell’organizzazione di un progetto così durevole, sfaccettato e dall’identità interdisciplinare?

VDS: Il progetto ha avuto fin dal principio una forte relazione con il territorio in cui gli eventi espositivi e le altre attività (presentazioni, laboratori, escursioni) hanno avuto luogo e dove l’artista ha operato, raccogliendo la materia dall’ex cava e realizzando, tra i lavori, l’opera iconica dell’intero progetto dal titolo omonimo “Oltreterra”. Occorre evidenziare l’aspetto territoriale poiché per l’ideazione e l’attuazione di un progetto di tale entità, le principali interlocutrici sono quelle stesse realtà e figure che già si trovano e lavorano nell’area di riferimento, vale a dire Grosseto, Siena e le rispettive province. In quest’ottica, l’interdisciplinarietà è sia causa che effetto del progetto, dal momento in cui, fin da principio, non sarebbe stato possibile conoscere e individuare l’ex cava di riferimento senza da un lato la consulenza scientifica, dell’Accademia dei Fisiocritici e dei suoi membri e collaboratori/rici in materia di Geologia ed Ecologia, il sostegno sul piano logistico e conoscitivo delle guide ambientali Maria Erika Morganti e Marcella Romeri, nonché dell’associazione “Storie d’Amiata”. Con questa premessa, l’effetto non poteva che essere interdisciplinare e proiettato nel lungo periodo; nel corso della progettualità abbiamo ricevuto dei feedback molto positivi dal Centro Studi Don Pietro Faniulli, che sostiene economicamente il catalogo, edito da “Effigi”, di Oltreterra, dalla Pro Loco di Arcidosso, con la quale abbiamo organizzato uno degli eventi espositivi nello storico Castello del comune, ma anche il Polo culturale Le Clarisse di Grosseto, la Galleria Olmastroni del Comune di Siena e, in particolar modo, il Museo di Storia Naturale dell’Accademia dei Fisiocritici, dove ha avuto luogo l’esposizione cuore del progetto – attualmente in corso fino al 31 gennaio 2024 – dal titolo “Terre, la materia della relazione”.

FP: Quali, invece, i temi che il lavoro dell’artista, dentro la cornice progettuale di Oltreterra, anche relativamente al suo rapporto con il territorio, va a toccare?

VDS: Potremmo racchiudere i temi in due aree, legate tra loro e al territorio stesso, che sono: la memoria dei luoghi e la sostenibilità, nel significato più ampio del termine. Oltreterra va a ripercorrere la storia di un materiale come la “terra di Siena”, spesso associato all’arte toscana e agli scritti di Vasari, che nella sua elaborazione in chiave contemporanea ha delle implicazioni sul piano artistico ma anche su quello sociale, poiché induce a una riflessione sul lavoro umano, l’economia e gli aspetti qualitativi degli ecosistemi. L’utilizzo delle terre diviene un atto di registrazione di una determinata materia naturale, in un luogo e momento specifico. Una pratica che si riscontra anche in altre discipline, basti pensare all’archivio sonoro degli habitat realizzato dal musicista statunitense Bernie Krause, frutto di una consapevolezza del cambiamento repentino, accelerato dall’essere umano, dell’ambiente, e della necessità di creare una memoria degli stessi. 

Terre la materia della relazione, veduta della mostra, MuSNAF, Siena, 2023. Ph Marco Passaniti

FP: Che tipo di relazione c’è, oggi, tra l’arte contemporanea e l’ecologia?

DS: Oggigiorno, il rapporto tra arte ed ecologia sta ricavando un interesse crescente da parte di un novero di artiste e artisti differenti per estrazione, soluzioni e tecniche. Si tratta di una generazione di interpreti – emergenti e mid-career – che, impegnati in questo indirizzo di ricerca ma senza essere ascrivibili a nomenclature precostituite, testa nel campo delle arti visive l’applicazione di materie organiche, componenti vive, proprietà biologiche e cicli naturali, talvolta ibridandoli con materiali sintetici, espedienti inermi o tecnologie. Inoltre, la contemporaneità, a differenza delle tendenze già trascorse in cui la classe della natura, innanzitutto, è stata declinata come entità concettuale, monito sociopolitico o in quanto semplice materia d’esecuzione, offre una stima dell’universo naturale ben più pragmatica e, perciò, in grado di intercettare i temi più attuali collegate ad esso, quindi alla sfera ecologica, praticando processi creativi inediti. Pertanto, la ricerca artistica corrente sta esprimendo la sua relazione con l’ecologia secondo modalità plurali, fornendo, come dimostrato dal lavoro svolto dalla Passaniti in questa occasione, risultati altrettanto eterogenei. 

FP: Quale può essere, allora, il contributo degli artisti in funzione della crescita di una coscienza ecologica?

DS: Sfatando il luogo comune che vede l’arte contemporanea indifferente alle urgenze di carattere sociale sottoposte dal presente storico, il punto di vista fornito dal contesto artistico in materia ambientale potrebbe sensibilizzare una nuova concezione del dato naturale in seno all’odierna civiltà globalizzata e tecnocratica. Ciò permetterebbe di mettere meglio a fuoco, tramite la lente dell’estetica, la complessità della questione ecologica attuale, intraprendendola con progetti che cercano punti di contatto tra discipline differenti quali, così come nel caso di Oltreterra, arte, scienza, e studi sociali.